Dieta mediterranea

Le 7 regole della spesa anti-emissioni

È possibile fare la spesa anti-emissioni di CO2? Sì, se si rispettano questi 7 semplici consigli per una dieta leggera con l’ambiente.

Secondo gli scienziati della statunitense Union of Concerned Scientists ciò che si mette in tavola determina un quinto dell’impatto ambientale di una famiglia media. Questo significa che quando si fa la spesa si può scegliere di sfruttare o, viceversa, di rispettare l’ambiente. Ma quali sono i parametri di cui tenere conto per diventare consumatori sostenibili?

 

1 Biologico, risparmia e assorbe CO2 

Oltre a consumare meno energia ed emettere meno gas serra, l’agricoltura biologica funziona da serbatoio di carbonio: ogni ettaro così coltivato assorbe una tonnellata e mezza di CO2. La Fao, nel rapporto “Agricoltura biologica e sicurezza alimentare” scrive che “gli elementi di forza dell’agricoltura biologica sono l’indipendenza dai combustibili fossili e il fare affidamento su mezzi di produzione disponibili localmente. Intervenendo con processi naturali, l’agricoltura biologica incrementa la resistenza degli ecosistemi nei confronti di condizioni climatiche difficili”. Anche gli allevamenti bio sono meno impattanti perché, grazie al tipo di dieta del bestiame e al ridotto affollamento, generano emissioni ridotte.

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Per una spesa anti-emissioni scegliamo i prodotti da agricoltura biologica © ingimage

 

2 Di stagione costa meno. Anche all’ambiente

Per il consumatore consapevole pretendere di mangiare tutto tutto l’anno è anacronistico, oltre che dispendioso e poco gustoso. I vegetali cresciuti fuori stagione, infatti, crescono in serre riscaldate, dove per ricreare artificialmente le condizioni di coltivazione ideali servono molta energia e molta chimica, con costi ambientali insostenibili. E c’è di più. Spesso, inoltre, anche le serre più energivore non bastano a fornirci quello che vogliamo e così siamo costretti a importare il cibo da altri Paesi. I prodotti coltivati nella “giusta” stagione sono più gustosi, ricchi di nutrienti e principi attivi benefici e meno impattanti per l’ambiente. Crescono con le condizioni atmosferiche naturali, senza forzature e sprechi di energia; oltre a subire meno trattamenti con sostanze chimiche, richiedono meno lavoro con mezzi meccanici e un minor dispendio energetico.

 

3 La frutta del vicino è sempre più verde

Gli alimenti che arrivano da lontano richiedono filiere complesse e lunghi trasporti, il che li rende poco sostenibili. La cosiddetta “filiera corta” è quella che mette in contatto agricoltore e consumatore, riduce trasporti, imballaggi e costi, a tutto vantaggio dell’ambiente. I prodotti coltivati nella propria area geografica, soprattutto se biologici, sono quindi le scelte di spesa anti-emissioni da preferire per contenere l’anidride carbonica nell’atmosfera, responsabile dell’effetto serra. E’ importante considerare anche che molto spesso gli alimenti che arrivano da lontano sono solo apparentemente freschi, in realtà vengono raccolti acerbi, conservati in frigoriferi speciali ad atmosfera modificata, trattati con gas antiparassitari, e hanno perso la maggior parte del loro contenuto vitaminico e del loro gusto.

 

 

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I prodotti coltivati nella propria area geografica, soprattutto se biologici, sono preferibili per una spesa anti-emissioni

 

4 Meno carne aiuta l’ambiente

Secondo gli studi dell’università di Stoccolma un pasto con carne e altri ingredienti d’importazione genera nove volte la CO2 di un pasto vegetariano preparato con cibi locali. Questo perché ogni chilo di carne se ne “mangia” ben dieci di cereali e di foraggio consumando una quantità di terreno dieci volte superiore a quella necessaria per l’equivalente calorico di una dieta vegetale. La produzione di un chilo di carne comporta, in media, l’emissione in atmosfera di 30,4 chili di anidride carbonica equivalente, mentre per la stessa quantità di legumi l’emissione media è 26 volte più bassa. E il consumo d’acqua per un chilo di carne è di 15.500 litri contro i 100 litri in media di un chilo di ortaggi. Infine, le deiezioni dei bovini emettono una quantità considerevole di metano e ossido di azoto, gas serra dannosi.

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La produzione di un chilo di carne comporta l’emissione di 30,4 chili di CO2 © ingimage

5 Confezioni, no grazie 

Quando possibile, è sempre meglio acquistare cibo che non sia confezionato. Gli involucri e gli imballaggi, infatti, hanno un impatto ambientale da non sottovalutare e secondo recenti studi, contengono sostanze chimiche potenzialmente dannose che possono facilmente migrare negli alimenti. Se il packaging è proprio indispensabile, facciamo attenzione a sceglierlo in materiale riciclato, in bio-plastica o in carta certificata da foreste a gestione sostenibile, studiato per risparmiare spazio e materia prima.

 

6 Fresco batte conservato e trasformato

Meglio leggere sempre con attenzione le etichette e acquistare gli alimenti meno elaborati e con il minor contenuto di additivi. Più un cibo è stato trattato, aromatizzato, colorato o irradiato, più è povero di nutrienti e ricco di additivi potenzialmente dannosi. Inoltre, il consumo energetico richiesto per la produzione dei cibi freschi è minore.

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Per una spesa anti-emissioni evitiamo confezioni e imballaggi che contengono sostanze chimiche dannose per noi e per l’ambiente © ingimage

7 Usa la macchina in modo intelligente

A fare la spesa, diciamocelo, si va il più delle volte in auto, soprattutto se si vive in una zona lontana dai negozi. Per inquinare meno e risparmiare tempo, cerchiamo di pianificare l’uscita per i nostri acquisti abbinandola a qualche altro impegno per cui è richiesta l’auto. Prepariamo una lista della spesa per non rischiare di dover tornare a comprare qualcosa che ci si è dimenticati di acquistare. E se abbiamo dei vicini di casa simpatici, o degli amici allineati con i nostri orari, facciamo carpooling con loro verso il nostro rivenditore di fiducia.

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