Narges Mohammadi è stata condannata a sette anni di carcere per il suo attivismo contro il regime dell’Iran. Prosegue intanto la repressione nel paese dopo le proteste di inizio anno.
Alcuni reparti dell’esercito iracheno sono riusciti a penetrare nella periferia est di Mosul. Altrove, però, le truppe sono ancora lontane dalla città.
A due settimane dall’inizio della battaglia, l’esercito iracheno ha fatto il proprio ingresso nella città di Mosul. I primi soldati si sono introdotti nei quartieri più periferici della metropoli – in mano agli jihadisti dell’Isis dal giugno del 2014 – nella giornata di martedì 1 novembre. In particolare, alcuni reparti speciali sono riusciti a penetrare da est, prendendo posizione nel quartiere di Gogjali. “Si tratta dell’inizio della vera fase di liberazione di Mosul”, ha dichiarato il generale Taleb Cheghati al-Kenan, comandante del servizio anti-terrorismo iracheno.
Uno dei primi edifici dei quali l’esercito dell’Iraq è riuscito a riprendere il controllo è quello della televisione locale. Ma i combattimenti nella città si annunciano ancora lunghi. Secondo gli esperti, infatti, tra i palazzi di Mosul potrebbero essere presenti tra tremila e cinquemila uomini dello Stato Islamico. Pronti a difendere fino all’ultimo il feudo conquistato sotto la guida del loro capo Abu Bakr al-Baghdadi, che proprio dalla città settentrionale irachena proclamò l’instaurazione del califfato.
Inoltre, se le truppe a est – grazie anche alle solide posizioni conquistate e mantenute a lungo dai combattenti curdi – sono riuscite in relativamente poco tempo a sfondare le linee degli integralisti, a sud le forze del governo federale continuano a progredire ma restano ancora a parecchi chilometri dalla periferia. Mentre a ovest, i combattenti della Hachd al-Chaabi (forze paramilitari sciite di mobilitazione popolare, sostenute dall’Iran) tentano da giorni di tagliare le linee di rifornimento dell’Isis, provenienti dalla Siria. Per riuscire a isolare gli integralisti dovranno però conquistare la città strategica di Tal Afar.
Intanto, Ong e organizzazioni internazionali continuano a mostrarsi particolarmente inquiete per la sorte della popolazione di Mosul, circa un milione e mezzo di abitanti, di cui 600mila bambini secondo Save the Children. “Occorre aprire subito dei corridoi per permettere soprattutto ai più piccoli di lasciare la città in sicurezza. Non possiamo permettere che Mosul diventi una nuova Aleppo”, ha spiegato Maurizio Crivellaro, responsabile dell’associazione in Iraq.
Secondo le informazioni rese note da Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i Diritti dell’uomo, lunedì scorso gli jihadisti avrebbero trasportato con camion e autocarri “circa 25mila civili” da Hamam al-Alil, località a sud di Mosul, verso l’interno della città. Con l’obiettivo di utilizzarli come scudi umani.
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