I mari europei si stanno scaldando più velocemente del previsto, l’Europa chiama i paesi all’azione

Oceani e mari sono minacciati dai cambiamenti climatici; il Consiglio europeo chiede a Bruxelles di varare urgentemente una strategia di interventi.

I cambiamenti climatici rappresentano una minaccia diretta ed esistenziale alla vita negli oceani e nei mari a livello mondiale. Sono queste le conclusioni del Consiglio europeo che all’unanimità chiede sforzi ambiziosi per proteggere l’ecosistema blu.

Consiglio Europeo
Il Consiglio europeo ha approvato all’unanimità la conclusione per proteggere i mari e gli oceani. ©Wikimedia

Le richieste del Consiglio europeo

Il Consiglio chiede un’azione politica rafforzata a tutti i livelli di governo per proteggere gli ecosistemi marini e costieri e rileva con grande preoccupazione che i mari regionali europei si stanno riscaldando a un ritmo superiore alla media.

È necessaria “un’azione immediata contro le crescenti minacce che pesano sui nostri oceani, i nostri mari e le nostre zone costiere”, hanno sostenuto all’unanimità gli Stati membri e per questo il Consiglio nelle sue conclusioni ha invitato la Commissione Ue a presentare opzioni strategiche per rispondere ai risultati allarmanti della nuova relazione speciale del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) in materia di oceani e criosfera nell’era dei cambiamenti climatici.

La fauna e la flora marina sono minacciate dall'aumento delle temperature e dall'acidificazione delle acque
La fauna e la flora marina sono minacciate dall’aumento delle temperature e dall’acidificazione delle acque ©Amber Wolfe/Unsplash

Priorità di azione per proteggere i mari

Otto le richieste di intervento da parte del Consiglio europeo che emergono nel documento conclusivo:

  1. un utilizzo sostenibile delle risorse marine
  2. un’economia blu sostenibile e il ruolo dei settori economici connessi agli oceani, ai mari e alle coste, compresi la pesca, il trasporto marittimo e le energie rinnovabili offshore
  3. un maggiore coordinamento in materia di sicurezza marittima, compresa la cooperazione circumpolare in campo meteorologico e oceanografico
  4. la protezione dell’Artico, delle regioni ultraperiferiche e dei paesi e territori d’oltremare, data la loro particolare vulnerabilità ai cambiamenti climatici
  5. la riduzione dei rifiuti marini, compresi i rifiuti di plastica e le microplastiche
  6. la garanzia di oceani sani e resilienti
  7. la protezione della biodiversità degli ecosistemi marini e costieri vulnerabili
  8. l’intensificazione della ricerca e delle scienze oceaniche

Come stanno gli oceani

Secondo l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), pubblicato questo autunno, ad oggi, gli oceani hanno assorbito oltre il 90 per cento del calore in eccesso presente nel sistema climatico. Entro il 2100, gli oceani assorbiranno da 2 a 4 volte più calore che tra il 1970 e oggi se il riscaldamento globale si limiterà a un incremento delle temperature di 2°C, per arrivare a 5-7 volte di più se si supererà la soglia dei 2°C.

Le ondate di calore marine sono raddoppiate di frequenza dal 1982 e stanno aumentando di intensità, ma si prevede nei prossimi anni un ulteriore incremento della frequenza, della durata, dell’estensione e dell’intensità. Con l’innalzamento delle temperature di 2°C la loro frequenza sarà 20 volte superiore rispetto ai livelli preindustriali, per arrivare a 50 volte di più se le emissioni continueranno ad aumentare.

A partire dagli anni ’80, gli oceani hanno assorbito dal 20 al 30 per cento delle emissioni di anidride carbonica indotte dall’uomo provocando l’acidificazione degli oceani.

Il riscaldamento e l’acidificazione, la perdita di ossigeno e i cambiamenti nelle riserve di nutrienti stanno influendo negativamente sulla distribuzione e sull’abbondanza della vita marina nelle zone costiere, nell’oceano aperto e sui fondali marini con conseguenze pesanti sull’intero ecosistema.

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