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L’Okjökull ha perso ufficialmente il suo status di ghiacciaio, sorte che subiranno tutti i ghiacciai islandesi se non si arginano i cambiamenti climatici.
Appena cento anni fa il ghiacciaio Okjökull, noto anche come Ok Glacier, si estendeva per oltre 15 chilometri quadrati e aveva cinquanta metri di spessore. Oggi, a causa dell’aumento delle temperature globali provocato dai cambiamenti climatici, di quel glorioso monumento naturale non resta che una pallida controfigura. La sua estensione si è infatti ridotta ad appena un chilometro quadrato, con uno spessore di quindici metri, e ha ufficialmente perso il suo status di ghiacciaio. L’Islanda ha deciso di celebrarne la scomparsa con un memoriale, con la speranza che possa essere un mònito per il futuro.
“Nei prossimi duecento anni tutti i nostri ghiacciai scompariranno. Questo monumento dimostra che sappiamo cosa sta succedendo e cosa dobbiamo fare. Solo voi saprete se l’abbiamo fatto”. Così recita la targa in memoria dell’Ok Glacier, situata su una montagna nel fiordo di Borgarfjörður, dove sorge l’ormai ex ghiacciaio, che verrà inaugurata il 18 agosto. Alla cerimonia parteciperanno alcuni ricercatori del dipartimento di antropologia dell’università texana Rice, il poeta e scrittore islandese Andri Snær Magnason, autore della frase incisa sul monumento, e il glaciologo Oddur Sigurðsson.
La targa, in calce, riporta anche un dato significativo, ricordando che al momento dell’installazione del memoriale nell’aria fluttuano 415 ppm (parti per milione) di CO2. L’attuale livello di emissioni di anidride carbonica non ha precedenti nella storia della nostra specie, è responsabile dello scioglimento del ghiacciaio Okjökull ed è destinato a provocare un ulteriore incremento delle temperature, innescando gravi reazioni a catena su scala planetaria.
Il memoriale per l’Ok Glacier è il primo monumento mai realizzato dedicato a un ghiacciaio perso a causa dei cambiamenti climatici. L’obiettivo è quello di attirare l’attenzione su ciò che si sta perdendo, indispensabile sia da un punto di vista prettamente utilitaristico che culturale. “Questi blocchi di ghiaccio sono le più grandi riserve di acqua dolce del pianeta – ha affermato Cymene Howe, professoressa di antropologia dell’università Rice, che studia l’impatto economico e culturale del riscaldamento globale e della contrazione del ghiaccio sulle comunità islandesi. – Congelati al loro interno si celano le storie dell’atmosfera e spesso ricoprono anche un importante ruolo culturale”.
L’amaro destino del ghiaccio Okjökull “sarà condiviso da tutti i ghiacciai islandesi – ha ammonito Dominic Boyer, anch’egli professore dell’università statunitense – a meno che non agiamo ora per ridurre radicalmente le emissioni di gas serra”. Il monumento dedicato al ghiacciaio Okjökull non vuole essere un malinconico e nostalgico omaggio alla grande massa di ghiaccio ormai sciolta, ma un’esortazione a evitare che accada di nuovo. “Con questo memoriale, vogliamo sottolineare che spetta a noi, i vivi, rispondere collettivamente alla rapida scomparsa dei ghiacciai e ai continui impatti dei cambiamenti climatici”, ha spiegato Cymene Howe.
[vimeo url=”https://vimeo.com/269936225″]Video Cano Cristales[/vimeo]
Il ghiacciaio Okjökull è anche protagonista del documentario Not Ok, prodotto dai due ricercatori statunitensi e narrato dall’ex sindaco di Reykjavik, Jón Gnarr. Il film è dedicato alla scomparsa del ghiacciaio e si propone di mostrare l’impatto della crisi climatica sulla vita della gente comune. I ghiacciai hanno caratterizzato il paesaggio islandese sin dall’insediamento umano sull’isola, 1.200 anni fa, dall’inizio del Ventesimo secolo si stanno però sciogliendo costantemente, perdendo circa undici miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno. L’Ok Glacier era uno dei ghiacciai più piccoli e famosi del Paese, Not Ok racconta la sua storia.
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