One Planet Summit, i 7 impegni per il clima assunti a New York

A New York, in parallelo con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, si è tenuta la seconda edizione del One Planet Summit, lanciato a Parigi nel 2017.

Aggiornamento 27 settembre – La seconda edizione del One Planet Summit ha riunito il 26 settembre a New York una trentina tra capi di governo e ministri. Oltre alla Francia, hanno risposto all’invito Spagna, Norvegia, Messico, Iran e Cina. Ma ad essere rappresentate sono state soprattutto le nazioni più minacciate dalla risalita del livello degli oceani. Un risultato, da questo punto di vista, meno brillante rispetto alla prima riunione tenuta a Parigi nel 2017.

“Non siamo qui per parlare ma per rendere conto delle nostre azioni”

Assieme agli esponenti politici, hanno partecipato ai colloquio numerosi dirigenti di multinazionali – tra i quali l’ex presidente di Microsoft Bill Gates – nonché il presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim. “Non siamo qui soltanto per parlare ma per rendere conto dei nostri comportamenti. Spero che saremo in grado di colmare il divario esistente tra gli annunci e le azioni nei prossimi mesi”, ha affermato aprendo la conferenza il presidente francese Emmanuel Macron.

Un chiaro riferimento alla Cop 24 che si terrà a Katowice, in Polonia, nel prossimo mese di dicembre. In quell’occasione, occorrerà trovare gli ormai famosi 100 miliardi di dollari all’anno necessari per le politiche di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici. Promessi per la prima volta alla Cop 15 di Copenaghen nel 2009, ribaditi alla Cop 21 di Parigi nel 2015 e ancora mai stanziati. Macron, inoltre, ha invitato a vigilare sull’uso che di tali somme verrà fatto, affinché non si tratti di “str….” (il presidente francese ha utilizzato la parola inglese “bullshit”).

Ma la realtà è che anche Parigi deve dimostrare di avere a cuore il clima nei fatti e non solo a parole. Greenpeace ha infatti accusato il leader transalpino di aver fatto “una sfilata” al One Planet Summit, dal momento che nel 2017 le emissioni di gas ad effetto serra della Francia, contrariamente alle promesse, sono aumentate.

I sette impegni assunti al secondo One Planet Summit

Più in generale, a New York sono state avanzate nuove promesse. Passi avanti in alcuni casi non da poco, sebbene ancora largamente insufficienti nell’ottica di salvare il Pianeta. Sono sette gli impegni ad essere stati assunti. Il primo è la creazione del Wall Street Network on Sustainable Finance, presieduto da Michael Bloomberg con l’obiettivo di riorientare la finanza in senso eco-compatibile.

La Banca mondiale, poi, si è impegnata ad investire un miliardo di dollari per lo sviluppo di sistemi di stoccaggio dell’energia nei paesi in via di sviluppo (obiettivo: passare dagli attuali 5 GWh a 17,5). La terza promessa arriva invece dall’Unione europea, che consacrerà il 25 per cento del proprio bilancio (320 miliardi di euro) a progetti di lotta ai cambiamenti climatici, sul periodo 2021-2027.

Google, smartcities, rifiuti in Africa e plastica nel Pacifico

Quarto impegno, il partenariato tra il fondo d’investimento Blackrock (uno dei più grandi al mondo) e alcune agenzie pubbliche per finanziare la costruzione di infrastrutture in America Latina, Asia e Africa. Google, Bloomberg Philanthropies e la Convenzione mondiale dei sindaci per il clima e l’energia (Global Covenant of Mayors) collaboreranno poi per rendere più “smart” le città e migliorare trasporti, emissioni del settore immobiliare e qualità dell’aria.

Scopri l’iniziativa LifeGate PlasticLess, un mare di idee contro un oceano di plastica

La sesta iniziativa è l’AfroChampions, che punta ad identificare, sviluppare e finanziare i migliori progetti di gestione sostenibile dei rifiuti in Africa. Infine, sono stati promessi 20 milioni di euro per lottare contro la concentrazione di plastica nell’oceano Pacifico.

 


Più di 130 capi di stato e di governo sono riuniti oggi a New York per la 73esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un momento perfetto per tenere, in parallelo, la seconda edizione del One Planet Summit, il cui primo atto si è svolto nel mese di dicembre del 2017 a Parigi, su impulso della presidenza francese di Emmanuel Macron.

A New York per fare il punto sugli impegni assunti dieci mesi fa

L’idea della conferenza nacque dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler uscire dall’Accordo di Parigi. Obiettivo: raccogliere i finanziamenti necessari per salvare il clima, nonostante il disimpegno americano. Da qui il lancio anche del movimento “Make Our Planet Great Again”, che parafrasando uno slogan utilizzato in campagna elettorale dallo stesso Trump, vuole spingere il mondo a fare di più per contrastare i cambiamenti climatici.

trump macron
I presidenti di Francia e Stati Uniti, Emmanuel Macron e Donald Trump, a colloquio © Chip Somodevilla/Getty Images

A dieci mesi di distanza, l’obiettivo di coloro che parteciperanno anche alla conferenza sul clima (non tutti coloro che sono riuniti al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite lo faranno) è di fare il punto sugli impegni assunti nella capitale francese. Ovvero su dodici promesse, battezzate “Clim’acts”, che spaziano dalla risposta agli eventi meteorologici estremi alla protezione delle risorse naturali, passando per misure di sostegno alla mobilità sostenibile, alla ricerca e e alle iniziative per favorire metodi di produzione ecosostenibili.

Il One Planet Summit ha portato alcuni risultati, ma la strade è ancora lunghissima

La seconda edizione del One Planet Summit durerà due ore e mezza. In un comunicato, gli organizzatori hanno spiegato che “i dirigenti delle imprese e degli altri settori non governativi si riuniranno ancora una volta per illustrare quali passi concreti sono stati effettuati finora. E per rafforzare la cooperazione multilaterale in favore del clima”.

Benché si sia ancora lontani dall’aver stanziato le risorse necessarie, qualche risultato è stato effettivamente raggiunto. Ad esempio, alla Carbon neutrality coalition hanno aderito sedici nazioni. Trenta partner internazionali si sono inoltre uniti per sostenere il programma di osservazione climatica dallo spazio. Mentre l’Alleanza solare internazionale conta oggi 68 paesi membri e punta a formare diecimila giovani ingegneri sulle tecnologie fotovoltaiche.

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Una protesta contro Donald Trump per il disimpegno degli Stati Uniti nella lotta ai cambiamenti climatici © Sean Gallup/Getty Images

Ciò nonostante, Patricia Espinosa, segretaria esecutiva dell’Unfccc, ha ammonito: “I governi non stanno mantenendo le promesse avanzate alla Cop 21 di Parigi nel 2015. Con gli sforzi finora profusi la temperatura media globale salirà comunque di circa 3 gradi centigradi entro il 2100”. Il che equivarrà ad una catastrofe climatica. Un punto di vista condiviso dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres: “I fatti sono chiari e allarmanti: i cambiamenti climatici sono più veloci rispetto a quanto facciamo per contrastarli”.

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