La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
Cresce la preoccupazione per gli abitanti di Mosul: secondo fonti americane l’Isis impedisce ai civili di fuggire dalla città. Intanto l’avanzata rallenta.
La battaglia di Mosul potrebbe trasformarsi in un incubo per la popolazione locale. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, infatti, i circa 1,5 milioni di abitanti attualmente presenti nella metropoli irachena sarebbero in queste ore bloccati nelle loro abitazioni, senza possibilità di fuggire in attesa della fine delle ostilità.
Un responsabile delle forze militari americane presenti sul posto ha spiegato che “da parecchie settimane gli abitanti sono costretti a restare in città. Se non stiamo ancora assistendo ad un esodo di massa, è perché la popolazione è bloccata con la forza”. La coalizione internazionale e le forze di sicurezza irachene, così come le Nazioni Unite, avevano in effetti immaginato un flusso di centinaia di migliaia di persone, già nei primi giorni successivi all’avvio delle operazioni attorno alla città di Mosul. Ma per ora le tende allestite nelle vicinanze del centro urbano sono rimaste vuote.
Nel frattempo, le forze armate cominciano a evocare la possibilità di “una battaglia lunga e dura”. Una situazione che secondo Stephen O’Brien, vice segretario generale delle Nazioni Unite, è inquietante: “Sono estremamente preoccupato per la sicurezza dei civili”, ha affermato. Il rischio è che si ripeta quanto accaduto in occasione delle liberazioni di Falluja (nel giugno scorso) e di Ramadi (nel dicembre 2015), quando il prezzo pagato dalla popolazione fu particolarmente alto.
Gli jihadisti presenti a Mosul sono poche migliaia (si parla di circa cinquemila soldati), ma dispongono di notevoli quantitativi di munizioni. E hanno avuto molto tempo per prepararsi alla difesa della città. “Intere famiglie – ha aggiunto O’Brien parlando al quotidiano francese 20Minutes – rischiano di ritrovarsi al centro dei combattimenti, o scambiate per obiettivi da parte dei cecchini”. “L’Isis potrebbe inoltre decidere di utilizzare i civili come scudi umani – ha aggiunto Karim Pakzad, ricercatore specialista dell’Iraq – come accaduto già a Falluja. E nel corso dei combattimenti nelle strade, alcuni palazzi potrebbero essere minati, il che rappresenta un rischio molto alto per la popolazione”.
Intanto la battaglia si fa via via più difficile. Secondo quanto riportato da Euronews, il secondo giorno di combattimenti ha visto rallentare l’avanzata delle truppe irachene e di quelle curde (queste ultime provenienti da est). In queste ore Mosul non risulta ancora completamente accerchiata: a nord-ovest un corridoio è stato lasciato libero per consentire l’eventuale fuga dei civili. Ma lo stesso potrebbe essere utilizzato dall’Isis per ritirarsi verso la città di Raqqa, in Siria.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
I bombardamenti israeliani sul Libano hanno già causato oltre 900 morti e un milione di sfollati. Israele vuole replicare quanto fatto nella Striscia di Gaza?
Danneggiata la rete idrica della città di Mosul, in Iraq. L’Onu: almeno mezzo milione di abitanti senza acqua potabile. Rischio epidemie.
Impianti di desalinizzazione, vulnerabilità ambientale, intrecci finanziari: cosa c’entra l’acqua con la guerra in Medio Oriente.
Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione economica su Cuba. La situazione è una crisi umanitaria drammatica.
Il conflitto nel Golfo minaccia una delle infrastrutture energetiche più importanti, con effetti su mercati, commercio e sicurezza energetica globale. Qual è la storia, chi sono gli attori e le possibili conseguenze.
Nell’opulenta Dubai, vip, influencer e ultra-ricchi fuggono in massa dalla guerra. Lasciando cani legati a lampioni e gatti in gabbie per strada.
Mentre la conta dei danni civili e ambientali dell’offensiva degli scorsi anni non è ancora terminata, Israele ha ripreso a bombardare il Libano.
Un giudice del Dakota del Nord ha condannato Greenpeace a pagare 345 milioni di dollari alla società che ha costruito l’oleodotto Dakota Acces Pipeline.

