Pesci transgenici minacciano il mare

I salmoni atlantici manipolati geneticamente si sviluppano due o tre volte più velocemente del normale e possono danneggiare l’ecosistema marino.

A fine marzo un gruppo di attivisti di Greenpeace ha bloccato un
centro di ricerca della “A/Fprotein” sull’Isola del Principe
Eduardo in Canada, dove vengono effettuati esperimenti per la
produzione di salmoni transgenici. L’associazione ambientalista ha
richiesto una verifica internazionale sulla prima applicazione di
bioingegneria finalizzata alla produzione di pesce transgenico, e
un bando globale su qualunque rilascio negli oceani di organismi
geneticamente modificati.

I pesci transgenici possono creare danni irreversibili al
patrimonio ittico e all’ambiente marino in generale. Alcuni biologi
marini hanno espresso in merito serie preoccupazioni anche se il
rilascio riguardasse un numero contenuto di esemplari. Ricercatori
della Perdue University, in Indiana, negli Stati Uniti, ipotizzano
che 60 pesci transgenici fertili introdotti in una popolazione
naturale di 60.000 individui potrebbero provocare l’estinzione di
quelli naturali nel giro di soli 20-30 anni. La A/F Protein ha
manipolato il salmone atlantico introducendo un gene che esalta la
produzione dell’ormone della crescita. Di conseguenza questi pesci
si sviluppano due o tre volte più velocemente dei salmoni
naturali.

“I pesci transgenici sono un pericolo per l’ambiente e potrebbero
diventarlo anche per la salute umana. Sono un esempio significativo
di come vengono colpiti le nostre risorse alimentari. Considerando
che i pesci non rispetteranno i confini nazionali, ogni rilascio in
ambiente dovrà essere regolato da una giurisdizione
internazionale” ha dichiarato Luca Colombo di Greenpeace.
Entro la fine dell’anno è atteso un pronunciamento da parte
della Food and Drug Amministration americana (FDA) sulla richiesta
della A/F Protein di poter commercializzare i pesci
transgenici.

Un eventuale parere positivo rappresenterebbe un precedente per
altre specie di pesci transgenici, di cui è già in
corso la sperimentazione, come trote, pesci gatto, aragoste, carpe
e tilapie. La A/F Protein dichiara di aver già ricevuto
ordini per ben 15 milioni di uova di pesci geneticamente modificati
che verranno consegnate appena il FDA concederà
l’approvazione. A oggi non esiste una regolamentazione in merito al
rilascio di pesci geneticamente modificati in ambiente, né
studi sui potenziali rischi sanitari collegati ai pesci
transgenici. Intanto, negli ultimi dieci anni, oltre mezzo milione
di pesci sono scappati da stabilimenti negli Stati Uniti e in
Canada.

Greenpeace ha chiesto ai rappresentanti delle industrie ittiche
durante l’International Boston Seafood Show di sostenere l’appello
per i mari senza organismi modificati geneticamente. “E’
inaccettabile che gli Stati Uniti siano pronti a sostenere la
contaminazione globale attraverso l’introduzione di questi pesci
pericolosissimi, basandosi esclusivamente sul parere del FDA
americano che applicherebbe per la valutazione l’inadeguato
regolamento che riguarda “prodotti chimici destinati ad
animali”.
Gli oceani sono il più grande ecosistema del pianeta e non
conoscono confini, la comunità internazionale deve
perciò bloccare immediatamente queste procedure
irresponsabili. Ci appelliamo ai cittadini, ai governi, e alle
industrie di tutto il mondo perché sostengano la nostra
richiesta per i mari liberi da organismi transgenici di qualunque
tipo” ha concluso Luca Colombo.

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