Non lasciamo che la Terra diventi un “Pianeta di plastica”

Non lasciamo che la Terra diventi un “Pianeta di plastica”

La plastica nuoce agli oceani, all’ambiente, al clima e anche alla nostra salute. Cosa si può fare per tornare a “respirare”.

powered by Coop

La plastica è ovunque, anche dove non immaginereste di trovarla. Provate ad aprire il vostro frigorifero. Pareti, scompartimenti, cassetti: forse non ci avete fatto caso, ma è fatto tutto in gran parte di plastica. “Dentro però – vi direte – conserviamo cibo”. Vero. Ma esso, in gran parte, è venduto in contenitori, involucri, buste e barattoli di plastica. E dentro potrebbe esserci, ad esempio, del pesce. Che a sua volta potrebbe nascondere, invisibile, della microplastica

La plastica, dunque, è un problema locale, nazionale e globale. Cittadini, imprese e associazioni di tutto il mondo ormai da anni si mobilitano per cercare di limitarne l’uso, incrementarne il riciclo e promuoverne una produzione sostenibile fondata sul modello dell’economia circolare.  Un nuovo modo di vedere i prodotti e i servizi che tenta di replicare il ciclo vitale naturale: ogni fine è un nuovo inizio.

In Italia, in particolare, è stata introdotta una “plastic tax” per disincentivare l’utilizzo non necessario di questo materiale. In Europa è stata approvata una normativa che punta ad eliminare bicchieri, piatti, posate e tutti gli altri prodotti monouso. E anche le Nazioni Unite hanno avviato politiche volte a contrastare la diffusione incontrollata della plastica.

Risultati importanti, raggiunti grazie ad una forte spinta da parte di cittadini, consumatori, organizzazioni non governative. La crisi generata dal coronavirus e la volontà di numerosi governi di riavviare nel più breve tempo possibile i sistemi economici, tuttavia, rischiano di vanificare tali sforzi. Complice la lobby dei produttori che già chiede il rinvio, se non la cancellazione, di paletti e normative.

È vitale non abbassare la guardia. Seguire esempi virtuosi come quelli di alcuni colossi della grande distribuzione organizzata: a partire dai casi dell’italiana Coop, della francese Leclerc e delle britanniche Tesco e Morrison. Impegnarsi personalmente per modificare i nostri consumi e le nostre scelte quotidiane. Chiedere alle istituzioni di agire e di non tornare sui loro passi.

1. L’impatto sugli ecosistemi

La plastica è ovunque: nelle nostre case esattamente come nel Pianeta (la produzione mondiale di plastica è passata dai 2,3 milioni di tonnellate del 1950 ai 448 milioni del 2015). Sulle cime delle montagne più alte così come sui fondali degli oceani. Si stima che vengano gettate in mare 15 tonnellate di rifiuti di plastica al minuto. Il che significa 8 milioni di tonnellate all’anno.

    FOCUS: I numeri della plastica
  • 5mila miliardi di pezzi di plastica galleggiano già nei nostri oceani
  • Il 73 per cento dei rifiuti presenti sulle spiagge è di plastica
  • La produzione mondiale di plastica è passata dai 2,3 milioni di tonnellate del 1950 ai 448 milioni del 2015
  • Il 12 per cento dei rifiuti di plastica viene incenerito, il 9 per cento riciclato, il 79 per cento è gettato in discariche o nell’ambiente
  • Nel mondo si stima venga venduto un milione di bottiglie di plastica al minuto
  • Le stime sul tempo di degradazione della plastica vanno da 450 anni all’infinito
  • Più del 40 per cento dei prodotti di plastica viene utilizzato una sola volta
  • Fonte: National Geographic

Un inquinamento insostenibile che, secondo l’Unesco, è responsabile della morte di 100mila mammiferi marini ogni anno, e che a vario titolo colpisce centinaia di specie. Il 70 per cento della plastica che, una volta gettata, galleggia sull’acqua finisce poi sui fondali. Ciò significa che quella visibile ai nostri occhi non è che la punta dell’iceberg.

Si può trovare una bottiglia d’acqua accartocciata perfino nelle foreste più remote del mondo o nei ghiacci artici, fino alle spiagge isolate nelle quali le tartarughe depositano le uova. Non sappiamo esattamente quanto tempo serva affinché questi prodotti, fabbricati a partire dal petrolio, si degradino. Sappiamo però che possono trasformarsi in microparticelle e che queste, una volta finite nel terreno, nei fiumi e nei mari, sono pressoché impossibili da eliminare. 

La Terra è sommersa dai rifiuti di plastica

Gran parte della plastica che consumiamo non viene riciclata

E molta finisce negli oceani

Prima galleggiando, poi precipitando nei fondali

I rifiuti si trasformano quindi in microplastiche, che vengono mangiate da pesci e uccelli marini, entrando così nella catena alimentare

E arrivando anche sulle nostre tavole

Secondo i dati riferiti dal Wwf nel 2019, il mar Mediterraneo da solo inghiotte ogni anno circa 600mila tonnellate di plastica sui 24 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti dai 22 paesi che affacciano sul bacino (dunque non solo quelli europei).

Il volume dei rifiuti di plastica potrebbe raggiungere le
300 milioni di tonnellate di qui al 2030

sulla base delle previsioni attuali di crescita della popolazione

e dell’attuale produzione di rifiuti da parte degli abitanti del Pianeta.

plastica riciclo
Un impianto per il riciclo di plastica a New York, negli Stati Uniti © Spencer Platt/Getty Images

2. Il riciclo della plastica è ancora troppo scarso

Anche i rifiuti accumulati sui nostri territori creano enormi problemi: riempiono le discariche e spesso vengono bruciati negli inceneritori, se non a cielo aperto. Alcune plastiche, poi, contengono ed emettono sostanze chimiche pericolose per la salute degli animali e degli esseri umani.

Secondo i calcoli dell’organizzazione Greenpeace, soltanto una porzione del tutto marginale della plastica prodotta in tutto il mondo (il 9 per cento) viene effettivamente riciclata: “Anche nei paesi sviluppati, il tasso di riciclo del materiale proveniente dalla raccolta differenziata delle famiglie è spesso molto inferiore al 50 per cento. Una piccolissima parte di tale quantità viene riutilizzata per fabbricare imballaggi. La maggior parte dei rifiuti trasformati viene ritrovata in prodotti a basso valore o non più riciclabili. Il che significa che il processo ha semplicemente l’effetto di ritardare l’ineluttabile viaggio verso la discarica”.

Spesso, poi, il problema viene delocalizzato. La maggior parte dei rifiuti prodotti nel Nord del mondo finisce così per inondare i paesi del Sud. Prima di bloccarne il commercio, nel 2018, la Cina da sola importava otto milioni di tonnellate di plastica all’anno, la stessa quantità che finisce negli oceani ogni anno. Oggi, il flusso si concentra soprattutto nel Sudest asiatico, dove però spesso mancano infrastrutture adeguate. La stessa esportazione implica inoltre enormi costi ambientali in termini di emissioni di gas ad effetto serra

3. L’impatto della plastica sul clima

Per questo, l’impatto del ciclo della plastica sul clima è particolarmente grave. Senza cambiamenti radicali, sia nei sistemi di produzione che nei consumi, si rischia di vanificare gli sforzi che la comunità internazionale sta tentando di effettuare per limitare la crescita della temperatura media globale a un massimo di 2 gradi centrigradi, entro la fine del secolo, come indicato dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015.

La plastica, infatti, è fabbricata al 90 per cento a partire da combustibili fossili. Un recente rapporto del Center of international environmental law (Ciel) ha spiegato che l’inquinamento prodotto dagli inceneritori a livello mondiale è pari a quello di 189 centrali a carbone. Lo stesso documento stima che le emissioni di CO2 legate alla produzione di plastica potrebbero essere comprese tra il 10 e il 13 per cento del totale mondiale nel 2050. E tale materiale, sempre alla metà del secolo, potrebbe essere responsabile di un quinto del consumo mondiale di petrolio.

Coop e LifeGate insieme per difendere “Le nostre acque”

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Liberiamo i mari dalla plastica

Il business è talmente florido che alcuni ritengono possa persino tenere in vita le industrie petrolifere. Ne è convinta l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), che in un’analisi del 2018 ha spiegato che il comparto petrolchimico potrebbe rappresentare il nuovo eldorado del settore fossile. La crescita della temperatura media globale ha convinto infatti alcuni governi e numerose grandi metropoli ad impegnarsi nel vietare la circolazione dei camion e delle automobili più inquinanti. Dall’altro, per sostenere la mobilità pulita.

Immaginate un mare nel quale i pesci siano costretti a nuotare facendosi largo tra frammenti di plastica di ogni provenienza e dimensione

Nel quale immergendosi si abbiano molte più probabilità di trovare una bottiglia che un’acciuga

Uno scenario da film dell’orrore? 

No, è la dura realtà che, purtroppo, il mondo avrà di fronte ai suoi occhi nel 2050

A spiegarlo è un report realizzato dalla fondazione Ellen MacArthur, assieme al centro studi McKinsey, e presentato al forum economico di Davos del 2016

Secondo l’analisi, il rapporto tra le tonnellate di plastica presenti negli oceani e quelle di pesce, che attualmente è di uno a cinque, diventerà di uno a tre già nel 2025

Quindi, un quarto di secolo più tardi, il quantitativo di pesce presente nel mare sarà inferiore rispetto a quello di rifiuti di plastica

Di fronte alla sfida climatica e ambientale che impone un cambiamento di rotta, i produttori di petrolio stanno così puntando proprio sulla plastica. Secondo il rapporto dell’Aie, infatti, la produzione mondiale potrebbe aumentare vertiginosamente nei prossimi decenni: del 30 per cento entro il 2030 e del 60 per cento entro il 2050. Il che farà arrivare il totale mondiale a circa un miliardo di tonnellate all’anno: l’equivalente di quello attuale di acciaio e cemento.

“Si tratta di uno dei binari morti del dibattito sull’energia – ha commentato Fatih Birol, direttore generale dell’Aie, secondo quanto riferito dal quotidiano francese specializzato in sostenibilità Novethic –. Le nostre economie dipendono fortemente dalla produzione dei petrolchimici, ma il settore non è sufficientemente sotto i riflettori”.

4. Le decisioni delle autorità europee e italiane

Negli ultimi anni, tuttavia, le autorità internazionali hanno cominciato a muoversi. Nel marzo del 2019, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una legge che vieta l’uso di oggetti in plastica monouso. Piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati: tutto ciò dovrà essere vietato sui territori dell’Unione europea a partire dal 2021. 

parlamento europeo emergenza climatica
La sede del Parlamento europeo a Strasburgo © Christopher Furlong/Getty Images

L’organismo legislativo comunitario ha quindi disposto nuovi obiettivi sul riciclo, chiedendo agli stati membri di raccogliere il 90 per cento delle bottiglie di plastica entro il 2029. Esse, inoltre, dovranno contenere il 25 per cento di materiale riciclato entro il 2025, e il 30 per cento entro il 2030. Frédérique Ries, relatrice del provvedimento di legge, aveva dichiarato: “Così ridurremo il danno ambientale di 22 miliardi di euro”. 

Il 6 marzo 2020, inoltre, l’Italia ha aderito al Patto europeo sulla plastica (European plastic pact) per accelerare sul riuso e il riciclo con soluzioni innovative per una transizione più rapida verso l’economia circolare. In questo modo anche il nostro paese si è impegnato ad investire nelle infrastrutture di raccolta e riciclo di rifiuti, prevedendo politiche fiscali di sostegno e sensibilizzando i consumatori.

5. Le iniziative delle Nazioni Unite

In precedenza, nel 1995 il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) aveva adottato un Programma d’azione mondiale per la protezione dei mari contro l’inquinamento dovuto alle attività umane (Global programme of action, Gpa). Nel 2012, esso è stato poi affiancato dal Partenariato mondiale sui rifiuti marini. Nel 2019, inoltre, sono state adottate due risoluzioni: Lottare contro l’inquinamento provocato dai prodotti monouso di plastica e Rifiuti di plastica e microplastica nei mari. Esse prevedono di rafforzare il coordinamento e la cooperazione internazionale in materia. 

L’obiettivo sul lungo termine è di eliminare plastica e microplastica dagli oceani. Inoltre, le Nazioni Unite hanno conferito ad un gruppo di esperti un mandato per riflettere su sistemi di gestione internazionale dei rifiuti, al fine di studiare un possibile trattato sulla plastica. I risultati dello studio saranno illustrati nel corso della quinta Assemblea Onu per l’ambiente (riunione di 193 nazioni del mondo che si tiene regolarmente dal 2014), prevista per il 2021. 

Particelle di microplastiche sulla punta di un dito
La plastica viaggia nei fiumi fino al mare, qui, grazie al costante lavorio di onde e correnti, si disintegra in minuscoli frammenti che distribuiti in tutto il mondo dalle correnti marine ed entrano nella catena trofica risalendola fino al vertice © Mpca Photos/Flickr

Nel maggio del 2019, inoltre, alla Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento è stato aggiunto un allegato specifico sui prodotti di plastica. Ma anche numerosi altri documenti ufficiali citano il problema: dalla Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos) a quella di Londra sulla prevenzione dell’inquinamento negli oceani, fino a quella per la prevenzione dell’inquinamento prodotto dalle navi. 

6. Il dibattito sulla Plastic tax e il rischi nel post-coronavirus

La pericolosità della plastica per ecosistemi, ambiente, clima e salute umana è dunque ormai nota. Eppure in troppi continuano a contrastare le normative volte a limitarne la produzione e il consumo. La vicenda della plastic tax italiana è in questo senso emblematica. Si tratta di un’imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego, dunque non riciclabili. Accompagnata da incentivi per le aziende produttrici di prodotti in plastica biodegradabile e compostabile

    Cos’è la plastic tax

    Il comma 634 dell’art. 1 della L. 160/2019 ha introdotto una nuova “imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego”. La “plastic tax” punta, nelle intenzioni del legislatore, ad “arginare la crescente produzione di imballaggi e contenitori monouso di materie plastiche e la conseguente dispersione degli stessi nell’ambiente”. Attraverso la leva fiscale, si punta dunque ad “attuare un’inversione di tendenza nell’utilizzo comune dei prodotti di materiale plastico, promuovendo al contempo la progressiva riduzione della produzione e quindi del consumo di manufatti di plastica monouso”.  

    In termini concreti, l’imposta verrà applicata a numerosi prodotti di uso quotidiano, definiti “manufatti con singolo impiego” (Macsi). Ovvero, ad esempio, “le bottiglie, le buste e le vaschette per alimenti in polietilene, i contenitori in tetrapak utilizzati per diversi prodotti alimentari liquidi”. Ma anche i “contenitori per detersivi realizzati in materiali plastici” o quelli utilizzati “per la consegna delle merci quali elettrodomestici o apparecchiature informatiche, gli imballaggi in polistirolo espanso, i rotoli in plastica pluriball e le pellicole e film in plastica estensibili”. Sono tenuti a pagare la plastic tax i fabbricanti italiani, coloro che acquistano Macsi per le proprie attività economiche e chi li importa da paesi terzi. Il costo è stato fissato a 0,45 euro per chilogrammo.

Essa prevede un costo di 45 centesimi per ogni chilo di plastica, compreso il Tetra-pak. È stata una delle misure della legge di bilancio 2020 più contestate e discusse. Con la pandemia e la necessità di rilanciare il sistema economico, le voci contrarie alla tassa sono tornate, tanto da convincere il governo ad una riflessione ulteriore. Sfociata in un rinvio della plastic tax al 2021

Sulla plastica (così come in numerosi altri ambiti), il rischio è infatti che si scelga la strada della “ripresa ad ogni costo”. Ovvero che pur di rilanciare imprese e consumi si decida di ritardare, indebolire, se non addirittura cancellare le normative a tutela dell’ambiente e del clima. 

Un timore che negli Stati Uniti si è già trasformato in realtà. Le azioni intraprese per ridurre il consumo di plastica usa e getta sono state rimandate, se non annullate, a causa della pandemia di Covid 19. In alcuni stati – California, Massachusetts, Connecticut, New York e Maine – le leggi per vietare l’utilizzo di buste di plastica e favorire quelle riutilizzabili sono state sospese. In California, addirittura, sono stati prodotti in un mese 500 milioni di sacchetti di plastica in più. 

    Il super petrolchimico che vedrà la luce in Arabia Saudita

    Nove miliardi di dollari. È la cifra mostruosa che il colosso francese del petrolio Total, la compagnia di stato dell’Arabia Saudita Saudi Aramco e la multinazionale britannica Ineos prevedono di investire per la costruzione di un colossale complesso petrolchimico.

    Per l’azienda con sede a Londra, presieduta dal miliardario Jim Ratcliffe, si tratterà del primo grande investimento in Medio Oriente. Il denaro si concentrerà nel progetto Jubail 2: le tre aziende sperano di tagliare il nastro a tre fabbriche entro il 2024.

Più in generale, anche a causa dell’uso di mascherine, visiere e guanti, il consumo di plastica è aumentato durante il confinamento. E le prospettive dell’industria sembrano in crescita: “I consumatori stanno scegliendo di nuovo questo materiale. Gli imballaggi in plastica in particolare risultano estremamente importanti per rendere sicura la catena alimentare”, ha dichiarato Alexandre Dangis, direttore generale dell’associazione di categoria European plastics converters (EuPC). Che ha chiesto esplicitamente alla Commissione di Bruxelles di ritardare di un anno la normativa che vieta la plastica monouso.

Il post-coronavirus rischia dunque di rivelarsi estremamente dannoso per il processo di affrancamento dalla plastica: “È troppo presto per fare una valutazione – spiega Enrico Giovannini, anima sostenibile del comitato di esperti, la task force guidata da Vittorio Colao per il rilancio del sistema economico italiano –. Dovremo vedere come nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, come verranno gestiti dei fenomeni di breve termine, come nel caso dei dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, plastica monouso nei ristoranti, alberghi e bar). Perché il rischio, come qualcuno ha già paventato, è quello di tornare indietro”.

7. La Coop: caso virtuoso nella grande distribuzione

Fortunatamente, non tutti puntano a tale risultato. Ad esempio, nella grande distribuzione italiana – che tra imballaggi, prodotti in vendita e buste propone ai consumatori una grandissima quantità di plastica, in tutto il mondo – esiste un caso virtuoso. Quello della Coop.

Il tour di Coop per ridurre la plastica nei mari con LifeGate PlasticLess

Un tour di 25 tappe, per collocare altrettanti cestini mangia rifiuti – i Seabin – nelle acque di mari e fiumi italiani. È questo l’impegno preso dal gruppo con la campagna Le nostre acque e l’adesione al progetto LifeGate PlasticLess, pensato per diffondere consapevolezza sul tema dell’inquinamento da plastica e promuovere buone pratiche. Come quella dei Seabin, dispositivi galleggianti, in funzione 24 ore su 24, sette giorni su sette, con il compito di ripulire le acque. Capaci di raccogliere in media 500 chilogrammi di rifiuti di plastica all’anno, incluse le pericolose microplastiche e le microfibre.

Il cestino mangiaplastica installato al Porto antico di Genova © Alba Russo/LifeGate

La campagna inaugurata da Coop era stata anticipata già nel 2019, dall’installazione di un primo Seabin presso la Marina di Sestri Ponente, a Genova, dove in un solo anno il cestino ha raccolto ben 1.700 chilogrammi di rifiuti galleggianti. Un risultato eccezionale, dovuto a un posizionamento strategico e a un’oculata manutenzione.

Ora il tour prende il via da Firenze dove, il 16 luglio 2020, viene inaugurato il primo dei 25 Seabin che Coop collocherà lungo le coste dei mari e le rive di laghi e dei corsi d’acqua. Un viaggio che si concluderà nella stagione estiva del 2021 e che noi seguiremo e vi racconteremo in diretta. Le prime tappe ci porteranno a Pescara, a Genova, sul Lago Maggiore, a Castiglione della Pescaia e a Livorno. Strada facendo vi sveleremo, una ad una, anche le successive, in un virtuoso tour che contribuirà a rendere il nostro Belpaese ancora più bello e più pulito.

L’impegno di Coop sul tema della plastica

L’adesione al progetto PlasticLess si inserisce in una più ampia strategia di impegno ambientale ed economia circolare, portata avanti fin dagli anni Settanta da Coop.

Centrale in questo impegno è sempre stata la lotta all’inquinamento da plastica. Già negli anni Ottanta, infatti, l’insegna aveva iniziato a promuovere azioni di sensibilizzazione sul tema, puntando poi a una progressiva riduzione del packaging per i prodotti a marchio e in generale dell’uso della plastica nei suoi punti vendita. Un traguardo importante in questo senso fu quello raggiunto nel 2009, quando Coop anticipò di due anni la normativa, sostituendo i tradizionali sacchetti di plastica (circa 450 milioni l’anno immessi nell’ambiente) con le buste biodegradabili in amido di mais.

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Tra le azioni del futuro di Coop c’è l’impegno a rendere tutti gli imballaggi sostenibili © Ingimage

Un altro segno concreto dell’impegno portato avanti in questo ambito da Coop è stata l’adesione nel 2018 (unica insegna della grande distribuzione e fra le 50 imprese italiane aderenti) alla Pledging Campaign. Una scelta su base volontaria lanciata dalla Commissione europea per stimolare l’implementazione del mercato della plastica riciclata. L’adesione si è tradotta per Coop nell’obiettivo di raggiungere, nel 2025, un risparmio di plastica vergine di 6.400 tonnellate all’anno (corrispondenti al volume di circa 60 tir). Un intervento che eviterà l’immissione di 9mila tonnellate di CO2 in atmosfera.

Proprio in virtù di questo impegno e all’indomani dalla fine del lockdown, Coop ha deciso di  proporre ai suoi soci e clienti i prodotti sostenibili realizzati da Guzzini, in esclusiva per l’insegna.  Si tratta della linea Re-Generation di Guzzini®, fatta al 70 per cento di plastica riciclata e 100 per cento made in Italy, oggetto del collezionamento presente in tutti i punti vendita di Coop. 

È la prima collezione di barattoli e lunch box utilizzabili in frigo, in frezeer e in microonde realizzati in plastica riciclata post-consumo, proveniente da filiera italiana. Ideali per conservare il cibo e organizzare con funzionalità la cucina, ma anche per trasportare il pasto fuori casa.  Questi prodotti presentano caratteristiche di grande valore per i consumatori, per l’ambiente e per l’economia italiana, rappresentano infatti l’eccellenza sostenibile del nostro paese: il design, la qualità e lo stile inconfondibile del made in Italy, l’economia circolare e la lotta allo spreco alimentare. 

Fino al 25 novembre 2020, facendo la spesa in tutti i punti vendita Coop, si potranno collezionare i bollini e, con l’aggiunta di un piccolo contributo, si potranno ricevere proprio i prodotti della linea Re-Generation Guzzini. 

Proseguendo a passo spedito su questa strada, inoltre, Coop si è imposta di anticipare al 2022 l’obiettivo stabilito dall’Unione europea per il 2030, di utilizzare – per i prodotti a marchio – solo imballaggi riciclabili, compostabili o riutilizzabili. Traguardo che l’insegna ha già raggiunto per la linea Viviverde, specificatamente dedicata alla tutela dell’ambiente.

Azioni e risultati concreti, ai quali si aggiunge l’adesione (firmata nel settembre 2019) alla Dichiarazione della Circular Plastic Alliance, voluta dalla Commissione europea, per promuovere la riduzione delle materie plastiche, aumentare la diffusione delle materie plastiche riciclate e stimolare l’innovazione del mercato.

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LIBERIAMO I MARI DALLA PLASTICA

Prima tappa: Società Canottieri, Firenze (16 luglio)

L’inaugurazione del primo Seabin, installato da Coop con il progetto LifeGate PlasticLess, ha visto anche la partecipazione di autorità e istituzioni. Tra loro Maura Latini, amministratrice delegata di Coop Italia, che ha dichiarato: “Abbiamo accolto favorevolmente la proposta di collaborazione con LifeGate. Ci piace iniziare idealmente la nostra nuova campagna da Firenze e dall’Arno, nel cuore della città, convinti che stiamo facendo un gesto concreto per migliorare l’ecosistema delle nostre acque. La riteniamo un’azione perfettamente coerente ai principi di sostenibilità ambientale a cui si ispira Coop”.

Presenti all’evento anche Francesco Vessichelli, Presidente Società Canottieri Firenze; Daniela Mori, presidente consiglio di sorveglianza Unicoop Firenze; Simone Molteni, direttore scientifico LifeGate e Vittorio Bugli assessore alla presidenza Regione Toscana. A conferma dell’importanza e del respiro dell’iniziativa. Che vuole rappresentare un esempio e un punto di partenza per il nostro Paese.

La mappa dei Seabin installati
grazie alla partnership tra Coop e LifeGate

I rifiuti raccolti finora dai Seabin della campagna Le nostre acque

2641 Kg
rifiuti galleggianti

=

528.100
sacchetti di plastica

Seconda tappa: Porto turistico Marina di Pescara (24 luglio)

Dalle acque dolci dell’Arno a quelle salate del mare Adriatico, e precisamente del Porto turistico Marina di Pescara. Anche qui, il 24 luglio, è arrivato il cestino mangia plastica Seabin della campagna Coop Le nostre acque. Un impegno preso da Coop Alleanza 3.0 in sinergia con Porto Turistico di Pescara e Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, che s’inserisce in un più ampio sforzo portato avanti dalla città nella lotta all’inquinamento delle plastiche in mare. A sottolinearlo il sindaco di Pescara Carlo MasciLa plastica è una grande risorsa ed è un grande problema: sta a noi risolvere il problema per massimizzare la risorsa. La prima questione da affrontare è agire sul senso civico evitando la dispersione nelle nostre acque; la seconda è di agire per recuperare anni di degrado con un’opera di raccolta e smaltimento. Ora la tecnologia ci tende la mano”.

Un segno concreto di questo impegno è il progetto promosso dall’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, che dal 2019 coinvolge l’intera flotta della marineria pescarese nel raccogliere i rifiuti di plastica in mare aperto, per conferirli a riciclo. “Sono già state raccolte più di tre tonnellate e mezzo di rifiuti e le analisi ancora in corso evidenziano che circa il 40 per cento è composto da plastiche”, spiega la professoressa delegata Michelina Venditti. Coinvolta nel progetto anche l’Associazione Armatori di Pescara, con il suo presidente Francesco Scordella, che racconta: “Quotidianamente nelle reti delle barche si trova di tutto, inclusi molti scarti industriali. L’emergenza della plastica in mare ha conseguenze sulla nostra catena alimentare rischiando di penalizzare i consumatori e di creare gravi danni economici al settore della pesca”.

Il recupero delle plastiche in mare è un tema centrale nell’impegno dalla cooperativa a sostegno di associazioni e realtà locali, come spiegato da Berardino D’Onofrio, del consiglio di zona soci Abruzzo Coop Alleanza 3.0: “Il consiglio di zona soci Abruzzo ad esempio, tra il 2018 e il 2019, ha sostenuto l’associazione Pescara punto zero, per la realizzazione del progetto Panta Rei: i cammini dell’acqua, per tutelare il fiume Pescara, la foce del Saline e la costa con giornate di pulizia e seminari informativi”.

In prima linea nello sforzo di tutelare il mare e “preservarlo per le generazioni future” c’è la Guardia costiera, di concerto con il ministero dell’Ambiente. A raccontarlo, in occasione dell’inaugurazione del Seabin Coop Salvatore Minervino, capitano di vascello e direttore marittimo di Pescara: “Il nostro personale, impegnato nei pattugliamenti con le motovedette, è il primo testimone del degrado e della quantità di rifiuti che abbondano in acqua ed è il primo che interviene, per raccogliere e portare a terra tutto ciò che sporca l’habitat marino. È per noi una grande soddisfazione sapere che non siamo soli in questa battaglia per un mondo più pulito”. Un gioco di squadra che, da oggi, ha un alleato in più.

Terza tappa: Porto turistico Marina Genova, Sestri Ponente (28 luglio)

Un anno dopo l’installazione del primo Seabin, presso Marina Genova a Sestri Ponente, la campagna Coop per ridurre la plastica nei mari raddoppia il suo impegno in questo tratto del mar Ligure. Qui, il 28 luglio 2020 è stato infatti inaugurato un secondo dispositivo galleggiante, grazie alla sinergia tra Coop Italia, Coop Liguria, Marina Genova, il Comune di Genova e LifeGate. Il primo cestino mangia plastica qui in azione ha rappresentato un caso eccezionale, superando di tre volte la media stimata in un anno per la raccolta di rifiuti dannosi per l’ambiente, dispersi nell’ecosistema marino. A finire inghiottiti nel primo Seabin, oltre a plastica e microplastiche, sono stati anche  materiali metallici, mozziconi di sigarette, cotton fioc, massa organica umida contaminata da frammenti di plastica e polistirolo. Tutti particolarmente pericolosi per la fauna che, scambiandoli per alimenti, li ingerisce.

L’evento di oggi è stata così l’occasione di celebrare l’importante risultato raggiunto e insieme inaugurare la seconda installazione. Tra i presenti c’era anche Renata Pascarelli, direttore Qualità Coop Italia, che ha sottolineato il ruolo cruciale del lavoro di manutenzione svolto dal personale: “Nel porto turistico di Marina di Sestri Ponente abbiamo trovato un alleato che ha saputo gestire con grande attenzione il primo Seabin e siamo confidenti che analogo lavoro sarà svolto da ora in avanti per un comune positivo interesse”.

Fondamentale per la buona riuscita del progetto è stata anche la collaborazione tra i soggetti coinvolti e tra settore pubblico e privato. “La pubblica amministrazione deve essere la prima a dare il buon esempio”, ha sottolineato Alessandra Risso, responsabile dell’ufficio governance, processi smart e direzione smart city, intervenuta come portavoce di Matteo Campora, assessore all’Ambiente del Comune di Genova. “Il nostro sforzo è quello di orientarci sempre di più in un’ottica sostenibile che diventa anche azione, gestione e promozione. Questo è un esempio di come più soggetti, insieme, possano fare qualcosa di apparentemente piccolo, ma al tempo stesso importante per la salvaguardia dell’ambiente”.

Uno sforzo che Coop Liguria porta avanti con costanza, come raccontato dal suo presidente Roberto Pittalis: “Questa nuova installazione è pienamente coerente con il nostro impegno ambientale, fatto di azioni concrete”.  Azioni che si traducono in traguardi importanti (come il taglio di 30.400 tonnellate di CO2 in un anno) e che passano anche da un’opera di sensibilizzazione e attenzione ai più giovani, come le attività educative Saperecoop, che coinvolgono ogni anno oltre ventimila studenti: “Proprio qui a Sestri Ponente ha sede il nostro Centro di Orientamento ai Consumi, pensato per aiutare i bambini a capire come comportarsi per essere meno invasivi nei confronti del nostro mare”. Un impegno in cui Coop Liguria crede fortemente, tanto da “valutare già l’installazione di un nuovo Seabin nel Ponente Ligure”. Nel frattempo la campagna Le nostre acque, iniziata sulle acque dell’Arno e approdata oggi nel mar Ligure, prosegue il suo corso, dandoci appuntamento il 6 agosto sul lago Maggiore.

Quarta tappa: Cooperativa Pescatori e Acquicultori del Golfo di Solcio di Lesa, Lago Maggiore (6 agosto)

Dopo aver fatto tappa sull’Arno a Firenze, sul mar Adriatico a Pescara e sulla costa del mar Ligure a Genova, la campagna Le nostre acque di Coop è approdata a Solcio di Lesa, sul versante piemontese del lago Maggiore.

Qui, il 6 luglio, presso la cooperativa Pescatori e Acquicultori del Golfo di Solcio, è entrato in funzione un nuovo dispositivo Seabin,  pronto a catturare tutti i detriti trascinati dalle correnti, galleggiando a pelo d’acqua. Una posizione strategica quella scelta da Coop, dal momento che il lago rappresenta un “sistema chiuso”, che rischia di essere ancora più minacciato dalla presenza di rifiuti plastici.

In questo habitat ricco di biodiversità e fortemente esposto alla pressione antropica (e a quella dovuta ai cambiamenti climatici), il cestino mangia rifiuti avrà il compito di ripulire le acque in quella che è stata riconosciuta come una delle situazioni più complesse dei grandi laghi lombardi. A rilevarlo il team scientifico di Goletta dei Laghi di Legambiente, in collaborazione con Enea, che ha stimato una presenza media di microplastiche nelle acque del lago Maggiore, pari a 605.638 particelle per chilometro quadrato di superficie. Massimiliano Caligara, presidente dell’associazione Gli amici del lago, circolo di Legambiente, ha sottolineato proprio l’importanza del Seabin “per quanto riguarda l’analisi e la classificazione dei rifiuti raccolti, con particolare attenzione alle microplastiche”.

Un aiuto cruciale, che verrà messo a disposizione dell’associazione stessa in collaborazione con il Cnr-Irsa di Verbania. L’installazione del Seabin a Solcio di Lesa è stato il risultato della collaborazione tra Coop Italia con Nova Coop, la cooperativa Pescatori Acquicultori del golfo di Solcio e il Comune di Lesa.

Un passo importante nella lotta all’inquinamento delle plastiche nel lago, accolta con entusiasmo sia dal sindaco di Lesa, Aloma Rezzaro, che dalle altre realtà del territorio, già impegnate a portare avanti iniziative di educazione ambientale. Lucia Ugazio, vice presidente di Nova Coop ha sottolineato la triplice valenza del progetto: “In primo luogo parliamo della possibilità di ridurre i rifiuti plastici presenti nelle nostre acque, ma anche di un’importante occasione per attivare alleanze tra attori differenti del territorio. Infine la comunicazione di quanto raccolto sarà uno strumento educativo ed informativo per coinvolgere e responsabilizzare i cittadini”.

Un’unità d’intenti dichiarata anche da Giorgio Brovelli, presidente cooperativa Pescatori e Acquicultori del golfo di Solcio, che ha messo a disposizione i propri volontari per la manutenzione del Seabin: “Tutto ciò che serve per preservare l’equilibrio dell’ecosistema lacustre, trova la nostra approvazione. Siamo sempre convinti che il futuro si misurerà sempre più con la conservazione della vita presente nelle nostre acque”. Un nuovo tassello lungo il tragitto tracciato per rendere più pulite “Le nostre acque”.

Quinta tappa: Circolo di Pesca N. Sauro, Livorno, Mar Tirreno (28 agosto)

Dalle acque dolci dell’Arno, a Firenze, a quelle salate del Mar Tirreno. È questo il percorso della campagna Coop Le nostre acque, che, dal fiume al mare, ha simbolicamente seguito il tragitto che i rifiuti plastici percorrono ogni giorno.
Dopo le tappe di Firenze, Pescara, Genova, e Solcio di Lesa, oggi sono entrati in funzione due nuovi cestini mangia rifiuti Seabin, anche a Livorno e Castiglione della Pescaia.

“È un ritorno in Toscana dove siamo partiti a luglio”, ha detto Renata Pascarelli, direttore qualità di Coop Italia. “Ci spostiamo sul mar Tirreno grazie anche all’ospitalità dei comuni coinvolti e agli enti, come qui a Livorno il Circolo Pesca Nazario Sauro, che gestiranno i dispositivi”. Un gesto importante in un habitat compromesso dall’azione umana, come risulta essere l’arcipelago toscano. Qui sette pesci su dieci risultano, infatti, contaminati da plastica e pezzi di tessuti, come emerso dai dati raccolti tra il 2019 e il 2020, da una ricerca di Greenpeace, in collaborazione con l’università politecnica delle Marche e Ias (Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino) del Cnr (il Consiglio nazionale delle ricerche) di Genova.

Ecco perché ogni azione di salvaguardia può davvero fare la differenza, come sottolineato da Giovanna Cepparello, assessore all’Ambiente del comune di Livorno. “Come Amministrazione siamo felicissimi di collaborare, attraverso Aamps (azienda ambientale di pubblico servizio), a questo progetto, che rientra pienamente nella nostra filosofia plastic-free. Il Seabin sarà molto utile a darci la misura concreta di quanto il fenomeno plastiche in mare sia diffuso e preoccupante”.

E proprio il direttore generale di Aamps Raffaele Alessandri ha tracciato un quadro della situazione attuale. “Durante tutto l’arco dell’anno raccogliamo quintali di plastiche di varie dimensioni sulle nostre spiagge, il più delle volte provenienti dal mare e non gettate da terra. Intercettare tale tipologia di rifiuto prima che finisca sulla nostra costa è certamente determinante per ridurne l’impatto ambientale”.

Il forte impegno della Toscana nella lotta contro l’inquinamento dei mari e dei fiumi è stato ricordato anche da David Tei, funzionario responsabile programmazione ambientale ed energetica della Regione. “Ricordo che la Toscana è stata la prima a vietare per legge l’uso della plastica sulle spiagge, dando vita ad azioni di raccolta dei rifiuti in mare con il progetto #ArcipelagoPulito e sui fiumi e i corsi d’acqua con #ToscanaPulita”.

Fin dagli anni ’80 questo sforzo può contare anche sulla collaborazione di Coop, come spiegato da Piero Canova, direttore generale Unicoop Tirreno: “Livorno è la città in cui abbiamo in media un socio per famiglia e dove, sin dalla nascita della Cooperativa, portiamo avanti progetti per la tutela ambientale che coinvolgono i ragazzi, le scuole, gli enti, le associazioni, i fornitori e le tante realtà a cui, come a noi, sta a cuore il futuro del pianeta”. L’installazione del Seabin rappresenta, dunque, un’ulteriore e concreta iniziativa nella lotta all’inquinamento delle plastiche in mare già in essere nella città, come quella che vede la cooperazione tra l’Acquario di Livorno, gestito da Costa Edutainment s.p.a. e Unicoop Tirreno, che ha donato alla struttura il pannello “Tra dire e il mare c’è di mezzo il fare”: un elenco di “buone pratiche” per la tutela dell’ambiente e del mare.

Gesti piccoli, ma molto importanti per innescare un meccanismo virtuoso, come riconosciuto da Giovanni Raimondi, biologo dell’acquario, che sta collaborando anche a una ricerca a cura del dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa, in collaborazione con Asa – Azienda Servizi Ambientali, con l’obiettivo di testare bioplastiche e bio-compositi in acqua di mare. “Il cambiamento di una società parte dal singolo cittadino”, ha ricordato Raimondi, “ma il singolo cittadino per cambiare, ha bisogno di forti motivazioni legate alla sua vita quotidiana, per vedere nell’immediato gli effetti del suo cambiamento”. Il tour di Coop realizzato grazie al progetto PlasticLess di LifeGate ne è un chiaro esempio.

Sesta tappa: Club Velico, Darsena Comunale Castiglione della Pescaia, Mar Tirreno (28 agosto)

Il secondo appuntamento della giornata si è tenuto a Castiglione della Pescaia, presso la Darsena comunale. “Continuiamo il nostro viaggio in Italia alla ricerca di luoghi idonei dove posizionare i Seabin”, ha dichiarato Maura Latini, Ad Coop Italia. La cittadina toscana è infatti già nota per il suo impegno nei confronti dell’ambiente. Tanto che dal primo gennaio 2019 il comune è diventato plastic free, avendo aderito alla campagna Plastic Free Challenge promossa dal ministero dell’Ambiente. Ciò significa che da allora “sono stati banditi gli utensili di plastica usa e getta da tutti gli esercizi commerciali”, come spiegato da Elena Nappi, vicesindaco e assessore all’Ambiente di Castiglione della Pescaia, che ha anche sottolineato l’impegno messo dall’amministrazione nella politica ambientale. “Siamo da anni all’interno del Pelagos, il famoso Santuario dei Cetacei per la tutela dei suoi abitanti minacciati dalle microplastiche disperse in mare; abbiamo attivato un nucleo ecologico di volontari che raccolgono le plastiche abbandonate sulle spiagge, nei fossi e nelle canalette stradali per cercare di impedire che arrivino nelle nostre acque; siamo entrati a far parte del progetto della Regione Toscana Arcipelago Pulito 2.0, grazie alla presenza nel porto di un’isola ecologica per i rifiuti recuperati nelle reti dai pescatori”. Sforzi ai quali oggi l’amministrazione si dichiara orgogliosa di aggiungere l’adesione alla campagna Coop Le nostre acque, con l’attivazione di un nuovo Seabin pronto a inghiottire quintali di plastica dispersa in mare.

Nel panorama nazionale delle cooperative di consumatori presenti sui vari territori, a Unicoop Tirreno è riconosciuto un ruolo da protagonista nell’impegno speso a favore della sostenibilità. A ricordarlo, in occasione dell’inaugurazione del Seabin di Castiglione della Pescaia, è stato Marco Lami, presidente Unicoop Tirreno, che ha dichiarato: “La difesa dell’ambiente è uno dei valori fondanti di Coop che, da anni, sensibilizza soci e consumatori rispetto ai comportamenti che riducono l’inquinamento. Nei nostri archivi ci sono locandine di quaranta anni fa che invitano a non abbandonare le borsine della spesa e campagne contro il fosforo nei detersivi. Un capitolo della nostra Carta dei Valori è dedicato all’ambiente e i nostri Soci si impegnano molto in attività ecologiche, stimolandoci a fare meglio e di più”.

Invito che a Castiglione della Pescaia ha trovato terreno fertile, grazie ad un’amministrazione particolarmente sensibile al tema ambientale. Ne è un esempio anche l’impegno messo nelle iniziative di salvaguardia delle tartarughe, anch’esse gravemente minacciate dalla presenza della plastica in mare. A raccontarlo Luana Papetti, direttore scientifico Associazione TartAmare: “La plastica è senz’altro fra le maggiori cause di spiaggiamento della Caretta caretta per cui il Centro Recupero Tartarughe Marine TartAmare è chiamato ad intervenire. I danni che provoca sono numerosi e differenti ma tutti portano ad un esito certo: la morte o la compromissione della salute delle tartarughe marine. Solo le amministrazioni lungimiranti e attente riescono a comprendere che è necessario mettere in atto tempestivamente delle misure che riescano a contenere questo grave danno”. Castiglione della Pescaia ha dimostrato di essere tra queste, tanto che per il suo impegno, LifeGate ha anche insignito il comune dell’attestato PlasticLess.

Settima tappa: Darsena di Milano (2 settembre)

Dopo aver fatto tappa lungo fiumi, laghi e mari, la campagna Coop Le nostre acque ha fatto rotta anche in città, sui navigli milanesi. Una significativa “chiusura del cerchio” che oggi, 2 settembre, ha portato un nuovo Seabin sulla Darsena di Milano, precisamente presso l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Un luogo strategico, come sottolineato da Pierfrancesco Maran, assessore a Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano: “Con questo Seabin gettiamo un seme in un luogo simbolo per i milanesi, non solo per ridurre i rifiuti in acqua, ma anche per creare uno stimolo alla conoscenza del problema e per permettere di riscoprire il valore delle acque in città”.

Celebre teatro della movida e degli aperitivi cittadini, questa zona soffre infatti per l’incuria e la leggerezza dei tanti frequentatori, che “dimenticando” bicchieri, bottiglie e cannucce dove capita, contribuisco a inquinare il canale, a discapito di tutto l’ecosistema. La presenza del Seabin potrà dunque rivelarsi una sfida doppiamente importante, fungendo da “spazzino” ma anche da monito. A renderla possibile è stato il lavoro di squadra, tra istituzioni, impresa, media e associazioni, come sottolineato da Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate.

Fondamentale l’impegno continuativo di Coop, che entro il 2021 si è impegnata a installare 25 di questi dispositivi nelle acque italiane. “Un contributo piccolo, ma concreto, visibile e collettivo” ha commentato Maura Latini, ad Coop Italia, che ha ribadito anche il ruolo delle imprese che, oltre per il profitto, devono agire sempre per il bene della collettività.

L’inaugurazione del Seabin alla Darsena di Milano

La Darsena di Milano, che negli ultimi anni è stata protagonista di un importante lavoro di riqualificazione, è anche un luogo ricco di biodiversità che, essendo un “sistema chiuso”, rischia di essere ancora più minacciato dalla presenza di rifiuti e microplastiche. “Il Seabin installato nella nostra sede è uno straordinario alleato per promuovere una cultura di maggior rispetto verso il nostro ‘mare’ cittadino”, ha commentato Marco Scavone, presidente Associazione Italiana Marinai d’Italia, ricordando il valore storico di quello che per molti anni è stato tra i principali porti fluviali del Paese per trasporto di merci. “Il gruppo milanese è stato il primo nato in Italia, nel 1911, ed è impegnato da oltre un secolo nel promuovere una cultura di rispetto e tutela di questa importante risorsa”.

Il prezioso ruolo di salvaguardia degli ecosistemi di iniziative come questa, è stata sottolineata anche dall’ingegner Alessandro Folli, presidente Consorzio Bonifica Est Ticino Villoresi, che comprende quattro mila chilometri di canali. Folli ha sottolineato anche il costo che la pulizia di circa 300 tonnellate all’anno di rifiuti nei canali comporta. Uno sforzo enorme che insieme alla chiusura di 358 scarichi industriali, dal 2005 ad oggi, ha permesso di migliorare moltissimo la qualità delle acque milanesi. “Sappiamo dalle analisi che vengono effettuate ogni sei mesi, che l’acqua dei Navigli e della Darsena è di buona qualità, ma sempre più esposta all’inciviltà dilagante che fa sì che in alveo si gettino frequentemente rifiuti di ogni tipo, tra cui purtroppo molta plastica”.

Una gestione più oculata in tutta la filiera della plastica è dunque una necessità e un dovere di tutti. Come ribadito da Coop, vera e propria antesignana nell’impegno verso la riduzione e il riciclo della plastica e delle micro plastiche. Impegno che è anche una responsabilità verso le generazione future, come ricordato da Alfredo De Bellis, vice presidente Vicario Coop Lombardia: “Il messaggio che lanciamo qui in Darsena con questa iniziativa è che per vivere bene i posti belli è necessario stare attenti ai propri comportamenti, per non aumentare il proprio impatto ambientale. Per noi questo è solo un inizio”. Il tour intanto prosegue con nuovi Seabin pronti a entrare in azione a Brindisi, Trieste e Ravenna.

Ottava tappa: Lega Navale, Brindisi, Mar Adriatico (11 settembre)

Mentre turisti e vacanzieri lasciano le spiagge del Salento, a Brindisi arriva un nuovo ospite: il Seabin della campagna Le nostre acque di Coop in collaborazione con LifeGate. È l’ottava tappa di questo tour, iniziato lo scorso luglio sulle rive dell’Arno e giunto ora qui, sul mare Adriatico. Con l’ormai tradizionale evento inaugurale, si è tagliato il nastro di questo nuovo dispositivo, pronto a inghiottire plastiche e micro plastiche trascinate dalla corrente. A ospitarlo è stata la sede della Lega Navale di Brindisi, che si è presa carico della sua manutenzione ordinaria. Il regolare svuotamento del cestino, una volta saturo di rifiuti, è fondamentale per garantirne l’efficacia, fungendo anche da stimolo e richiamo alla responsabilità. “La Lega Navale di Brindisi è concretamente impegnata nella tutela dell’ambiente marino”, ha ricordato il presidente Roberto Galasso, presente all’installazione. “Grazie a questa iniziativa potremo anche coinvolgere i giovani nella diffusione di una cultura ambientale positiva e virtuosa.”

Uno sforzo, dunque, con ricadute positive anche in termini di sensibilizzazione sul tema della plastica nei mari, reso possibile dalla sinergia di tutte le realtà coinvolte. A ribadirlo Roberta Lopalco, assessore all’Ambiente del Comune di Brindisi: “L’obiettivo di ridurre la plastica nei nostri mari si integra in un progetto più ampio che vede come obiettivo di tutti la riduzione dell’uso della plastica per contenere l’inquinamento. Il fenomeno dell’abbandono della plastica sul nostro territorio e nei mari va contenuto affinché la stessa diventi una risorsa e non un rifiuto”.

Un’iniziativa simbolica e al tempo stesso concreta, specialmente in un luogo così ricco di biodiversità e – purtroppo – afflitto dal problema dell’inquinamento di plastica, qual è l’Adriatico. Il lavoro svolto dal Seabin risulta infatti prezioso anche per la sua capacità di “recuperare microplastiche prima che diventino nanoplastiche che possono facilmente contaminare il mare e la catena alimentare, sino ad arrivare all’uomo”, come sottolineato da Marinazzo Doretto, presidente del circolo Legambiente Brindisi.

Proprio Legambiente è stata promotrice negli ultimi anni di diverse campagne dedicate ai litorali pugliesi, come Goletta Verde#usaegettanograzie! e Beach Litter. Iniziative che hanno portato a documentare e a raccogliere quantità enormi di rifiuti e grazie alle quali si è verificato che ben l’80 per cento dei rifiuti rinvenuti sulle 14 spiagge monitorate nella regione è costituita da plastica.

Un impegno costante a cui oggi, grazie alla campagna Coop, si aggiunge un nuovo sforzo. “L’installazione del Seabin nel mare di Brindisi rappresenta una delle azioni concrete che rivolgiamo ai territori pugliesi”, ha dichiarato Aldo Pulli, presidente della zona soci Lecce Brindisi e consigliere di amministrazione Coop Alleanza 3.0, ribadendo una vocazione in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Impegno in difesa dell’ambiente, ma anche solidarietà, promozione della cultura, sostegno alla formazione, affermazione dei principi di legalità sono valori che caratterizzano il radicamento di Coop nella società”.

Nona tappa: Marina San Giusto, Trieste, Mare Adriatico (17 settembre)

Dalle coste salentine a quelle triestine, la campagna Le nostre acque di Coop Italia risale l’Adriatico fino all’estremo nord, per la nona tappa del suo tour. Oggi, grazie alla collaborazione con Coop Alleanza 3.0, l’amministrazione cittadina e la Regione Friuli-Venezia Giulia, un nuovo Seabin del progetto PlasticLess è entrato in funzione presso il porto Marina San Giusto, di Trieste.

Una location particolarmente suggestiva e sensibile al tema ambientale, che con il suo staff si occuperà della manutenzione del dispositivo mangiaplastica. Un impegno che si aggiunge a quello dei marinai che “quotidianamente verificano la pulizia degli specchi acquei in concessione, con particolare attenzione a sacchetti ed altri scarti di materiale plastico spesso presenti”, come spiegato da Luca Corbella, presidente Marina San Giusto.

Il problema della spazzatura in acqua riguarda tutto il litorale regionale friulano, con 6,5 tonnellate di rifiuti stimate all’anno dai dati Arpa FVG. “Un’invasione silenziosa”, come l’ha definita Maurizio Spoto, direttore Area Marina Protetta di Miramare(un’area protetta situata nel Golfo di Trieste),  convinto che il Seabin rappresenterà un valido aiuto e monito nel lavoro di pulizia e sensibilizzazione delle acque. “Nelle campagne di pulizia dei fondali e delle spiagge che conduciamo è ormai evidente da anni che il vero problema sono le plastiche, che rappresentano quasi l’80 per cento dei rifiuti e che hanno tempi di degradazione talmente lunghi da poter essere considerate ‘perenni’. Oggi stiamo ancora cercando di eliminare la plastica degli anni ‘50”.

Presente all’inaugurazione anche Marco Pedroni, presidente Coop Italia, che ha sottolineato il ruolo concreto dei Seabin nel più ampio impegno ambientale della cooperativa. Ruolo che si traduce in oltre 2000 kg di rifiuti galleggianti già raccolti dall’inizio della campagna. C’è bisogno di questa semplicità e immediatezza, per dire che l’ambiente è il primo tema che abbiamo davanti nei prossimi venti, trent’anni”.

In riferimento all’attuale situazione di emergenza globale, causata dal pandemia, il presidente ha anche sottolineato il rischio del ritorno al monouso. “C’è bisogno di prodotti più sostenibili e di un equilibrio tra convenienza economica e ambientale”. Un argomento ripreso anche da Mario Cifiello, presidente Coop Alleanza 3.0, che ha sottolineato la necessità di “un piano di normativo in grado di incentivare il green, per una detassazione virtuosa, affinchè il mondo produttivo possa attrezzarsi e capirne le opportunità”. Fresco di nomina, Cifiello ha espresso il suo reale entusiasmo per questo tour “che non è un percorso di marketing o un’iniziativa per seguire la moda del momento, ma una riaffermazione dei nostri valori e della nostra missione, presente anche nel nostro statuto”.

Fondamentale in questo contesto il sostegno delle istituzioni, intervenute all’inaugurazione, nelle persone del sindaco di Trieste Roberto Di Piazza e dell’assessore alla Difesa dell’Ambiente, all’Energia e Sviluppo sostenibile della Regione Friuli Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro. “Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere, perché stiamo depredando il nostro ecosistema”, ha spiegato il sindaco. “Bisogna recuperare quel senso civico che si è perso con il passare del tempo e queste iniziative sono importanti per cercare di attenuare l’emergenza ambientale.”

Una traiettoria precisa, da seguire anche così, un Seabin alla volta e una tappa dopo l’altra. La prossima farà rotta su Ravenna.

Decima tappa: Darsena pescherecci di Marina di Ravenna (25 settembre)

Siamo alla decima tappa della campagna Le nostre acque di Coop, che, in sinergia con il progetto LifeGate PlasticLess, sta girando l’Italia per installare 25 Seabin. Oggi tocca alla darsena pescherecci di Marina di Ravenna, dove un nuovo cestino mangia plastica è entrato in funzione lungo la costa, grazie alla collaborazione con Coop Alleanza 3.0, il Comune di Ravenna e il Cestha, Centro sperimentale per la tutela degli habitat. “Il tema della conservazione del mare e dell’ambiente in genere è molto caro alla nostra amministrazione”, ha commentato Gianandrea Baroncini, assessore all’Ambiente del Comune di Ravenna, convinto della concreta utilità del nuovo Seabin, anche come monito.“La prima questione da affrontare è agire sul senso civico evitando la dispersione di plastica e altri inquinanti nelle nostre acque. Ora la tecnologia ci tende la mano”.

Proprio di fronte alla darsena ha la sua sede il Cestha, un luogo simbolo della tutela e conservazione delle specie a rischio e della promozione di attività di gestione sostenibile. Una tartaruga marina su quattro che arriva in cura qui, presenta problematiche legate all’ingestione di plastiche. Spiega Sara Segati, presidente Cestha: “Lavoriamo ogni giorno per porre rimedio ai danni che l’inquinamento marino causa sui suoi abitanti, sia attraverso la pesca fantasma, sia perché la plastica è spesso confusa dagli animali marini per cibo”.

All’impegno profuso dal Cestha, si unisce il progetto PESCAMI, coordinato dalla Fondazione Flaminia, e che vede biologi e pescatori impegnati nella rimozione dei rifiuti sommersi, assieme agli attrezzi da pesca abbandonati all’interno delle aree di ormeggio. Notizie che fanno capire l’importanza di iniziative come PlasticLess e dell’impegno messo su questi temi da un player come Coop, dove “la sostenibilità è la guida nelle scelte dei soci consumatori”, come ribadito  da Luca Ortolani, presidente Area Sociale Vasta Provincia di Ravenna e membro del Cda di Coop Alleanza 3.0.

Il progetto dei Seabin, che riescono a catturare non soltanto le plastiche galleggianti, ma anche le insidiose microplastiche, è solo una delle tante azioni concrete messe in campo da Coop, impegnata da anni in un lavoro di riduzione dei volumi di plastica e del suo impatto in tutta la catena produttiva e distributiva. A ricordarlo anche in questa occasione Alice Vichi, presidente Zona soci Ravenna-Cervia di Coop Alleanza 3.0:“Sono fiera di rappresentare la cooperativa in questa importantissima iniziativa che si inserisce in un insieme di azioni concrete nell’impegno ambientale portato avanti da Coop”.

Impegno che continua anche lungo le coste dei nostri mari, fiumi e laghi, con le prossime tappe della campagna Le nostre acque. 

Undicesima tappa: Club Velico Castiglionese di Castiglione del Lago (9 ottobre)

Una montagna di oltre duemila chili di rifiuti. È questa l’immagine che potrebbe simbolicamente raccontare il risultato ottenuto finora dagli 11 seabin mangia plastica, installati da Coop e LifeGate lungo le coste di fiumi, laghi e mari italiani. Una piccola e opersosa compagine a cui oggi si aggiunge una nuova recluta: quella installata sul lago del Trasimeno, a Castiglione del Lago presso il Club Velico Castiglionese. “Oggi è una giornata importante non solo per tutti i comuni del Lago ma per l’intera Regione”, ha commentato Matteo Burico, sindaco di Castiglione del Lago. “Ringrazio Coop Centro Italia perché abbiamo bisogno di iniziative come questa e di una maggiore educazione alla tutela dell’ambiente per mettere in pratica delle buone azioni.”

Il lago Trasimeno è un luogo ricco di biodiversità, dove le anatre selvatiche, i cormorani, il nibbio e il martin pescatore sono, purtroppo, minacciati dalla grande concentrazione di plastiche e microplastiche presente nelle acque lacustri. Come sa bene anche Massimo Sepiacci, presidente del Club Velico Castiglionese: “Abbiamo aderito subito con entusiasmo a questa iniziativa. D’altra parte, lo sport della vela è indubbiamente tra quelli che, più di altri, mette chi lo pratica a stretto contatto con la natura”. Secondo uno studio realizzato da Legambiente ed Enea sarebbero circa 25mila le microparticelle di plastica disperse per ogni chilometro quadrato del lago Trasimeno. Particelle inferiori a cinque millimetri, derivanti per lo più dalla disgregazione di rifiuti smaltiti in modo errato o come conseguenza di tanti comportamenti quotidiani.

I dati raccolti rendono evidente l’utilità di un dispositivo come il seabin nelle acque lacustri, così come in tutti i corsi d’acqua e mari d’Italia. Un’attività che è solo uno dei tanti tasselli dell’impegno ad ampio raggio portato quotidianamente avanti da Coop per la tutela ambientale. A ribadirlo Antonio Bomarsi, presidente del consiglio di amministrazione di Coop Centro Italia: “Con progetti come questo noi di Coop cerchiamo di dare il nostro contributo per ripulire l’ambiente, ma siamo anche impegnati tutti i giorni perché la sostenibilità sia uno dei principali fondamenti nelle scelte dei nostri soci consumatori”.

Oltre all’azione concreta di pulizia delle acque, messa in campo con i seabin, la campagna di Coop rappresenta anche un importante stimolo nel sensibilizzare i cittadini sui temi della salvaguardia e del rispetto delle acque. Uno sforzo che chiede la partecipazione attiva di tutti, come ribadito da Roberto Morroni, assessore regionale alle politiche agricole e agroalimentari e alla tutela e valorizzazione ambientale dell’Umbria: “Per preservare il lago Trasimeno e l’ambiente più in generale serve un cambio di passo; per contribuire alla tutela dell’ambiente è necessario mettere in campo una strategia unitaria da perseguire tutti insieme”.

E proprio iniziative come questa, sono la dimostrazione, di come l’unità d’intenti e la collaborazione tra pubblico, privato ed enti locali possano portare a risultati rapidi ed efficaci. Un proposito su cui si basa LifeGate PlasticLess, come ricordato dalla responsabile del progetto, Lajal Andreoletti, cui spetta il merito di averci creduto fin dall’inizio, spendendosi senza sosta per la buona riuscita: “LifeGate da venti anni sostiene un modello di economia sostenibile credendo fermamente che possa fare la differenza per la salute delle persone e del pianeta. Per questo siamo orgogliosi di questa iniziativa con Coop che dimostra come un altro modello di produzione e di consumo non solo sia possibile ma anche preferibile, perché le nostre risorse naturali sono patrimonio di tutti e tutti dobbiamo preservarle”.

E così, mentre tutti e 12 i seabin installati da Coop e LifeGate lavorano incessantemente per ripulire le acque, il tour fa una sosta, pronto a ripartire per nuovi lidi, nella primavera 2021.