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Dopo quasi dieci anni al potere, Jacob Zuma ha rassegnato le dimissioni. Costretto dal proprio partito e dagli scandali che lo coinvolgono.
Jacob Zuma non è più presidente del Sudafrica. Lo storico leader dell’Anc (Congresso nazionale africano), ha perso il braccio di ferro con il proprio partito, che ne aveva chiesto ufficialmente le dimissioni. Secondo fonti vicine all’ex capo di stato, la decisione ha provocato la collera dello stesso Zuma, che è stato tuttavia costretto ad annunciare disciplinatamente il passo indietro.
Poco prima, la polizia ha fatto irruzione nella residenza e negli uffici dei fratelli Gupta, uomini d’affari d’origine indiana ai quali Zuma aveva aperto le porte del paese negli anni scorsi. Grazie all’ala protettrice della presidenza, i due avrebbero goduto di una sorta di immunità: il sospetto è che abbiano sottratto allo stato l’equivalente di alcune centinaia di milioni di euro. Ma non è tutto: i fratelli sarebbero riusciti perfino ad imporre dei ministri al governo e ad orientare le strategie di alcune imprese pubbliche, agendo indisturbati. Troppo, anche per i vertici dell’Anc, il cui nuovo numero uno, Cyril Ramaphosa, sarà probabilmente il prossimo presidente della nazione africana (per ora lo è ad interim, essendo già vice-presidente).
Le dimissioni si Zuma sono arrivate nella tarda serata di mercoledì 14 febbraio. L’ex leader ha definito “ingiusto” il trattamento che gli è stato riservato, tentando fino all’ultimo di rimanere al potere: ha ad esempio proposto una sorta di transizione di qualche mese, “il tempo di presentare il nuovo presidente agli omologhi del continente e ai vertici dei Brics (Brasile, Russia, India e Cina, ndr)”. Tutti tentativi rifiutati dal partito.
Come riferito dal quotidiano francese Le Monde, Zuma non ha infine risparmiato una stoccata a Ramaphosa, ricordando che il Sudafrica “continua in molti casi ad essere sottoposto al potere dei privilegiati bianchi”. Un’accusa pesante, in una nazione nella quale le braci dell’Apartheid non hanno ancora smesso di ardere: Ramaphosa è infatti accusato da alcuni di essere sostenuto dal potere economico dei bianchi.
Si tratta di un argomento al quale una porzione importante dell’opinione pubblica sudafricana è ancora molto sensibile. E che potrebbe dunque indebolire il nuovo presidente. Ma che difficilmente consentirà a Zuma di risorgere politicamente: l’ex presidente lascia infatti il potere “con effetto immediato” e ciò significa perdere l’immunità. Secondo la stampa internazionale, è probabile che il resto della sua vita sarà consacrato al tentativo di evitare di finire in prigione.
Zuma è al potere in Sudafrica dal 2007. All’epoca, appoggiato soprattutto dalla sinistra dell’Anc e dalla Lega della Gioventù, prese le redini del partito. Due anni dopo, il 9 maggio 2009, è diventato presidente. Da allora gli scandali e i sospetti si sono accumulati: il politico è sospettato di aver intascato delle tangenti in un affare che coinvolgerebbe la società francese Thomson-Csf. La “mazzetta” sarebbe stata rappresentata da una percentuale ignota dei 4,8 miliardi di dollari legati ad una serie di contratti per la vendita di armi.
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