Cos’è la plastic tax e il case study dell’Emilia-Romagna, regione in prima linea in difesa dell’ambiente

Che una delle norme più discusse della futura legge di bilancio riguardi l’ambiente, è una novità. Parliamo della plastic tax, in merito alla quale ha preso posizione Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, che ci ha spiegato cosa significa per lui sostenibilità.

Per difendere il Pianeta, le persone scendono in piazza. Di tutela dell’ambiente sentiamo parlare in ormai quasi tutte le edizioni di prima serata dei telegiornali. L’ulteriore conferma della risonanza che il tema della sostenibilità sta acquisendo arriva da un settore che in apparenza potrebbe sembrare tra i più distanti: quello dell’economia. Il 29 ottobre 2019 l’attuale governo Conte bis, composto dalla coalizione scaturita da un accordo fra Partito democratico e Movimento 5 stelle, ha presentato il disegno di legge di bilancio per il 2020 e da quel giorno non si fa che discutere di una delle misure previste al suo interno: l’introduzione della cosiddetta plastic tax.

L’esecutivo punta infatti ad introdurre nel mese di aprile – o di luglio se si deciderà di rimandarla – una tassa sui prodotti in plastica monouso. Dovrebbe corrispondere ad un euro al chilo ma, considerando che una cifra simile rischierebbe di comportare per i produttori un raddoppio dei costi di produzione, potrebbe venire ridotta.

Le critiche mosse alla plastic tax

Nonostante l’obiettivo parallelo sia quello di aiutare le aziende negli sforzi di riconversione verso alternative sostenibili, introducendo meccanismi premiali, gli oppositori dubitano dell’efficacia della nuova imposta come deterrente nei confronti della produzione e del consumo di plastica. In verità, sembrerebbe lo stesso governo ad essere scettico tenendo conto del fatto che, come rivela Il sole 24 ore, “il gettito messo a bilancio nei saldi di finanza pubblica non si riduce nel tempo”. Ovvero, lo Stato pensa di continuare ad incassare entrate regolari grazie alla plastic tax, passando addirittura da un miliardo di euro nel 2020 ad 1,8 miliardi nel 2021.

Perché secondo Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, la nuova tassa va “rimodulata”

Ad aver criticato la tassa, proponendo gli eventuali emendamenti citati sopra, è stato Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna. Sul suo territorio, del resto, insiste un polo del packaging importantissimo. “Qui si trova il 40 per cento dell’intera filiera italiana, dove si genera il 62 per cento dell’intero fatturato italiano, quindi non si tratta di una questione emiliano-romagnola, ma di una questione che colpisce l’Italia intera”, ha spiegato Bonaccini ai microfoni di Radio Capital. Sembra strano detto da una persona che sta lavorando affinché la sua possa diventare una delle prime regioni plastic-free d’Italia. Ma per attuare questo progetto Bonaccini sta discutendo con imprese e sindacati da mesi. “Non vogliamo certo ammazzare l’economia, bensì fare della circular economy un’opportunità per creare posti di lavoro”, chiarisce alla redazione di LifeGate. È convinto che per attuare scelte virtuose si debbano mettere in campo progetti e proposte che abbiano una tenuta sociale.

Le parole di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente

In realtà la pensa in modo simile anche Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, uno dei più accaniti sostenitori della plastic tax. “È una norma sacrosanta. Va difesa dalle critiche della parte più reazionaria dell’industria e della politica italiana, ma durante la discussione parlamentare serve migliorarla in alcuni passaggi”, scrive sull’Huffpost. “È condivisibile che venga fatta pagare sui prodotti monouso e non su quelli riutilizzabili o compostabili, ma due errori vanno assolutamente corretti. Prima di tutto va chiarito che sui prodotti realizzati con plastica riciclata non si deve imporre alcuna tassa. E poi non ha senso restringere il campo di applicazione della nuova imposta solo alla plastica utilizzata per produrre imballaggi, ma bisogna estenderla anche a quella impiegata per la realizzazione dei manufatti di cui siamo circondati nella vita quotidiana”.

L’impegno dell’Emilia-Romagna nella gestione dei rifiuti

Se la plastica è diventata il nemico numero uno – non a torto, considerando che solo nel Mediterraneo ne finiscono più di 700 tonnellate ogni giorno –, il presidente dell’Emilia-Romagna sta lavorando per garantire un’ottimale gestione di tutti i rifiuti. “Noi avevamo posto tre anni fa nel nuovo piano regionale un obiettivo che molti ritenevano troppo ambizioso, cioè superare il 73 per cento di raccolta differenziata entro il 2020. Avendo superato il 68 per cento alla fine dell’anno scorso, probabilmente non solo centreremo l’obiettivo, ma ci spingeremo addirittura oltre”, rivela.

Inoltre, ha intenzione di introdurre la tariffazione puntuale. Così facendo privati e imprese non pagheranno più la tassa sui rifiuti sulla base del numero di metri quadri in cui alloggiano, ma in base alla reale quantità di rifiuti che producono. “Non è giusto che una coppia di anziani con un appartamento di 50 metri quadri paghi più di un singolo che, pur abitando in 20 metri quadri, produce più rifiuti”, sottolinea Bonaccini. “E questo ci porterà contemporaneamente a premiare coloro che ridurranno il numero di rifiuti prodotti”. Ma non solo: secondo Andrea Binelli, ex assessore ai Tributi del comune di Villa Minozzo – terzo territorio comunale più grande della provincia di Reggio Emilia –, a giovarne saranno anche i comuni montani come il suo che non saranno più svantaggiati rispetto alla pianura, mentre chi non è residente non sarà più costretto a pagare tariffe esagerate.

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L’Emilia-Romagna richiama ogni anno milioni di turisti per le sue bellezze naturalistiche, l’ospitalità, le tradizioni gastronomiche. Nella foto la Pietra di Bismantova, rilievo caratteristico dell’Appenino reggiano © Ingimage

A gennaio 2020 si terranno le elezioni regionali

Un tema caldissimo, questo, considerando che la regione è salita, negli ultimi quattro anni, da 45 a 60 milioni di presenze turistiche a stagione, e che il meccanismo della raccolta differenziata non può certo incepparsi durante l’estate. “Nonostante città che passano, come Rimini, da 150mila persone ad un milione, la nostra capacità ricettiva, il sistema di infrastrutture ed il buon governo dei servizi pubblici garantiscono la corretta gestione dei flussi turistici, facendo dell’Emilia-Romagna – della Romagna in particolare – una delle zone più attrattive a livello mondiale”. Tanto da essere definita food valley, un luogo dove ci si reca non solo per la qualità del cibo e della ristorazione, ma pure per visitare i luoghi stessi di produzione agroalimentare, dalle acetaie ai vigneti, fino ai caseifici dove si produce il Parmigiano Reggiano.

Un luogo che forse sarà presto preso d’assalto anche per la sua importanza dal punto di vista scientifico, visto che a Bologna si trasferiranno il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine e l’Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia, facendo del capoluogo emiliano il punto focale degli studi sui cambiamenti climatici e sul riscaldamento globale. Serve comprendere, per poi agire nel modo migliore. E l’amministrazione dell’Emilia-Romagna l’ha fatto, dichiarando l’emergenza climatica e ambientale come suggerito da movimenti ecologisti come Fridays for future ed Extinction Rebellion.

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Bologna
Bologna è la sede prescelta dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine © Ingimage

“Io credo che solo la sostenibilità potrà garantire la salvezza del bene più prezioso che abbiamo, cioè il pianeta Terra”, conclude Bonaccini. Una convinzione che si spera non lo abbandoni nel corso della sua campagna elettorale. Il 26 gennaio 2020 i cittadini emiliano-romagnoli saranno infatti chiamati a votare alle elezioni regionali. A sfidare il presidente uscente, candidato del Partito democratico sostenuto da una coalizione di centro-sinistra, sarà Lucia Borgonzoni della Lega, promossa dal centro-destra. Nello stesso giorno si terranno le regionali anche in Calabria, mentre gli abitanti di Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto si recheranno alle urne tra maggio e giugno. Il solo fatto che le tematiche ambientali siano diventate un’arma in grado di determinare la vittoria o la sconfitta di un candidato politico, rappresenta un trionfo per l’Italia e per il resto del mondo.

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