Il lockdown che è stato imposto nei mesi di marzo e aprile del 2020 in Francia, per contrastare la diffusione del coronavirus, ha salvato migliaia di vite umane. A spiegarlo è l’agenzia statale Santé publique France, nel quadro del programma di monitoraggio “Aria e salute”. I cui ricercatori hanno valutato l’impatto a breve e lungo termine sulla mortalità nel territorio della nazione europea, dovuto alla diminuzione degli agenti inquinanti atmosferici.
“Occorre trarre un insegnamento dai dati sull’inquinamento”
I risultati dell’analisi sono stati rivelati mercoledì 14 aprile, e indicano che 2.300 morti sono stati evitati grazie al calo delle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5). Altre 1.200 non hanno inoltre perso la vita per via della diminuzione della concentrazione di biossido di azoto (NO2).
“Questi dati – ha precisato Santé publique France – mostrano che un’azione volontaria sulla riduzione delle emissioni degli inquinanti nell’aria si traduce in una diminuzione sensibile dell’impatto di tali agenti sulla salute, e in particolare sulla mortalità”. L’agenzia, per questo ha esortato a “trarre un insegnamento da questo periodo di confinamento, al fine di identificare le soluzioni più efficaci in termini di riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico e diminuire così in modo duraturo le ricadute sanitarie”.
In Francia 40mila morti all’anno attribuibili alle polveri sottili
Ogni anno, infatti, nel territorio europeo della Francia si contano circa 40mila decessi attribuibili all’esposizione alle polveri sottili Pm2,5 di persone di più 30 anni. Più in generale, la perdita in termini di speranza di vita per i cittadini francesi è pari a otto mesi.
L’agenzia francese propone per questo di diminuire il traffico stradale nelle aree urbane, le emissioni industriali. E anche di incentivare il telelavoro e modificare le abitudini in termini di mobilità e mezzi di trasporto.
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