Un viaggio nei 100 siti culturali racchiusi nel territorio di 4 comuni della Ciociaria, nel basso Lazio, che uniscono le forze per un obiettivo comune.
Il riconoscimento valuta il rapporto tra vino e responsabilità sociale in Italia, premiando alcune delle realtà che lo applicano in modo virtuoso.
Nel territorio del Gavi, in Piemonte, il tempo sembra quasi essersi cristallizzato. In qualche modo quest’area, che si estende su undici comuni, ha resistito alla caotica espansione edilizia che hanno vissuto località circostanti. Le colline sono punteggiate da filari di vigne quasi secolari nelle quali la raccolta viene ancora in gran parte fatta manualmente, non c’è posto per le monocolture estensive. Qui sono state definite, nel 2014, le “buone pratiche” nella valorizzazione internazionale delle filiere enogastronomiche italiane secondo le sette regole per la Buona Italia. Nel 2015 è stato istituito il premio Gavi la Buona Italia, proprio per riconoscere e premiare quelle realtà che interpretano al meglio uno dei principi della Buona Italia.
Il premio viene conferito alle aziende vinicole sostenibili, i cui prodotti abbiano caratteristiche di qualità, autenticità e tracciabilità. Devono anche valorizzare e conservare il territorio in cui operano, tutelando il patrimonio idrogeologico, naturale e culturale del luogo. Il premio e le due menzioni speciali sono state consegnate il 25 maggio alla tenuta la Centuriona di Gavi. La giuria del Laboratorio Gavi ha selezionato i vincitori tra i venti progetti finalisti selezionati, di cui fanno parte sedici aziende e quattro consorzi, tra cui piccole e medie cantine e grandi gruppi. La giuria era composta, tra gli altri, da Claudio Bocci direttore generale di Federculture, Silvio Barbero, vicepresidente dell’università degli studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo, Simona Roveda, direttore editoriale di LifeGate, Giorgio Ferrero, assessore all’Agricoltura della regione Piemonte, Laura La Posta, caporedattrice de Il Sole 24 Ore, Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio di tutela del Gavi e Caterina Seia, vicepresidente della Fondazione Fitzcarraldo.
Quest’anno il premio era dedicato alla responsabilità sociale di impresa, se lo è aggiudicato l’azienda umbra Arnaldo Caprai, caratterizzata dall’attenzione verso la salvaguardia ambientale e dall’uso razionale dell’energia. L’azienda fa inoltre parte del progetto New Green Revolution, il primo protocollo italiano di sostenibilità, applicato alla produzione vitivinicola e certificato a livello territoriale.
In occasione della cerimonia è stata anche organizzato un laboratorio con l’obiettivo di redigere una Carta del Vino Responsabile 2018, frutto del confronto tra rappresentati istituzionali, operatori del settore, esperti in materia di responsabilità sociale e comunicazione e operatori dell’informazione. Le linee guida del documento sono state sviluppate partendo dal rapporto tra filiera vitivinicola, territorio, mercato ed etica.
Il comitato di indirizzo del Laboratorio Gavi, confrontandosi con specialisti del settore, rappresentanti di istituzioni e giornalisti, ha infine stilato una lista basata su dodici parametri di giudizio per la valutazione della responsabilità sociale nel settore enologico. I parametri ritenuti indispensabili per una cantina etica e sostenibile sono: l’adozione di un codice etico e di comportamento, il possesso di certificazioni, la redazione del bilancio di sostenibilità, la produzione biologica, l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, l’impiego di packaging sostenibile, il welfare aziendale, la promozione di politiche di sostegno all’occupazione giovanile, l’attività di valorizzazione del paesaggio, progetti culturali e sociali a favore del territorio, enoturismo e accoglienza integrati con il territorio e la valorizzazione della csr nella comunicazione.
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