Un viaggio nei 100 siti culturali racchiusi nel territorio di 4 comuni della Ciociaria, nel basso Lazio, che uniscono le forze per un obiettivo comune.
La rottura di un oleodotto nella regione amazzonica di Loreto potrebbe avere gravi conseguenze sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni locali.
È successo di nuovo, un altro disastro petrolifero, dopo quello avvenuto lo scorso febbraio, sta affliggendo il Perù e minaccia la sopravvivenza delle comunità locali e dello straordinario ecosistema della foresta Amazzonica.
Nella notte di venerdì 24 giugno è stata rilevata una fuoriuscita di petrolio da un oleodotto, di proprietà della società petrolifera statale peruviana Petroperu, che trasporta il greggio dal nord del Paese attraverso le Ande, fino alla costa del Pacifico. L’incidente è avvenuto nella regione di Loreto, nell’Amazzonia peruviana, una vasta regione nel nordest del Paese, una delle aree più ricche di biodiversità del pianeta.
L’oleodotto incriminato ha ben quaranta anni di attività alle spalle e quella di venerdì scorso è la terza grave fuoriuscita di petrolio da gennaio ad oggi.
I reali effetti dell’ennesimo disastro ambientale non sono ancora chiari. Secondo Petroperu non ci sarebbero gravi conseguenze per il fiume Marañón, uno dei più importanti affluenti dell’alto corso del Rio delle Amazzoni. Di un altro avviso sarebbe invece un’organizzazione indigena locale che afferma il contrario e sostiene che il petrolio ha già avuto un pesante impatto sulle comunità costiere di Bagazán e Angamos compromettendo il loro approvvigionamento idrico.
La fuoriuscita di petrolio è stata segnalata dai membri delle comunità locali, che hanno allertato le autorità. Una volta giunti sul luogo i dipendenti di Petroperu hanno cercato di contenere la marea nera utilizzando barriere di fortuna realizzate con foglie e rami, secondo quanto riportato dal rapporto preliminare realizzato dall’Ufficio sanitario regionale di Loreto. “Le contromisure non sono servite a molto perché il petrolio ha continuato a fuoriuscire e interessare le zone più basse”, si legge nel rapporto.
La comunità di Barranca, che vive vicino al luogo dell’incidente, è quella più direttamente minacciata, secondo il rapporto dell’Ufficio sanitario. La comunità è composta da circa 725 persone, alle quali attualmente mancano servizi di base, come l’acqua potabile e l’elettricità. Se il petrolio dovesse raggiungere il torrente noto come Barranca Caño, la situazione peggiorerebbe ulteriormente, perché rappresenta la fonte principale di acqua potabile della comunità.
I corsi d’acqua da cui da generazioni le popolazioni peruviane si abbeverano e pescano sono ora una minaccia, sono stati registrati numerosi casi di malore per chi si è abbeverato nel fiume contaminato e l’acqua piovana è ora l’unica potabile a disposizione. Per far fronte all’emergenza sanitaria il governo e Petroperu stanno fornendo acqua potabile e derrate alimentari alle comunità colpite. Ma non si sa cosa succederà quando termineranno gli aiuti né quali saranno le conseguenze a lungo termine sull’ambiente e sulla salute umana.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Un viaggio nei 100 siti culturali racchiusi nel territorio di 4 comuni della Ciociaria, nel basso Lazio, che uniscono le forze per un obiettivo comune.
Con quali tecnologie gestiremo gli edifici del futuro? Come saranno costruiti, con quali materiali, su quali princìpi? Lo rivelano le startup presenti a Klimahouse 2026.
L’organizzazione nazionale indigena del Perù ha denunciato il ministero della Cultura, colpevole di non aver protetto le tribù incontattate dalle prospezioni petrolifere.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cancellato le restrizioni alla pesca nel Northeast canyons and seamounts Marine national monument.
La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Mentre le istituzioni gestiscono l’emergenza e la magistratura indaga per disastro colposo, gli esperti avvisano: mancano gli strumenti per prevenire.
Il governo ha pre-approvato il decreto: arrivano i “reati qualificati” contro l’ambiente. Un passo avanti ma sanzioni ancora esigue.
Con il suo progetto per la convivenza tra uomo e fauna selvatica, Salviamo l’Orso si aggiudica il premio per l’Italia dei Defender Awards 2025.
Nel cuore dell’Ecuador convivono lo sfruttamento delle risorse e la determinazione della guardia indigena e dei popoli che difendono la foresta come bene comune per l’intera umanità.


