L’Italia aderisce al Patto europeo sulla plastica per rendere tutto riciclabile entro il 2025

L’Italia aderisce al Patto europeo sulla plastica, che prevede obiettivi stringenti anche se non vincolanti su riciclo e riuso da raggiungere entro il 2025.

L’Italia è uno dei quindici paesi ad aver aderito al Patto europeo sulla plastica (European plastic pact), lanciato nel 2019 su iniziativa di Francia e Olanda per accelerare le pratiche di riuso e di riciclo. Con soluzioni innovative e per una transizione più rapida verso l’economia circolare. Il patto è stato sottoscritto anche da 66 aziende e organizzazioni private, e impegna i firmatari su quattro punti specifici: la progettazione circolare di prodotti e imballaggi in plastica; l’uso responsabile di tale materiale;  il riciclo;  l’uso dei prodotti riciclati.

I quattro obiettivi del patto sulla plastica

  • Nello specifico, per quanto riguarda riutilizzo e riciclabilità, il patto prevede di progettare tutti gli imballaggi in plastica e i prodotti in plastica monouso affinché possano essere riutilizzati, ove possibile, e in ogni caso essere riciclabili. Ciò entro il 2025.
  • Nel frattempo, promuovere un uso responsabile della plastica, passando a un uso più sostenibile degli imballaggi e dei prodotti in plastica monouso, con l’obiettivo di ridurre i prodotti in plastica vergine e gli imballaggi almeno del 20 per cento (in termini di peso) entro il 2025.
  • Per quanto riguarda la raccolta, la selezione e il riciclo di tutte le materie plastiche utilizzate negli imballaggi e nei prodotti monouso, l’impegno è di ottenere un incremento di almeno 25 punti percentuali entro il 2025. Raggiungendo così un valore sufficiente a soddisfare la domanda di materie plastiche riciclate.
  • Infine, si prevede di aumentare l’uso di materie plastiche riciclate nei nuovi prodotti e imballaggi, in modo tale che, sempre entro il 2025, le imprese utilizzino nella loro gamma di prodotti e imballaggi almeno il 30 per cento di materie plastiche riciclate (in peso).

Pensare politiche fiscali e di sensibilizzazione

Per facilitare il raggiungimento di questi obiettivi, i governi che hanno aderito al patto, tra i quali figura l’Italia, si impegnano ad attuare politiche che investano nelle infrastrutture di raccolta e riciclo di rifiuti, prevedendo politiche fiscali di sostegno, sensibilizzando i consumatori. Interventi che andranno effettuati a livello nazionale, ma che anche grazie al patto andranno pensati a livello europeo da tutti gli attori pubblici e privati in prima fila nella lotta all’inquinamento legato alla plastica. L’adesione al patto è su base volontaria, ma presuppone l’assunzione di impegni quantificabili ed estremamente ambiziosi, verificabili ogni anno.

bottiglietta di plastica in riva al mare
La plastica ha invaso i mari e le coste © Brian Yurasits / Unsplash

L’Italia ha deciso di sottoscrivere il patto, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, perché “siamo convinti che una tematica così complessa come quella legata alla plastica e il contrasto all’inquinamento prodotto necessitino di strumenti condivisi tra i paesi europei e tra i molteplici attori coinvolti nella gestione”. Il presidente di Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero della plastica Antonello Ciotti ha avvisato però che ora è necessario che i paesi aderenti stabiliscono delle regole comuni per raggiungere i medesimi obiettivi, altrimenti “ogni azione su questo tema è benvenuta, ma il rischio è una giungla di disposizioni e richieste che cambiano da un paese all’altro”.

Secondo la ministra dell’Ambiente olandese Stientje van Veldhoven, ideatrice del patto, “se vogliamo affrontare i cambiamenti climatici dobbiamo guardare, oltre all’energia, ai materiali e iniziare a trattare la plastica come materia prima preziosa e tenerla fuori dai nostri oceani”. D’altronde, gli oceani sono di tutti, e proprio come l’atmosfera necessitano di uno sforzo comune e globale.

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