Usa, Joe Biden apre alle trivelle in mare. E gli ambientalisti gli fanno causa

Su ordine del tribunale, il presidente americano Joe Biden ha ridato il via alle aste per le concessioni petrolifere. Le ong promettono battaglia.

Nella giornata di martedì 31 agosto l’amministrazione americana guidata da Joe Biden ha messo a disposizione delle compagnie petrolifere migliaia di chilometri quadrati, nel golfo del Messico e sulla terraferma. Una decisione in realtà tutt’altro che spontanea, perché dettata da un ordine del tribunale. Immediata la levata di scudi da parte delle organizzazioni ambientaliste che hanno subito impugnato l’ordinanza.

Perché Joe Biden ha fatto dietrofront sulle trivelle

Tra i capisaldi della campagna elettorale che ha incoronato Joe Biden come presidente degli Stati Uniti c’era anche la promessa di non concedere più acque e terreni federali per le esplorazioni di gas e petrolio. Un impegno che è stato effettivamente mantenuto mediante un provvedimento firmato a gennaio, durante l’insediamento alla Casa Bianca. A giugno però un giudice federale della Louisiana ha bocciato tale decisione, ritenendola in contrasto con la legge vigente.

Origine coronavirus
Il presidente degli Stati Uniti joe Biden alla Casa Bianca © Stefani Reynolds-Pool/Getty Images

Il dipartimento degli Interni ha quindi annunciato il via libera alle aste per le licenze di 32mila chilometri quadrati nelle acqua del golfo del Messico e, potenzialmente, altre migliaia sulla terraferma. Nel documento che motiva la decisione, citato dall’agenzia Reuters, nemmeno l’ultimo report dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite) viene ritenuto sufficiente per rovesciare la precedente analisi sull’impatto ambientale commissionata dall’amministrazione di Donald Trump. Ad ogni modo, “ulteriori analisi sui cambiamenti climatici potrebbero costituire elementi importanti nelle decisioni del dipartimento sui futuri programmi di concessioni per gas e petrolio”.

Gli ambientalisti si ribellano

Le organizzazioni ambientaliste non sono rimaste ferme a guardare. Earthjustice ha avviato un’azione legale presso una corte federale nel District of Columbia per conto di Healthy gulf, Sierra club, Friends of the earth e del Center for biological diversity. La causa è rivolta contro il segretario degli Interni Deb Haaland e il Bureau of ocean energy management, un ufficio che fa capo allo stesso dipartimento degli Interni.

La mossa di Biden, per quanto obbligata, appare paradossale anche perché arriva in contemporanea con il passaggio del devastante uragano Ida. L’ennesimo episodio che, a detta delle ong, dovrebbe esortarci a tagliare i ponti una volta per tutte con i combustibili fossili. “Attireremo ancora più disastri svendendo un’altra area del golfo del Messico all’industria petrolifera”, ha affermato Kristen Monsell, direttrice legale per gli oceani presso il Center for biological diversity. “Mentre la Louisiana si risolleva da questo uragano estremo senza precedenti, è vergognoso continuare con le vendite di concessioni offshore come se niente fosse. I cambiamenti climatici stanno rapidamente intensificando le tempeste del Golfo, alimentando incendi incontrollabili in Occidente e minacciando l’estinzione di numerose specie. Dobbiamo porre fine alle trivellazioni petrolifere offshore, e non scaricare sulle generazioni future il peso di questa follia sporca e pericolosa”.

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