Investimenti sostenibili

Un altro colosso assicurativo lascia il carbone: è il turno dei Lloyd’s di Londra

Sta finendo l’era in cui venivano investiti miliardi nel carbone. Ha detto basta anche la storica corporazione assicurativa dei Lloyd’s di Londra.

La lista dei colossi finanziari che hanno deciso di ritirare i propri investimenti dal carbone si allunga, guadagnando un nome eccellente: quello dei Lloyd’s di Londra, la celebre corporazione britannica di assicurazioni che ha alle spalle tre secoli e mezzo di storia. Come spiega il quotidiano Guardian, le società del carbone saranno depennate dalla strategia di investimenti del gruppo a partire dal prossimo 1 aprile. Da qui ai prossimi mesi, i Lloyd’s saranno impegnati a definire nei dettagli i criteri da seguire per rendere operativa questa nuova politica.

Chi sono i Lloyd’s di Londra

La storia dei Lloyd’s di Londra prende avvio alla fine del XVII secolo nella caffetteria di Edward Lloyd, vicino al fiume Tamigi, dove armatori e uomini d’affari si riunivano per assicurare le loro navi. In più di trecento anni di storia, si sono affermati come uno dei maggiori colossi globali in campo assicurativo e operano in oltre duecento paesi. Nella prima metà del 2017 hanno registrato profitti pari a 1,22 miliardi di sterline (pari a 1,38 miliardi di euro).

I Lloyd’s non sottoscrivono assicurazioni a proprio nome ma fissano le regole a cui si devono attenere i membri, che sono di due tipologie: da un lato i broker, liberi professionisti che offrono al cliente un servizio di consulenza e di tutela in campo assicurativo, dall’altro lato i sottoscrittori (in inglese underwriters), che si assumono la copertura di un rischio dietro il pagamento di una commissione.

Edward Lloyd Londra
Una riproduzione della caffetteria di Edward Lloyd a Tower Street, Londra. © BIPS/Getty Images

Le assicurazioni temono i cambiamenti climatici

Quella di Lloyd’s non è una scelta isolata, anzi. Nell’ultimo anno, quindici tra le più grandi compagnie assicurative al mondo hanno deciso di dire addio al carbone, privandolo di circa 20 miliardi di dollari. È quanto rivela un rapporto presentato dalla coalizione di ong e attivisti Unfriend Coal, in occasione della Cop23 di Bonn di novembre. Una delle prime (fin dal 2015) è stata la francese Axa, che di recente ha anche promesso di disinvestire circa 3,6 miliardi di euro dalle energie fossili. Ma nella lista ci sono anche Allianz, Aviva, Munich Re, Swiss Re e molte altre.

D’altra parte, le compagnie assicurative non possono ignorare il tema dei cambiamenti climatici, visto che ne pagano il prezzo in prima persona. Stando al centro di ricerca sul clima di Munich Re, negli anni Ottanta le assicurazioni perdevano annualmente circa 10 miliardi di dollari a causa degli eventi atmosferici. Nell’ultimo decennio, a livello globale le perdite si sono moltiplicate, arrivando a un totale di circa 50 miliardi. Gli stessi Lloyd’s di Londra hanno stimato un esborso complessivo pari a 4,8 miliardi di dollari per gli uragani Harvey, Irma e Maria (ad oggi ne hanno pagati circa 1,7).

La protesta di una ong tedesca in una miniera di carbone
La protesta di una ong tedesca in una miniera di carbone (Rhineland) poco prima che iniziassero i lavori della Cop 23 sul clima © Sean Gallup/Getty Images

Il carbone non conviene più

La fine del carbone, per fortuna, è vicina. Alla Cop23 di Bonn è stata siglata l’Alleanza per il superamento del carbone, che vede la partecipazione di una quindicina di paesi: c’è anche l’Italia, che con la nuova strategia energetica nazionale anticipa l’uscita dal carbone al 2025. D’altra parte, nell’energia del futuro non sembra più esserci spazio per la fonte più sporca, inquinante e dannosa per la salute, che (come se non bastasse) non risulta più nemmeno particolarmente conveniente a livello economico.

 

Foto in apertura © Jack Taylor/Getty Images

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