Il turismo escursionistico è una delle forme di viaggio più sostenibili da praticare. E fra i cammini più affascinanti c’è quello che conduce al sito incaico del Machu Picchu, nelle Ande peruviane.
È a basso impatto ambientale. Consente un rapporto diretto con la natura e le persone che abitano quel territorio. Mantiene in salute il corpo e attiva la mente. Quella escursionistica è la forma più sostenibile e salubre di turismo che si possa praticare: passo dopo passo, con lenta perseveranza e sguardo sulla bellezza.
Non è un caso che il turismo slow e outdoor piaccia sempre di più, tanto da venire menzionato come una delle tendenze di viaggio. Lo dimostrano i dati Eurostat – European Travel Commission elaborati dall’Osservatorio Bit, che sottolinea come tra ottobre 2023 e marzo 2024 ben 21,7 milioni di turisti europei abbiano espresso il desiderio di fare esperienze slow all’aria aperta. Proprio durante l’ultima edizione della Bit – Borsa internazionale del turismo è stata presentata anche l’indagine Enit e Touring Club, in collaborazione con Ipsos, sul turismo escursionistico degli Italiani. Sarebbero circa 2,7 milioni i praticanti di escursioni a piedi: una fetta ancora piccola rispetto ad altri paesi europei, ma in forte crescita. Del resto, dopo la pandemia si è assistito a una gran voglia di natura con la crescita dell’offerta dei cammini che ha messo in moto 123mila persone nel 2022 secondo il rapporto “Italia, Paese di Cammini” della casa editrice Terre di Mezzo.
Alla scoperta della natura andina con l’Inca Trail
Che sia un cammino di fede, un trekking di prossimità o un trail in territori remoti, camminare riconnette con lo spirito. Lo fa grazie al suo incedere lento che dona uno scopo alle fatiche del corpo. Un saliscendi di emozioni che in certi luoghi diventa esplorazione seguendo le orme di popoli misteriosi. È il caso dell’Inca trail, un percorso affascinante che intreccia natura selvaggia, resti archeologici e comunità di montagna. Si percorre sulle Ande del Perù, lungo 43 chilometri circa sui sentieri impervi costruiti dalle popolazioni precolombiane come rete di comunicazione tra le diverse città sacre. Fra queste Machu Picchu è sicuramente la meta più ambita, ma non l’unico sito che s’incontra sul cammino.
Zaino in spalla, bastoncini e poncho antipioggia. L’avventura inizia a Piskacucho, il chilometro 82 della ferrovia che porta a Machu Picchu. La salita si fa strada nella verdissima valle che arriva fino ai tremila metri di Wayllabamba. Da qui inizia la parte più dura: sette chilometri che si arrampicano fino al punto più alto del cammino, il Passo di Warniwañusqa a ben 4.600 metri. Arriva poi la discesa e si fa vertiginosa fino alla valle del fiume Pacamayu a 3.600 metri, ripagati di panorami che allineano montagne e foreste tropicali.
L’emozione del Machu Picchu e oltre
Giunge poi il tratto costellato dalle rovine Inca terrazzate di Runkqurakay, Wiñay Huayna, fino alla Porta del Sole, l’ingresso a una delle sette meraviglie del mondo antico: la ciudad perdida Machu Picchu. “Quel tonfo al cuore quando dopo una lunga camminata si raggiunge un lato della montagna senza poter intravedere nulla, per poi voltare l’angolo ed eccola lì, maestosa, unica e viva! Sì, un tonfo al cuore nonostante non sia la prima volta. Ma può essere ancora più emozionante se la si raggiunge a piedi, anche se per un breve tratto, lungo i sentieri che sono stati le rotte di importanti re Inca e dei loro popoli” racconta Norma Padrevita, Contracting manager di Made by Turisanda. “Quando scegliamo una determinata destinazione, prosegue Padrevita, il pensiero va a quegli esploratori che per la prima volta si sono ritrovati a percorrere sentieri dimenticati o luoghi sconosciuti, abitati da antiche civiltà che ci hanno regalato costruzioni, culture e architetture. Una di queste è Machu Picchu, dove i paesaggi andini accompagnano il nostro cammino tra foresta pluviale e tundra”.
Ma l’Inca trail non è che una delle proposte di viaggi a passo di trekking proposti dal tour operator specializzato in viaggi effettuati nel rispetto di popoli e ambiente. Nel menu per viaggiatori slow si spazia infatti dal Cammino di Santiago alla cima del Kilimanjaro, passando per le dune del deserto in Marocco e Tunisia, fino ai ghiacci del Perito Moreno e le isole vulcaniche delle Azzorre.
Chi pratica questo turismo lento e rispettoso lo sa bene. Il cammino è un corpo a corpo con l’ambiente e prende per sé tutto il tempo per entrare nelle storie che incontra. Senza lasciare impronte che non siano quelle degli scarponcini.
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