Dal 9 novembre, per due settimane, si tiene la trentunesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite: la Cop31 ospitata dalla Turchia.
Con dieci milioni di abitanti, Chennai è la prima grande città indiana ad essere ormai rimasta senz’acqua nel corso della peggiore ondata di calore nella storia del Paese. Preoccupa soprattutto la situazione negli ospedali.
Sembra un déjà-vu. L’anno scorso è toccato agli abitanti di Città del Capo, in Sudafrica, farsi bastare 50 litri d’acqua al giorno – contro la media mondiale di 185 litri – pur di scongiurare l’arrivo del famigerato day zero, che avrebbe coinciso con la chiusura dei rubinetti.
Ora è chi vive a Chennai, sesta città più popolosa dell’India e capitale dello stato meridionale di Tamil Nadu, a dover fare i conti con la scarsità d’acqua.
Le quattro riserve che riforniscono la metropoli – la più importante è il bacino dello Chembarambakkam, a 25 chilometri di distanza – sono pressoché asciutte. Ogni mattina, milioni di persone si mettono in fila sotto il sole cocente per rifornirsi dei pochi litri che vengono prelevati e trasportati in centro con i camion.
Anche se Chennai è la prima grande città dell’India ad essere ormai rimasta prosciugata, al momento sono 600 milioni gli indiani che stanno fronteggiando “una grave penuria d’acqua”. Sono abituati ad affrontare periodi di siccità stagionali, ma quest’anno la nazione è stata colpita dalla peggiore ondata di calore della sua storia, con temperature che in alcune località hanno sfiorato i 50 gradi e causato più di cento vittime.
Leggi anche: La vita degli abitanti di Varanasi scorre sul Gange
A Chennai molte scuole sono state chiuse per diversi giorni; la stessa sorte è toccata a negozi e ristoranti. “Ho interrotto l’attività per due settimane perdendo cinquemila rupie (circa 63 euro) al giorno”, racconta Kathir J., ristoratore, alla Cnn. Alcune aziende hanno chiesto ai dipendenti di lavorare da casa per risparmiare acqua. La settimana scorsa, la polizia ha arrestato un uomo per aver accoltellato un vicino dopo un litigio sulla condivisione delle risorse idriche. Ma a preoccupare maggiormente sono il peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie e la situazione nelle strutture ospedaliere: l’ospedale di Egmore, riservato a donne e bambini, è rimasto a secco. “Mia figlia ha rischiato di ricevere in ritardo l’assistenza al parto perché abbiamo dovuto aspettare l’arrivo di un’autocisterna”, racconta la madre di Manjula Sridhar.
The timelapse imagery of Chennai’s disappearing reservoirs is mind boggling. That’s roughly 3 billion cubic feet of water gone in less than a year https://t.co/NcwvYkNrcr pic.twitter.com/hEdu7SXOCC
— Brian L Kahn (@blkahn) 21 giugno 2019
Le falde acquifere di 21 città indiane, tra cui la capitale Nuova Delhi, si prosciugheranno entro il 2020 – ovvero tra meno di un anno – secondo un rapporto pubblicato dall’agenzia Niti Aayog. Le circostanze sono aggravate dall’inquinamento e da un quadro normativo mal definito che affida ai proprietari terrieri l’amministrazione delle riserve, il che conduce ad estrazioni incontrollate. Il settore che ne risentirà di più è quello dell’agricoltura, dove il 63 per cento dell’acqua utilizzata per l’irrigazione proviene proprio dal sottosuolo. Anche il fiume Gange, che scorre nelle pianure del nord, gioca un ruolo fondamentale da questo punto di vista. Chi vive sulle sue sponde ne è dipendente; non a caso nella religione induista è considerato sacro.
Ma per salvare l’India non saranno sufficienti le preghiere e la pioggia che si spera arrivi presto: serviranno anche la riduzione delle emissioni di CO2 e una revisione delle norme sull’acqua poiché, come ricorda Caterina Sarfatti, alla guida del dipartimento di azione inclusiva per il clima di C40 cities, una rete di città – tra cui la stessa Chennai – che condividono fra loro le buone pratiche di adattamento ai cambiamenti climatici, “la corretta gestione delle risorse idriche è una strategia fondamentale nella lotta al riscaldamento globale”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Dal 9 novembre, per due settimane, si tiene la trentunesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite: la Cop31 ospitata dalla Turchia.
Il nuovo Bollettino sui gas ad effetto serra dell’Organizzazione meteorologica mondiale spiega che si è arrivati a 426,8 parti per milione.
Secondo uno studio europeo, che coinvolge il WWF, tutti gli investimenti si ripagherebbero entro il 2032. Vantaggi anche per lavoro, salute e ambiente.
Due studi inglesi indicano il numero di morti per il caldo estremo nell’estate 2026: a Milano e Roma, 2.467 e 2.253 vittime.
Si chiama Climate Sense ed è un’esperienza immersiva per comprendere cosa vorrà dire convivere con il clima del futuro.
La pre-Cop ospitata da Figi e Tuvalu si è risolta in un flop diplomatico, con critiche anche all’Australia, che presiederà la Cop31.
L’analisi di una conchiglia gigante nel Pacifico occidentale conferma il riscaldamento delle acque marine dovuto ai cambiamenti climatici.
L’ultimo rapporto dell’organismo economico teme un imminente episodio di intensità eccezionale: i prezzi del cibo potrebbero aumentare del 10 per cento.
Sull’intero arco alpino i ghiacciai hanno patito un’estate segnata da ondate di caldo violente e prolungate. In Svizzera perso il 5,5 del volume.

