Libia, le Nazioni Unite accusano: crimini contro l’umanità su donne e migranti

Dal 2016 in Libia si sono verificati omicidi extragiudiziali, stupri, torture e schiavitù. Tra i responsabili anche la guardia costiera libica, finanziata dall’Italia.

In Libia dal 2016 a oggi sono stati commessi crimini di guerra e crimini contro l’umanità. È  quanto emerge da una nuova inchiesta indipendente commissionata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che rivela come nel corso degli ultimi cinque anni nel paese si siano verificati omicidi extragiudiziali, stupri, torture e riduzioni in schiavitù. Sotto ai riflettori sono finiti tutti gli attori coinvolti nel conflitto che da anni attanaglia il paese: le autorità statali, i paesi terzi presenti sul terreno e i mercenari.

Violenze sistematiche in Libia

Nel 2020 l’Onu ha messo in piedi una commissione d’inchiesta indipendente per fare luce su quanto sia successo in Libia negli ultimi anni, dopo il susseguirsi di rapporto tragici sullo stato dei diritti umani. 

Il paese si trova in una situazione di caos dal 2011, dopo la morte del colonnello Gheddafi. Nel 2012 e nel 2014 si sono tenute le elezioni, che hanno frammentato in tanti pezzi il paese e lo hanno messo in mano ai due governi rivali di Tripoli e di Tobruk, lasciando ampio spazio di manovra alle milizie armate e alla criminalità. Anni di guerra civile si sono conclusi con l’insediamento di un nuovo governo di unità nazionale nel marzo scorso, in attesa delle elezioni del prossimo dicembre. Ma sul terreno si continua a combattere e la Libia continua a vivere una situazione di caos e fragilità.

In questo contesto, la commissione dell’Onu ha rivelato un sistema di crimini di guerra e crimini contro l’umanità su larga scala. Civili sfollati, migranti e donne sono state le principali vittime di questi abusi, rilevati attraverso un lungo lavoro di interviste, consultazioni di materiali e studio delle immagini, anche via satellite. In particolare, si parla di stupri sistematici, torture e umiliazioni nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti, violenze in strada a danno dei civili come semplice esercizio di autorità. I responsabili di tutto questo sarebbero tanto i mercenari venuti da fuori e gli stati e le compagnie straniere, quanto le stesse autorità libiche. Queste ultime avrebbero peraltro ostacolato il lavoro della Commissione dell’Onu, rallentando gli iter burocratici per i visti e ostacolando gli spostamenti nel paese.

Le fossi comuni di Tarhuna

Tra i capitoli più spaventosi all’interno dell’inchiesta, c’è il caso della città di Tarhuna, situata a sud-est di Tripoli. Qui tra il 2016 e il 2020 sono stati commessi “crimini atroci”, probabilmente a opera della milizia al-Kaniyat, che aveva preso il controllo dell’area e si era contraddistinta per i suoi metodi brutali. Già l’anno scorso fonti libiche avevano accusato questi attori di crimini contro l’umanità e genocidio, un elemento confermato dalle notizie dei mesi successivi.

Tra il giugno 2020 e il gennaio scorso sono stati rinvenuti almeno 300 corpi nell’area rurale limitrofa alla città, un bollettino che ha continuato a salire negli ultimi mesi con nuovi rinvenimenti di fosse comuni. L’ultimo proprio in queste ore, con dieci corpi non identificati emersi in due punti distinti tra i terreni del progetto agricolo Chilometro 5.

Nuove accuse per la guardia costiera libica

La commissione dell’Onu dedica anche una parte del suo rapporto alla guardia costiera libica, soggetto da anni sotto i riflettori internazionali per le sue pratiche. Si parla di 87mila migranti intercettati da questo corpo militare marittimo nel Mediterraneo, di maltrattamenti sistematici ai danni di queste persone, spesso poi spedite in centri di detenzione noti per le pratiche di tortura e stupro.

Un’ennesima conferma delle ombre che gravano sull’organo marittimo libico, dopo che per anni decine di rapporti, inchieste giornalistiche e video hanno dimostrato i suoi metodi brutali, che passano anche dagli spari contro i barconi. Un dramma ancora più grave se si pensa che la guardia costiera è finanziata direttamente dall’Unione Europea e dall’Italia, con il Parlamento che lo scorso luglio ha confermato la cooperazione con 361 voti favorevoli, 54 no e 22 astensioni, con tanto di aumento del budget.

L'autenticità di questa notizia è certificata in blockchain. Scopri di più
Articoli correlati