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Uno studio realizzato per conto di alcune associazioni francesi smentisce l’idea che le centrali nucleari non producano CO2.
“A partire dal 2028 o dal 2030, cominceremo ad installare in Francia dei reattori nucleari di nuova generazione, gli Epr NM. Questi, a partire dal 2050-2055, sostituiranno l’intero parco attuale: ne avremo trenta, trentacinque, forse quaranta”. E, in questo modo, si potrà salvare l’ambiente, perché si produrrà energia senza emettere CO2. Ad assicurarlo è stato, il 23 ottobre, Jean-Bernard Lévy, direttore generale del colosso transalpino Edf.
A queste affermazioni, che hanno scatenato un’ondata di polemiche in Francia, hanno risposto numerose ong, dalla rete Sortir du nucléaire a Réseau Action Climat, fino a France Nature Environnement e Greenpeace. Le associazioni hanno pubblicato uno studio realizzato per loro conto dal centro di ricerca indipendente Wise-Paris, le cui conclusioni appaiono senza appello: “L’industria nucleare sopravvaluta sistematicamente il ruolo dell’atomo nella lotta alle emissioni di gas ad effetto serra. Innanzitutto, perché dichiara erroneamente emissioni nulle, o quasi nulle. In secondo luogo, perché nei suoi calcoli immagina sempre che i reattori vengano costruiti in sostituzione di centrali termiche alimentate da energie fossili”, ovvero, principalmente, da carbone.
Il rapporto ammette che il nucleare (come anche il fotovoltaico o l’eolico del resto) non emette CO2 all’atto della produzione di energia. Lo fa, però, indirettamente, se si tiene conto dell’intero “ciclo”. In particolare, a provocare emissioni nocive per l’ambiente sono l’estrazione di uranio, la fabbricazione di combustibile, i cantieri di costruzione delle centrali, nonché le fasi di smantellamento. Tenendo conto di tutto ciò, spiega lo studio, “il guadagno in termini di gas ad effetto serra diminuisce sensibilmente”.
Nello specifico, ad oggi, il nucleare consente di risparmiare emissioni di CO2 pari ad 1,5 miliardi di tonnellate in tutto il mondo. Cifra che può sembrare particolarmente elevata, ma che in realtà rappresenta meno del 4 per cento del totale. E in Francia, dove circa l’80 per cento dell’energia è garantita dall’atomo, il calo delle emissioni garantito dal nucleare è stato solamente del 15 per cento: l’inquinamento prodotto resta così circa quattro volte più alto rispetto ad un livello compatibile con la tutela dell’ambiente.
I vantaggi, insomma, secondo le ong sono molto meno consistenti rispetto a quanto dichiarato dai colossi del settore. Qualora si puntasse sulla costruzione di nuovi reattori, conclude il rapporto, a fronte di tale limitato apporto sul fronte della CO2, occorrerebbe accettare i rischi di incidenti, la proliferazione militare dell’atomo e i problemi legati all’accumulazione dei rifiuti radioattivi. Senza dimenticare i costi, altissimi, necessari per la costruzione dei reattori di nuova generazione.
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