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L’India ha varato un piano federale da 1,3 miliardi di dollari per incoraggiare la produzione di veicoli elettrici e per garantire sconti agli acquirenti.
L’India vira con decisione sulla mobilità elettrica. Partendo dai veicoli a due e a tre ruote più popolari – scooter, moto e risciò – utilizzati per la logistica e per il trasporto di persone nelle affollate strade delle proprie metropoli. Quello che da pochi mesi è diventato il paese più popoloso al mondo, dopo aver superato la Cina di quasi 3 milioni di unità con 1.4286 miliardi di abitanti, sta diventando anche uno dei mercati di veicoli elettrici in più rapida espansione a livello globale. La strada sembra tracciata anche se restano diversi nodi da sciogliere, a partire dall’utilizzo di fonti fossili per la produzione di elettricità e proseguendo con le pratiche di estrazione dei minerali necessari a produrre i componenti per i mezzi alimentati a batteria.
Secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia, quello indiano è un mercato di veicoli “alla spina” in grande fermento, sostenuto da un piano federale da 1,3 miliardi di dollari che punta a incoraggiare la produzione e a garantire sconti agli acquirenti finali. Scooter, moto e risciò rappresentano il 90 per cento dei circa 2,3 milioni di mezzi elettrici circolanti, mentre lo scorso anno oltre il 50% delle immatricolazioni dei veicoli a tre ruote ha riguardato mezzi a batteria.
Il fenomeno è particolarmente evidente nella città di Bangalore, centro dell’industria tecnologica del paese, dove negli ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale le startup tecnologiche focalizzate sul trasporto a basse emissioni. Nella capitale dello stato meridionale di Karnataka, sempre più spesso si utilizzano mezzi elettrici per effettuare le consegne o per trasportare le persone. Il vantaggio, oltre che ambientale, è innanzitutto economico: per poter percorrere 50 miglia un risciò deve essere ricaricato per circa 3 ore, con una spesa di 60 rupie (0,72 centesimi di dollaro) contro le 300 rupie necessarie per percorrere lo stesso chilometraggio con un veicolo diesel.
Se in India i modelli elettrici si stanno affermando come opzioni decisamente più convenienti rispetto a quelli con motorizzazioni tradizionali, restano comunque due grandi questioni da affrontare. La prima riguarda il tipo di energia utilizzata per guidare questo processo di transizione: più di tre quarti dell’elettricità indiana è generata da combustibili fossili, principalmente dal carbone. Un quadro che potrebbe mutare nei prossimi anni, visto che il paese prevede di installare 500 gigawatt di energia pulita entro la fine del decennio e mira a raggiungere le zero emissioni nette entro il 2070.
Il secondo aspetto riguarda le compagnie minerarie, criticate per le pratiche di estrazione non sicure dei materiali necessari per produrre componenti per veicoli elettrici e altre infrastrutture di energia pulita. N.C. Thirumalai, studioso del Center for study of science, technology and policy, ha spiegato che “con l’aumento dei veicoli elettrici e l’inizio dell’estrazione di minerali come il litio all’interno del paese, l’industria mineraria dovrebbe assolutamente assicurarsi che vengano portate avanti pratiche sostenibili”. Di certo, la rapida espansione in India di piccoli veicoli elettrici potrà tracciare la strada per altre economie emergenti – come l’Indonesia, le Filippine e alcuni paesi africani – nelle quali sono molto diffusi i mezzi a due e a tre ruote.
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