Diritti animali

La storia a lieto fine di Kaavan, l’elefante più solo del mondo liberato dopo 35 anni di reclusione

La storia di Kaavan è cominciata all’età di solo un anno quando è stato rinchiuso nello zoo di Islamabad. Dopo altri 35 lunghi anni, è stato liberato.

L’elefante Kaavan ha ritrovato la sua libertà dopo 35 anni di reclusione, di cui gli ultimi 8 passati in solitudine. È un meraviglioso racconto a lieto fine. Ma è anche l’ennesimo esempio del male che possono causare strutture come gli zoo, dove animali selvatici, che dovrebbero vivere liberi in natura, vengono confinati e stressati fino al punto di cedere psicologicamente e diventare l’ombra di ciò avrebbero potuto essere.

La storia di Kaavan

La storia di Kaavan è iniziata nel 1985, quando all’età di solo un anno è stato prelevato dal governo dello Sri Lanka per essere ceduto al governo del Pakistan. Doveva essere un “dono” per ricostruire le relazioni tra i due paesi, ma gli animali sono esseri senzienti, non oggetti da regalare e questa vicenda l’ha dimostrato una volta di più.

Nel 1990 è stato raggiunto da Saheli, un’elefantessa del Bangladesh. I due hanno passato insieme dodici anni, stringendo un forte legame nella minuscola cella che condividevano. La loro unica attività giornaliera era intrattenere i turisti paganti dello zoo Marghazar, mentre i guardiani del parco li colpivano con oggetti appuntiti.

Nel 2012, a causa delle ferite riportate, Saheli è morta, lasciando solo Kaavan che da allora non ha più avuto compagnia, diventando così l’elefante più solo al mondo.

I precedenti dello zoo di Marghazar

Lo zoo Marghazar è stato aperto nel 1978 e in origine era stato concepito come santuario. Anni dopo è stato convertito in uno zoo, gestito dalla città di Islamabad.

Questa struttura è diventata tristemente famosa per le continue denunce sul benessere degli animali rinchiusi. Rinchiusi, perché non si possono definire ospitati. Negli ultimi anni sono spariti oltre 500 animali e solamente negli ultimi quattro, due dozzine di loro hanno perso la vita. Non ultimo, nell’estate del 2020 sono diventate virali le immagini di due guardiaparco che appiccavano il fuoco nella gabbia di due leoni nel tentativo di farli uscire e trasportarli verso un’altra struttura. Entrambi gli esemplari sono morti in seguito all’inalazione del fumo.

La sofferenza psicologica di Kaavan

La perdita di Saheli, la sua unica compagna di vita, è stata un dolore troppo forte per Kaavan che è piombato in quella che gli esperti definiscono zoochosis, una forma di malattia mentale causata dalla solitudine e dalle condizioni di vita nello zoo. I segnali sono stati evidenti da subito: il pachiderma appariva più stressato e manifestava comportamenti violenti.

Inoltre, a causa della dieta inadatta che gli veniva somministrata, ha rapidamente accumulato peso, andando oltre i limiti raccomandati per un animale della sua taglia.

 

Da uno studente pakistano a Cher, ecco chi si è battuto per Kaavan

Se da un lato Kaavan è stato per anni l’elefante più solo al mondo, dall’altro, fuori dalle mura fetide dello zoo Marghazar, un esercito di persone era pronto a lottare per lui.

La scintilla della rivolta è stata accesa da uno studente pakistano, Samar Khan, che dopo aver scoperto la sua storia si è subito mobilitato per difenderlo. La sua protesta è diventata virale, fino a raggiungere la cantante americana Cher e la sua organizzazione, la Free the wild, che si sono unite agli sforzi per liberarlo.

Nel 2020 la corte di Islamabad ha chiesto l’immediato trasferimento di tutti gli animali dello zoo e l’associazione Four paws si è fatta avanti per organizzare quello di Kaavan.

L'elefante Kaavan nella sua nuova casa in Cambogia
Quello dell’elefante Kaavan è un meraviglioso racconto a lieto fine. Ma è anche l’ennesimo esempio del male che possono causare strutture come gli zoo © Hristo Vladev / Four paws

Ci sono voluti mesi per organizzare il trasporto

Spostare un animale selvatico è sempre un compito che richiede estrema cura e accortezza, non solo per la taglia dell’animale in questione, ma anche per le conseguenze psicologiche che il trasferimento e il successivo cambio di ambiente potrebbero provocare.

Per trasferire Kaavan ci sono voluti mesi, durante i quali varie associazioni si sono attivate per organizzare tutto nei minimi dettagli. È stata costruita una gabbia che supportasse le quattro tonnellate del pachiderma ed è poi stata introdotta nel recinto dell’animale in modo che si abituasse a riconoscerla come un oggetto famigliare, qualcosa di cui non avere paura.

Malgrado gli anni di abusi, “Kaavan si è fidato di noi molto in fretta e ha fatto degli enormi progressi in pochissimo tempo”, ha raccontato il dottor Amir Khalil, il veterinario di Four paws. In cuor suo, forse sapeva che lo stavano salvando.

Il giorno della libertà

Durante il suo ultimo giorno di cattività, Kaavan ha ricevuto la visita di Cher che ha intonato a cappella le note della famosa canzone “I sogni son desideri”, tratta dalla colonna sonora del cartone animato Disney Cenerentola. E il desiderio di Kaavan di vivere libero in natura circondato dai suoi simili si è avverato il giorno dopo.

I volontari riferiscono che Kaavan ha affrontato bene il viaggio di sette ore che l’ha portato fino in Cambogia, verso la libertà.

Durante il viaggio Kaavan ha mangiato, non sembrava stressato e ha persino dormito un po’ appoggiandosi alla parete della sua gabbia. Non c’è nulla di particolare da dire, ed è l’unica cosa che si auspica quando si trasferisce un elefante

Dottor Amir Khalil, veterinario e capo dell’operazione di Four paws

Una volta arrivato a destinazione lo aspettavano una torta composta da frutti e foglie di banana, posizionata apposta per lui.

Ma nulla potrà mai eguagliare il momento successivo, quando dopo otto di solitudine, ha finalmente potuto interagire con un altro elefante. Un tocco delicato, con le proboscidi che si sfiorano, che segna la fine di una lunga sofferenza.

Una nuova casa per Kaavan

Kaavan non sarà mai più solo. Altri 600 elefanti gli faranno compagnia nel santuario dove è stato ricollocato, nella provincia cambogiana di Oddar Meanchey.

“Ricollocarlo in un posto dove possa vivere con altri elefanti è stata la scelta giusta”, ha affermato il ministro Malik Amin Aslam ai microfoni dell’Afp.

La storia di Kaavan ha un lieto fine. Quando la si legge si trova conforto nel sapere che finirà in modo positivo, che quest’anima così triste potrà trovare la sua pace. Kaavan, malgrado tutto, è un animale fortunato perché di storie come questa purtroppo ce ne sono fin troppe e non tutte si concludono così.

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