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L’impatto dell’agricoltura sulla qualità dell’aria in Lombardia è paragonabile a quello di industria e trasporti. A dimostrarlo è uno studio del Politecnico di Milano.
In Lombardia, l’impatto dei terreni agricoli sulla distribuzione spaziale della concentrazione di polveri sottili (PM2.5) è paragonabile a quello di altre fonti di inquinamento ben più note e studiate, come gli impianti industriali, l’urbanizzato o la rete stradale: lo dimostra uno studio del Politecnico di Milano, pubblicato su Chemosphere e realizzato nell’ambito del progetto di ricerca D-Dust (Data-driven modelling of particulate with satellite technology aid), finanziato da Fondazione Cariplo.
Secondo i dati ottenuti, l’impatto dell’agricoltura si è registrato non solo per le zone rurali lombarde, ma anche nelle aree più densamente popolate della regione; inoltre, è risultato correlato ai picchi di inquinamento più intensi rispetto a quanto misurato nelle zone industriali e urbane, ma con una durata limitata nel tempo. Tra le singole colture analizzate è stato registrato un impatto trascurabile delle risaie, più significativo invece per i terreni coltivati ad altri cereali e mais.
Lo studio ha analizzato i dati satellitari e di modelli atmosferici del programma Copernicus per la misura di concentrazione del PM2.5 insieme al database open access di uso del suolo e del sistema informativo agricolo di Regione Lombardia. Per l’analisi è stato utilizzato un innovativo sistema di Geoai (Geomatics and earth observation artificial intelligence) composto da una architettura a tre stadi, che permette di catturare e interpretare le dinamiche spaziali a livello locale, comparando così gli effetti legati al diverso uso del territorio sull’inquinamento.
L’inquinamento atmosferico è considerato, dalle Nazioni Unite, uno dei maggiori rischi ambientali per la salute a livello mondiale e la sua mitigazione è affrontata in numerosi obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Tra tutti gli inquinanti, uno dei più preoccupanti è appunto il PM2,5, particolato con diametro inferiore a 2,5 μm, anche a causa del suo tempo di permanenza più lungo nell’atmosfera, con conseguente aumento del rischio di esposizione per la popolazione. Esposizione che è associata ad un aumento della morbilità e della mortalità da malattie cardiopolmonari.
Secondo gli autori dello studio, i risultati consentono di affermare che i politici dovrebbero prendere in considerazione anche le attività agricole per prendere decisioni in merito alla mitigazione dell’inquinamento.
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