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Una spinta importante per contrastare i cambiamenti climatici potrebbe arrivare dalle compagnie assicurative che nel 2016 hanno dovuto pagare 50 miliardi di dollari per risarcire danni legati a calamità naturali estreme.
La questione climatica riguarda, indistintamente, tutti gli esseri viventi del pianeta, eppure, si sa, quella economica rappresenta spesso una spinta più che sufficiente per la nostra specie. Proprio per questo ben presto tra i più grandi sostenitori per la lotta ai cambiamenti climatici potremmo trovare le compagnie assicurative.
Nel 2016 le compagnie assicurative hanno dovuto pagare cinquanta miliardi di dollari per risarcire danni legati a calamità naturali estreme, quasi il doppio di quanto pagato nel 2015, quando la cifra era di circa 27 miliardi. I danni più consistenti, secondo il gruppo assicurativo tedesco Munich Re, sono stati causati dai terremoti in Giappone e dalle devastanti inondazioni che hanno colpito la Cina.
Munich Re fa parte della categoria delle compagnie di riassicurazione, la riassicurazione è una pratica che riguarda i rapporti tra le compagnie assicurative, tramite la quale una compagnia si libera di parte del rischio assunto dai propri clienti, trasferendolo a sua volta a un’altra di secondo livello. I riassicuratori operano, ad esempio, nei settori dell’assicurazione delle piattaforme petrolifere e dei danni derivanti da catastrofi naturali o da satelliti. “Le perdite in un solo anno sono ovviamente casuali e non possono essere viste come una tendenza – ha affermato Torsten Jeworrek, membro del consiglio di Munich Re. – Tuttavia l’alta percentuale di perdite non assicurate, in particolare nei paesi in via di sviluppo, rimane una preoccupazione”.
In virtù di queste considerazioni le compagnie assicurative hanno iniziato ad inserire con crescente convinzione la lotta ai cambiamenti climatici all’interno delle proprie politiche. Secondo un sondaggio condotto dalla ong Ceres, 22 compagnie di assicurazione su 148 intervistate, prendono seriamente in considerazione il cambiamento climatico quando valutano i rischi. Tra queste American International Group, Hartford Financial Services Group, Manulife Financial Corp., Travelers Cos e Zurich Insurance Group. Altre compagnie, come Allied World Assurance Co., State Farm, Renaissance Re e Xl Group, hanno invece interrotto i rapporti con l’Heartland Institute, organizzazione statunitense collegata alla destra conservatrice americana, che nega la responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici e li ritiene un “fenomeno ciclico”.
Il settore assicurativo sta finalmente assumendo un ruolo più attivo per ridurre le calamità conseguenti all’innalzamento delle temperature globali. Disponendo di grandi capitali le compagnie assicurative possono finanziare l’adozione di strumenti che rendano possibile la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
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