A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
Matera la città con più spazio verde. Pavia, Lodi e Cremona le più virtuose, male il sud e le metropoli. Ma aumentano i progetti locali e gli orti urbani.
Ogni cittadino italiano residente in un capoluogo di provincia ha a disposizione, in media, 31,1 metri quadri di verde, uno spazio teorico più piccolo del monolocale in cui spesso vive. E il verde urbano complessivo rappresenta il 2,7 per cento degli oltre 567 milioni di metri quadrati complessivi. Ma se a livello nazionale il dato medio dell’indagine Istat risulta comunque dignitoso, i dati oscillano di molto a seconda delle zone prese in considerazione: nelle città del nordest si raggiunge una media di verde di oltre 50 metri quadrati a testa, più che doppio rispetto a quelle del centro, del nordovest e delle isole.
Ogni abitante dispone di 31,1 m2 di #verde urbano. Le dotazioni più elevate tra i capoluoghi del Nord-est (50,1) https://t.co/xxVmVpkzwE
— Istat (@istat_it) 24 maggio 2016
La grande eccezione del sud è la Basilicata, e in particolare Matera che per la sua peculiare configurazione di ‘museo a cielo aperto’ regala addirittura mille metri quadri di verde a ciascun suo cittadino, seguita a considerevole distanza da Trento, Potenza e Sondrio.
Ma più grandi diventano le città, peggio se la passano i loro abitanti: secondo i dati pubblicati dall’Istat i più grandi conglomerati urbani italiani, da Torino a Firenze passando per le metropoli Milano (17,2 metri quadri), Roma (15,9) e Napoli (11,3) sono tutte ben al di sotto della media nazionale, anche se ancora dentro i vincoli stabiliti per legge, secondo cui non si dovrebbe andare al di sotto dei 9 metri quadri di verde a testa: sono invece ancora il 16,4 per cento le città d’Italia ‘fuorilegge’, tra cui molti capoluoghi pugliesi e calabresi: Isernia, Trapani, Trani, Taranto, Crotone e Caltanissetta, quest’ultima con appena 2,7 mq pro capite, sono le maglie nere.
Ci sono anche però delle realtà virtuose. Per esempio, più della metà delle città hanno uno specifico “profilo verde”, definito da dotazioni superiori alla media delle superfici destinate a verde urbano, delle aree naturali protette o delle superfici destinate a uso agricolo: Pavia, Lodi, Cremona e Matera si collocano sopra la media per tutte le caratteristiche considerate. Gli orti urbani, sono in continua crescita nelle città, attivati in 64 amministrazioni nel 2014. Parchi, ville e giardini storici rappresentano in media circa un quarto del verde urbano, le aree boschive oltre il 20 per cento, quelle a verde attrezzato il 14, i grandi parchi urbani circa il 10. Gli alberi monumentali sono presenti in 67 capoluoghi, 29 città hanno avviato iniziative locali per lo sviluppo di spazi verdi urbani. E nel secondo anno dall’istituzione, 55 comuni hanno attuato iniziative in occasione della Giornata nazionale degli alberi, che si tiene ogni 21 novembre.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
Il Pnr è stato posto in consultazione pubblica dai ministeri di Ambiente e Agricoltura e dall’Ispra. Si tratta di un documento atteso da decenni.
Energy2act è il progetto che crea un modello di transizione energetica, a partire dalle comunità di quartiere.
Dal 24 al 29 aprile, la Colombia ospita la prima Conferenza internazionale della società civile per l’abbandono dei combustibili fossili: l’Italia c’è.
Situazione in miglioramento, con criticità persistenti in pianura padana, Valle del Sacco, Campania. Ma le nuove direttive obbligano a fare ancora meglio.
Il fenomeno che ha coinvolto il Molise, con forti ripercussioni anche in Puglia, era noto da tempo. Secondo i geologi si sarebbe potuto intervenire.
L’esposizione alle microplastiche ridurrebbe la fertilità. Anche se, ora, un documentario e un’esperta dimostrano che è un processo reversibile.
Dal 28 marzo c’è allarme in Abruzzo, si rischia un nuovo caso Niscemi: gli esperti parlano di “paleofrana”. Sullo sfondo lacune non locali ma nazionali.
Con il decreto Bollette slitta la dismissione definitiva, che doveva arrivare già a fine 2025: ecco come si è arrivati alla situazione di oggi.

