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Per la prima volta sono stati osservati in natura esemplari di bonobo condividere della carne con individui estranei alla propria comunità.
Man mano che approfondiamo la conoscenza delle altre specie animali e ci avventuriamo nell’ancora poco esplorato mondo della cognizione animale, scopriamo che in fondo non siamo così unici e speciali come ci piace pensare. Empatia ed altruismo ad esempio, come ci hanno insegnato gli studi di Frans de Waal, non sono nostre qualità esclusive, gli antropologi hanno inoltre a lungo descritto la cooperazione con gli estranei come una prerogativa umana. Dalla foresta della Repubblica Democratica del Congo arriva invece una categorica smentita a tale convinzione. Un gruppo di scienziati ha infatti osservato degli esemplari di bonobo (Pan paniscus) condividere della carne con membri estranei ai propri gruppi familiari.
Esistono già prove sperimentali dell’altruismo dei bonobo nei confronti di membri esterni, ma ora, per la prima volta, questa tendenza è stata confermata da esemplari in natura. Questo comportamento è stato descritto nello studio Food Sharing across Borders, pubblicato sulla rivista Springer e guidato dalla studiosa di comportamento dei primati Barbara Fruth della Liverpool John Moores University e dal primatologo Gottfried Hohmann del tedesco Max-Planck-Institute for evolutionary anthropology.
Solo in tempi recenti, nonostante i bonobo siano studiati da anni, si è scoperto che questi pacifici primati, noti per essere una specie cooperativa, i cui gruppi sociali sono soliti praticare il sesso per mantenere la coesione interna, cacciano e condividono le loro catture tra i membri del proprio gruppo sociale. Il gruppo di ricercatori ha assistito per la prima volta alla condivisione delle prede con individui estranei alla comunità nel gennaio 2017, mentre studiava due comunità limitrofe di bonobo in un’area boschiva vicino al fiume Bompusa.
La dieta dei bonobo è quasi esclusivamente vegetariana, mangiano però carne mediamente due volte al mese, cibandosi soprattutto di cefalofini, piccole antilopi di foresta. Un pomeriggio i ricercatori hanno assistito a questa scena: i bonobo della comunità occidentale di Bompusa si sono incontrati con la comunità che vive a est del fiume. Dopo che il maschio alfa della prima comunità ha catturato un’antilope è stato immediatamente avvicinato da membri di entrambe le comunità. A quel punto l’animale si è arrampicato su un albero, seguito da nove femmine (quattro di un gruppo e cinque dell’altro) e dai rispettivi cuccioli. Nella mezz’ora successiva il maschio alfa ha distribuito un po’ di carne a tutti loro. Proprio perché la carne rappresenta una minima parte nella dieta di queste scimmie, ed è così difficile da ottenere, il gesto di condivisione del pasto assume ancora più valore.
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“I comportamenti cooperativi come la caccia e la condivisione del cibo giocano un ruolo importante nella costruzione di modelli relativi all’origine dell’uomo – ha spiegato Hohmann. – L’esame di questi modelli comportamentali nei nostri parenti viventi più prossimi, scimpanzé e bonobo, fornisce potenziali indizi su come il nostro ultimo antenato possa aver agito dividendo il cibo con gli altri”. Il pasto condiviso dai bonobo non è infatti così diverso dal comportamento degli umani moderni, che usano la condivisione del cibo come mezzo per facilitare le relazioni. “Inviti i tuoi ospiti per un pasto, è diplomazia, è normale per noi – ha affermato Fruth. – Tale comportamento deve avere le sue radici nel nostro ultimo antenato comune”.
Il Dna dei bonobo coincide per il 98,7 per cento con quello dell’uomo, cinque o sei milioni di anni fa viveva il nostro antenato comune. Considerata la brevissima distanza evolutiva tra le due specie, osservando il comportamento dei bonobo e comparandolo con quello della nostra specie, possiamo estrapolare il comportamento dell’antenato comune. In particolare la pratica di condivisione del cibo può fornirci informazioni interessanti, in quanto legata alla politica di gruppo, all’altruismo e alla tolleranza sociale.
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