A chiedere di non considerare più gli orsi bruni come “specie fortemente protetta” sono Romania, Slovacchia, Croazia, Repubblica Ceca e Finlandia.
Grazie alle associazioni ambientaliste coinvolte nella campagna contro lo sfruttamento delle foreste pluviali, il governo della Columbia Britannica ha approvato l’accordo per salvaguardare la “Foresta del Grande Orso”.
Sono passati cinque lunghi anni di campagna globale sui mercati
internazionali ma, alla fine, le ragioni degli ambientalisti e il
buon senso del governo della Columbia Britannica, hanno prevalso
sugli interessi delle compagnie del legno.
Determinanti come sempre sono state le azioni dimostrative di
Greenpeace messe in atto in ogni parte del mondo e intensificate
negli ultimi mesi soprattutto per riportare al tavolo delle
trattative compagnie come West Fraser e Interior (International
Forest Product), che avevano infranto la moratoria sul taglio nelle
aree incontaminate.
Sia la Fraser che la Interfor operano nelle antiche foreste boreali
e primarie praticando il “clearcutting”, taglio a raso, un sistema
di abbattimento della quasi totalità della biomassa
forestale, che interrompe completamente ogni processo di crescita
degli alberi favorendo fenomeni di erosione del suolo.
Il piano di protezione della “Foresta del Grande Orso” approvato
dal governo della Columbia Britannica insieme alle organizzazioni
ambientaliste, alle compagnie del legno, le comunità della
costa, i lavoratori e le popolazioni native First Nations, prevede
lo status di protezione ambientale permanente per venti vallate e
la sospensione delle operazioni di taglio in altre 68 valli.
Per il momento la flora e la fauna della più grande foresta
pluviale del pianeta, sono salve. E possono dirsi salve anche
alcune specie minacciate di estinzione come il Grizzly, il
rarissimo orso Kermode (specie particolare di orso nero dal manto
bianco) e l’aquila calva.
Il risultato di questa incredibile campagna ambientalista ha
portato molte multinazionali internazionali del legno e della carta
(fra cui anche la Coop Italia) a rivedere le proprie strategie
commerciali e ad assumere l’impegno a non acquistare prodotti
provenienti da pratiche forestali distruttive.
“I consumatori si fanno sempre più informati e
responsabili”, commenta Jaroslava Colajacomo, di Greenpeace, e
assicura che le associazioni ambientaliste non abbasseranno la
guardia contro i governi e le compagnie che non rispetteranno le
grandi foreste primarie.
Maurizio Torretti
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