Max Casacci presenta Earthphonia: lo stupore al cospetto della natura

Max Casacci ci racconta la genesi di Earthphonia, il suo primo disco solista realizzato con i suoni della natura e del Pianeta.

Earthphonia è il primo disco solista di Max Casacci, chitarrista, produttore e fondatore dei Subsonica. Definirlo disco, però, è riduttivo. Un po’ perché Earthphonia è anche un libro scritto a quattro mani con il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, ma soprattutto perché è un progetto più ampio e articolato che vede la collaborazione di diverse persone tra cui il neurobiologo Stefano Mancuso, l’artista Michelangelo Pistoletto, l’esperta di conservazione dell’ambiente marino, scienziata e presidente della onlus Worldrise, Mariasole Bianco, Carlo Petrini di Slow food e il musicista Vasco Brondi.

I brani contenuti in Earthphonia parlano di ecosistemi. O meglio, sono esattamente la voce di quegli ecosistemi. Earthphonia, infatti, è un album che non utilizza strumenti musicali, ma “esclusivamente suoni, rumori e ambienti della natura, estrapolando da essi la materia prima attraverso la manipolazione elettronica, per arrivare a delle composizioni, a delle orchestrazioni, a dei temi musicali, a dei ritmi”.

Ed è proprio grazie agli ecosistemi e ai soggetti indagati musicalmente (montagne, pietre, api, vulcani…) che Casacci ha incontrato il suo “dream team”, come lo definisce lui stesso, formato da personalità di prim’ordine che, se avesse potuto immaginare a tavolino, non sarebbe mai riuscito a mettere insieme.

Earthphonia, la genesi

In realtà non è la prima volta che Max Casacci sperimenta la musica concreta. Dal 2011, infatti, si occupa di trasformare suoni e rumori in musica: dapprima suoni urbani, la dimensione fisicamente più vicina a lui, poi i suoni della natura nei quali inciampa quasi incidentalmente.

Tutto ha inizio durante una vacanza sull’isola di Gozo, una delle 21 isole che costituiscono l’arcipelago maltese. Casacci sente parlare di alcune pietre in grado di emettere suoni e utilizzate un secolo prima di Stonehenge per antichissime ritualità. Ovviamente incuriosito, si avventura alla scoperta della località Ta’ Ċenċ insieme al fotografo, artista e videomaker Luca Saini con cui si trova in vacanza, immaginandola super segnalata e molto frequentata.

“In realtà ci troviamo su una scogliera a picco sul mare, un luogo molto selvaggio. Lì iniziamo a percuotere ogni roccia con oggetti raccolti per terra in cerca delle fantomatiche pietre sonore. Ad un certo punto alcune pietrone enormi, a totale dispetto della loro apparenza assolutamente non musicale, rispondono alla percussione con delle armoniche che cambiano a seconda del punto nel quale vengono suonate”.

Deformazione professionale vuole che Max Casacci sia dotato di registratore digitale e Luca Saini di telecamera, strumenti che permettono loro di registrare quell’”esperienza di gioco”. “Ma la vera magia si compie a casa”, quando Casacci allinea i file sonori su software musicale e scopre “incredibilmente che tutte quelle pietre sono magicamente intonate tra di loro, cioè sono in grado di creare intervalli armonici”.

A quel punto l’apparente esperienza di gioco del pomeriggio si trasforma in una sorprendente intuizione: l’idea di lavorare su un vero e proprio brano musicale. La traccia delle pietre di Gozo, intitolata Ta’Cenc, è quindi la scintilla che ha dato il via al lavoro di Max Casacci con i suoni della natura e che lo ha portato a Earthphonia, ed è anch’essa contenuta nel disco.

Non so se esista una spiegazione geologica per questo fatto. Non so se sia normale che pietre di dimensioni diverse abbiamo strutture proporzionalmente simili. Ma l’emozione è incredibile.

Max Casacci

Earthphonia, gli elementi naturali

Ma nel disco sono svariati gli elementi naturali che Max Casacci ha fatto suonare oltre alle pietre, o meglio sono tanti gli elementi naturali che hanno prestato la loro voce: le api, le radici degli alberi, i vulcani, l’aria, l’oceano… Tutti ecosistemi che, nel libro che accompagna il disco in formato fisico, si narrano in prima persona attraverso la voce del geologo Mario Tozzi, che non solo ha accettato di partecipare alla scrittura del libro, ma è anche stato il diretto ispiratore del brano Strombolian activity, fornendone i suoni dei vulcani “che sono il ritmo della Terra”, nonché il primo a incoraggiare Casacci nell’intraprendere questo nuovo progetto.

Oceanbreath è il brano che ha anticipato l’uscita del disco. Presentato dal vivo lo scorso ottobre all’evento che ha aperto il decennio di tutela e salvaguardia dell’Oceano, il brano è una vera e propria sinfonia in quattro movimenti, composta utilizzando la banca sonora messa a disposizione da Worldrise.

Sicuramente quello che Max Casacci non voleva era descrivere un mare rilassante, soprattutto perché quel mare era il maestoso oceano. Così, la prima cosa che ha fatto per chiarire qual era il punto di vista sonoro è stata quella di girare le onde al contrario, così che l’ascoltatore non si sentisse in riva al mare, ma sotto acqua: “Sembra un piccolo dettaglio da nerd, forse lo è in realtà, però mi sembra che funzioni abbastanza bene”.

È l’ultimo movimento di Oceanbreath, però, a denunciare chiaramente la situazione drammatica in cui si trova l’oceano. Un vero e proprio grido d’allarme e di battaglia: “L’oceano è il termometro di tutte quelle che sono le nostre malefatte sulla terraferma: se sbagliamo qualcosa nella nostra relazione con l’ambiente, il mare si alza: lo vediamo subito ed è una cosa che ci tocca direttamente”.

Così nel brano l’oceano sale, ruggisce e lo fa su una scansione ritmica in parte realizzata con i suoni dei pesci, in parte ricavata dal rumore della rottura dei ghiacciai: “Mariasole Bianco e io volevamo inserire questa cosa, indispensabile per sollecitare un cambiamento che deve essere molto rapido: non è troppo tardi per cambiare i nostri atteggiamenti nei confronti del nostro più grande ecosistema, ma bisogna farlo in tempi molto rapidi […] e tutti sono chiamati a fare la propria parte, anche gli artisti”.

Earthphonia, lo stupore

Ma Natura è soprattutto stupore, una parola che si ritrova spesso sia nelle parole di Casacci che nel libro. Come ci racconta lui stesso, è proprio lo stupore il sottotesto di Earthphonia: “Un modo di rapportarsi alle tematica ambientale un po’ diverso, che affianca la visione  più emergenziale. Sappiamo che ci sono delle scadenze che dobbiamo rispettare, sappiamo che ci sono dei sistemi che vanno completamente rivisti per evitare delle catastrofi ambientali. Però questa non può essere l’unica reazione emotiva nei confronti dell’ambiente. Le persone che hanno collaborato a questo progetto e io abbiamo pensato che un avvicinamento agli ecosistemi e alle loro fragilità attraverso la rivelazione di tutta una serie di piccole meraviglie che troppo spesso non si conoscono e di cui non si ha consapevolezza, potesse indurre ad un approccio empatico nei confronti degli ecosistemi che dovremmo proteggere”.

E se si parla di stupore, Casacci non ha dubbi: le api sono l’ecosistema che ha destato in lui più stupore insieme all’oceano. Così la traccia The queen immagina una danza di corte barocca nell’oscurità dell’alveare in onore della regina. Quello delle api è un mondo fantastico: una democrazia danzante in cui le maggiori decisioni vengono prese danzando: “Immaginiamo noi esseri umani prendere delle decisioni danzando: sarebbe una cosa meravigliosa”.

Earthphonia, primo disco solista di Max Casacci.
Earthphonia: un album musicale che non utilizza strumenti musicali, ma i suoni della natura © Stefano Saini

Anche le foreste sono fra gli ecosistemi indagati da Max Casacci, viste però dal punto di vista delle radici dei loro alberi. Il brano Roots wide web è firmato insieme a Stefano Mancuso, che ha fornito una materia prima incredibile ossia il rumore delle radici quando si muovono sotto terra: “Paradossalmente quel suono assomiglia a una disfunzione digitale”.

A partire da quel click, attraverso un campionatore granulare, Casacci ha costruito tutta una serie di strumenti immaginari che vogliono rappresentare una foresta vista prima dall’alto, per poi andare a indagare che cosa succede sotto terra, dove si svolge la più intensa attività cognitiva delle piante.

Earthphonia, Extiction rebellion e Fridays for future

Da tempo Casacci è personalmente coinvolto in iniziative di attivismo ambientale, come la partecipazione alla campagna promossa da Worldrise per rendere i luoghi della musica plastic free, dai club ai grandi festival, il supporto al movimento Fridays for future o il sostegno a Extinction rebellion.

Dietro a Greta c’è uno dei poteri più forti che un uomo possa desiderare cioè una famiglia che lo sostiene

Max Casacci

Secondo lui le piazze di Fridays for future sono un acceleratore incredibile per le scelte ambientale dei prossimi anni: “Quello che mi piace di questi movimenti è innanzitutto l’energia di questi ragazzi che non va assolutamente sottovalutata e che, al di là della figura di Greta (Thunberg) che è comunque indispensabile, siano molto al riparo da personalismi e da tutta una serie di tortuosità ideologiche che hanno contraddistinto mobilitazioni analoghe del passato. Purtroppo la pandemia ha in parte bloccato anche le attività di questi movimenti, ma il campanello di allarme è risuonato e non dobbiamo far finta di non sentirlo”.

Allora, fra le tante cose che abbiamo scoperto essere Earthphonia ce n’è anche un’ultima, quella che sta alla base di tutta la musica che, secondo Casacci, è un riflesso del proprio tempo: “Con Earthphonia mi piace l’idea di pensare che stia succedendo qualcosa di più. È come se traducendo la natura in musica, io possa aver contribuito a dare delle musiche di cui i ragazzi si possono appropriare. La cosa bella della musica è che rimane di proprietà di chi la ascolta”.

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