Cooperazione internazionale

Liter of light, lo sviluppo sostenibile si fa con una bottiglia di plastica e l’energia solare

Portare luce ecosostenibile nei luoghi dove non c’è, educare sull’utilizzo dell’energia solare e formare microimprese locali. Questi sono gli obiettivi dell’ong Liter of light.

Una bottiglia di plastica, un pannello solare, una batteria e una luce a Led: sono i componenti delle luci che Liter of light, ong nata nelle Filippine e diffusa in 26 paesi del mondo, porta nelle nazioni in via di sviluppo e nelle situazioni di emergenza energetica. È una tecnologia ecosostenibile open source, cioè libera da diritti e quindi a disposizione di tutti per essere riprodotta.

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Liter of light Italia al Marocco solar festival © Elena Mannocci

Come è nata Liter of light

Liter of light è un progetto della fondazione filippina My shelter foundation: nasce nel 2011 con l’obiettivo di portare l’illuminazione ecosostenibile alle popolazioni in stato di povertà energetica, diffondendo l’uso della tecnologia Solar bottle bulb del meccanico brasiliano Alfredo Moser. Un’invenzione straordinaria quanto semplice per illuminare le case delle periferie del mondo: una bottiglia di plastica trasparente ripiena di acqua e candeggina viene fissata sul tetto e produce luce grazie all’energia del sole.

Liter of light at night è nato aggiungendo un pannello solare, una batteria e una luce a Led alla tecnologia sviluppata da Moser per rispondere allo stato di emergenza energetica in seguito al tifone Haiyan  o Yolanda come è conosciuto nelle Filippine – che si è abbattuto sul paese sudest asiatico nel novembre del 2013 colpendo più di 14 milioni di persone.
 L’anima del progetto è Illac Diaz, giovane imprenditore sociale che ha voluto portare il progetto in 26 paesi del mondo aprendo venti uffici nazionali. In pochi anni Liter of light ha installato 500mila luci nei luoghi più bui del mondo e in situazioni di emergenza per un totale di due milioni di beneficiari.

Liter of light Italia

Liter of light Italia ha sede a Prato, in provincia di Firenze. Diretta da Lorenzo Giorgi, coordinatore dei progetti europei, realizza interventi in diversi paesi del mondo portando la luce dove non c’è e contribuendo a educare le persone riguardo all’utilizzo dell’energia solare. “Sostenibilità è la nostra parola d’ordine – afferma Giorgi –. Sensibilizzare i giovani sui temi di green energy è un passo fondamentale per un futuro più sostenibile. Il nostro obiettivo è permettere a chiunque di poter usufruire dell’illuminazione tramite l’utilizzo di tecnologie ecosostenibili”. Per questo motivo Liter of light adopera il modello di microimpresa, formando sul posto persone in grado di riparare le luci e ricreare la tecnologia utilizzando semplici componenti industriali reperibili localmente.

“Ogni persona che Liter of light Italia forma durante i progetti internazionali equivale a una luce che non smetterà mai di illuminare il futuro di quelle popolazioni. I laboratori formativi, dove la creazione e la manutenzione delle lampade viene illustrata agli abitanti delle comunità, sono punti imprescindibili di ogni progetto internazionale”, spiega Giorgi.

Liter of light Italia è stata selezionato dalle Nazioni unite all’interno del UN sustainable development solutions network – la rete di soluzioni di sviluppo sostenibile promossa dall’organizzazione internazionale – nella categoria Youth, quella dedicata ai giovani, a inizio 2017. È stata così decretata come una delle innovazioni che sta meglio contribuendo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, i Sustainable development goalsGlobal goals for sustainable development da raggiungere entro il 2030.

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Il team di Liter of light Italia nella sede di Prato in provincia di Firenze © Elena Mannocci

Un progetto per il Senegal

Nel 2016 Liter of light Italia ha installato cento luci stradali in Senegal nelle comunità di Sossop, Ndianendiane, Tataguine e Bandoulou. I circuiti elettronici sono stati creati graze anche al contributo degli studenti dell’Istituto scientifico linguistico statale Giordano Bruno di Cassano d’Adda. L’assemblaggio delle luci stradali invece è stato effettuato con la collaborazione degli studenti delle comunità senegalesi, alcuni dei quali sono stati formati per riparare e, eventualmente, ricreare la tecnologia utilizzata. È il primo passo verso la creazione di microimprese locali che possono rendere il progetto sostenibile a lungo termine sia a livello tecnico sia sociale. Tramite forme di microcredito e formazione tecnica si creano piccole attività economicamente sostenibili che possono trasformare la rivoluzione solare in una realtà duratura e produttiva.

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