Non esiste cibo contro

Le derive ideologiche non servono. Per stare bene, per guarire o per aiutare il decorso di molte malattie e disturbi, vanno considerati gli aspetti di individualità, di localizzazione geografica, storica e culturale del cibo, per capire in ogni persona e in ogni contesto quali possano essere gli strumenti nutrizionali più adatti.

Il cibo porta dentro di sé l’energia del sole e ogni essere vivente ha bisogno di quella energia per potere vivere, pensare, innamorarsi, correre e giocare, oltre che per un mucchio di altre funzioni che sarebbe qui impossibile elencare in modo completo. Per questo ho sempre ragionato sull’impossibilità, dal punto di vista evoluzionistico, che gli esseri umani producessero anticorpi contro il cibo. Sarebbe come pensare che un’autovettura a motore a scoppio si dotasse di uno strumento per distruggere la benzina in arrivo dal carburatore, o che un mulino a energia eolica creasse un convogliamento delle correnti aeree per allontanarle dal mulino.

 

Nel corso dei milioni di anni che hanno forgiato la capacità degli esseri umani di vivere in questo mondo, se fosse esistita una produzione di anticorpi contro l’energia, la razza umana si sarebbe estinta già da moltissimo tempo.

Ogni pianta, cereale o coltura agricola, come ogni animale sulla Terra, ha bisogno per crescere della relazione col sole e molte tradizioni culturali o filosofiche hanno visto nel cibo la presenza di questa energia definendola nei modi più disparati.
Ogni pianta, cereale o coltura agricola, come ogni animale sulla Terra, ha bisogno per crescere della relazione col sole e molte tradizioni culturali o filosofiche hanno visto nel cibo la presenza di questa energia definendola nei modi più disparati.

Su solide basi scientifiche penso sempre al cibo come vettore di energia e penso che i fotoni del sole si trasformino da entità elettriche in biologiche diventando parte di piante e animali. Questo consente a ogni essere vivente di usare quella energia per estrarre la propria e per usarla. Per questo ho sempre creduto poco a chi proponeva criteri di eliminazione per ipotetiche intolleranze alimentari e soprattutto non ho mai creduto a cibi “nemici” in assoluto.

 

Cibo da criticare, da colpevolizzare, da condannare?

Esistono cibi pessimi, junk-food in piena regola che non devono essere mangiati. Ma tra gli alimenti che hanno accompagnato l’evoluzione dell’uomo nelle sue diverse fasi, non trovo cibi da condannare o da criticare.

 

La realtà dei fatti è sempre andata di là di temporanee convinzioni illusorie e così ho imparato a capire che né gli scienziati né tantomeno gli ideologi hanno in mano la verità. Gli alimenti che hanno accompagnato l’evoluzione dell’uomo. Basta pensare a quanto si è detto per anni sui grassi animali e sulla loro relazione con le malattie cardiovascolari.

 

Tutti pensavano che fosse la verità fino a che non si è scoperto che gli Inuit, abituati a vivere sopra al circolo polare artico, si nutrivano solo di grassi animali fritti, al vapore o al forno (di orso, foca o salmone) e avevano nonostante tutto un tasso di malattie cardiovascolari e tumorali bassissimo, grazie alla presenza dei grassi Omega-3 del pesce, in grado di riequilibrare gli squilibri dei grassi animali pur essendo essi stessi grassi animali. Oggi esistono ottimi Omega-3 anche di origine vegetale come l’olio di perilla e l’olio di lino, ma in quegli anni, la verità teoricamente posseduta da chi criticava certi cibi, si infranse contro nuove conoscenze, le stesse che ogni giorno continuano oggi ad arricchire il sapere e modificano, in modo più realistico, la convinzione della verità.

 

La deriva ideologica

Pur essendo molto critico sul modo in cui nei decenni recenti sia stata spinta al massimo la possibilità di inserire sempre maggiori percentuali di glutine nei cereali, mi rendo conto che esiste oggi una deriva ideologica nei confronti del glutine che non ha motivo di essere. Non è colpa del glutine in sé il tipo di reazione infiammatoria che si sviluppa quando lo si mangia, né tantomeno del latte o di qualcuno dei suoi componenti. Come ogni alimento, il glutine diventa disturbante se è assunto secondo modalità scorrette.

 

In sé, il glutine o i cereali che lo contengono, continuano ad essere l’energia del sole e di questa energia ogni uomo o donna ha necessità come dell’acqua che beve.

La convinzione di una risposta reattiva al glutine e ai lieviti nelle patologie intestinali (in Europa), si è affiancata alla deriva ideologica di chi oggi ha innalzato una campagna anti-glutine.
La convinzione di una risposta reattiva al glutine e ai lieviti nelle patologie intestinali (in Europa), si è affiancata alla deriva ideologica di chi oggi ha innalzato una campagna anti-glutine.

Un esempio molto chiaro arriva dall’analisi di due malattie infiammatorie intestinali come la malattia di Crohn e la Retto colite ulcerativa, valutate in due contesti geografici diversi, come l’Europa e la Cina. Infatti, se la stessa malattia in Europa può avere una relazione con particolari gruppi alimentari, come frumento, lieviti e latte, in Cina può dipendere da soia, riso e mais. Qualcuno direbbe che è logico, che corrisponde esattamente alle abitudini alimentari di una popolazione e che si tratta di una considerazione di buon senso. Peccato che il buon senso (questa volta corretto), vada contro alla convinzione medica corrente, che quando identifica un possibile colpevole, anziché ragionare sul significato evoluzionistico di questo evento, lo condanna definitivamente ad essere il responsabile di un disturbo. In questo caso poi, la convinzione di una risposta reattiva al glutine e ai lieviti nelle patologie intestinali (in Europa), si è affiancata alla deriva ideologica di chi oggi ha innalzato una campagna anti-glutine come se il glutine fosse il responsabile di tutte le cattiverie del mondo.

 

Una deriva pericolosa e inutile, che si affianca al pensiero di molti medici che sono spesso portati a chiedere l’eliminazione di un alimento o di più gruppi alimentari a fronte di un disturbo, senza rendersi conto che togliendo ad esempio il glutine a una persona e facendogli mangiare in sostituzione il riso, molto probabilmente verrà favorito lo sviluppo di una nuova reattività verso il riso, magari con gli stessi sintomi di prima.

 

Quello che salva è la varietà alimentare, il rispetto della biodiversità, il rispetto delle stagioni

La realtà aiuta a capire che il problema non dipende dal singolo cibo, che non può evoluzionisticamente essere “contro”, ma dal modo in cui ci si nutre di quell’alimento e dal modo in cui poi gli alimenti reagiscono nell’organismo.

 

Le malattie infiammatorie intestinali come il Crohn e la Retto Colite Ulcerosa, che in Europa sono quindi correlate all’infiammazione provocata da glutine, latte e lieviti, in Cina, come pubblicato nel novembre 2014 su PLoS One, sono invece correlabili a soia, riso e mais (Cai C et al, PLoS One. 2014 Nov 13;9(11):e112154. doi: 10.1371/journal.pone.0112154. eCollection 2014).

 

Fermandosi quindi a leggere i dati statistici senza comprenderne la rilevanza geografica si rischia di cadere in una percezione scorretta. Uno studio pubblicato nel 2014 sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, effettuato presso il Children Hospital di Seattle (vicino a quello reso famoso dalla serie “Grey’s Anatomy”), ha valutato le cartelle cliniche dei bambini malati di Crohn che avevano migliorato decisamente la loro situazione clinica prima ancora di assumere farmaci. Si è visto che il miglioramento era iniziato in contemporanea ad una dieta che riducesse o controllasse i cerali e i carboidrati presenti nella dieta dei bambini (Suskind DL et al, J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2014 Jan;58(1):87-91. doi: 10.1097/MPG.0000000000000103).

 

Da qui è nato il sospetto, vero per i bambini di Seattle, ma non vero in assoluto, che la riduzione di alcuni cereali potesse avere un significato nella storia della malattia.

 

Si tratta ancora una volta di una visione “colpevolizzante” di un singolo cibo mentre In realtà il vero problema non è decidere se la responsabilità sia da ascrivere al glutine, al mais, alla quinoa, al farro o al riso, ma di capire che il modo in cui si usa un alimento nella propria dieta può determinare un possibile disturbo.

 

Nel corso dei millenni gli esseri umani si sono confrontati con cereali (prima selvatici e poi coltivati) ricevendo dalla natura un sostegno importante. Nel 2008 infatti è stata pubblicata sul Journal of Allergy and Clinical Immunology una ricerca dai contenuti estremamente intriganti sia sul piano scientifico sia filosofico, che ha evidenziato che ogni cereale integrale è in grado, per sé, di indurre nel sistema immunitario una risposta tollerogena, che porti quindi alla accettabilità da parte dell’organismo della sostanza alimentare introdotta con il cibo (Yamazaki K et al, J Allergy Clin Immunol 2008 Jan;121(1):172-178.e3. Epub 2007 Oct 24).

 

Bello scoprire che in natura, ogni singolo cereale è in grado di attivare la produzione di IL10 (l’interleukina che stimola la tolleranza) e contemporaneamente di inibire la produzione delle sostanze che generano infiammazione e allergia. Per mantenere questo effetto è sufficiente non trasformare quel cibo nella fonte unica, o quasi, del rapporto diretto con l’energia.

 

Gli aspetti da considerare per stare bene, per guarire

Per stare bene, per guarire o per aiutare il decorso di molte malattie e disturbi, vanno considerati gli aspetti di individualità e di localizzazione geografica, storica e culturale, per capire in ogni persona e in ogni contesto quali possano essere gli strumenti nutrizionali più adatti.

 

Eliminare in modo categorico un cibo dalla propria alimentazione può essere scorretto. La natura, nei diversi ambienti, offre sempre cibi e alimenti adatti allo sviluppo dell’uomo e anche nel caso di una eventuale reazione temporanea a un alimento si può stimolare la sua reintroduzione, come fa il neonato con lo svezzamento, per consentire la massima varietà e la massima efficienza nella acquisizione di energie positive.

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