Migranti, l’inferno in Libia denunciato da Amnesty International

Torture, stupri, lavori forzati. La vita dei migranti rinchiusi nei centri di detenzione in Libia raccontata in un rapporto di Amnesty International.

Il trattamento riservato ai migranti che, nei centri di detenzione della Libia, attendono di potersi imbarcare per attraversare il Mediterraneo è “atroce”. E il sostegno che a tale sistema viene concesso dalle nazioni europee è “vergognoso”. Tanto che i governi del Vecchio Continente possono essere considerati “complici”.

Nei centri libici un regime di totale impunità per i carcerieri

Il durissimo atto d’accusa è contenuto in un rapporto pubblicato da Amnesty International il 14 luglio, nel quale vengono sottolineate le condizioni disumane nelle quali sono costretti a vivere i migranti. “Questo agghiacciante documento fa luce sulle sofferenze delle persone catturate in mare e rinviate in Libia. Dove vengono immediatamente e sistematicamente sottoposte a detenzione arbitraria, a torture, violenze sessuali, lavori forzati e altre forme di sfruttamento. Il tutto nella più totale impunità”, ha denunciato Diana Eltahawy, vice-direttrice di Amnesty International nel Medio Oriente e in Africa settentrionale.

L’organizzazione non governativa ha lanciato per questo un appello alle autorità della Libia, chiedendo di chiudere immediatamente i centri di detenzione. E si è rivolta al contempo agli esecutivi dell’Unione europea, denunciando appunto la loro “complicità”. A partire dal sostegno alla guardia costiera libica nel catturare persone in mare e destinarle nuovamente all’inferno della detenzione nella nazione nordafricana.

migranti mediterraneo
Migranti salvati da organizzazioni non governative nel Mediterraneo © David Ramos/Getty Images

“L’Europa sospenda la cooperazione con la Libia”

Nel rapporto Amnesty International riferisce che alla fine del 2020 la Direzione libica per la lotta alle migrazioni illegali, dipendente dal ministero degli Interni, ha di fatto “legittimato” le violazioni dei diritti umani. Ha infatti preso il controllo di due centri di detenzione che fino a quel momento erano gestiti da gruppi di miliziani. In uno di tali centri alcuni testimoni hanno parlato di stupri e di relazioni sessuali concesse “in cambio di cibo o della libertà”.

All’Europa l’organizzazione non governativa ha perciò chiesto di “sospendere la cooperazione con la Libia in materia di flussi migratori e controllo alle frontiere” e di “aiutare urgentemente le migliaia di persone detenute e che necessitano di protezione”.

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