La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Dopo l’ennesima minaccia di sfratto che il popolo Masai sta subendo per far spazio a turisti e cacciatori di leoni, su Avaaz è stata lanciata la petizione per chiedere al presidente della Tanzania di fare marcia indietro.
Qualche giorno fa, nell’articolo “Masai
senza terra sotto ai piedi”, vi abbiamo parlato del rischio
sfratto che 30mila masai corrono a causa del progetto di espansione
di una riserva in Tanzania adibita a safari per turisti e alla
caccia che potrebbe costringerli ad abbandonare la terra dove
vivono da generazioni.
Si tratta di un lembo di 4.000 chilometri quadrati al confine
settentrionale con il Kenya dove i masai vivono da decenni e a cui
verrebbe negato il passaggio per far pascolare gli animali per far
spazio a una società che organizza safari di lusso e battute
di caccia.
Oggi vi chiediamo di firmare la petizione lanciata su Avaaz per
chiedere al presidente della Tanzania Jakaya Kikwete di fare marcia
indietro. Nel caso aveste bisogno di un ulteriore stimolo per
convincervi a firmare, vi proponiamo una parte del testo firmato
dalla comunità Masai del distretto di Ngorongoro:
“L’anno scorso, quando per la prima volta è stato
rivelato a tutto il mondo questo piano, quasi un milione di membri
di Avaaz si è fatto sentire per aiutarci. La vostra
attenzione e la bufera mediatica che si è scatenata hanno
costretto il governo a fare marcia indietro, facendoci guadagnare
mesi preziosi. Ma il Presidente ha aspettato che l’attenzione
internazionale scemasse e ora ha fatto ripartire il piano per
sottrarci la nostra terra. Abbiamo urgentemente bisogno del vostro
aiuto”.
Andate su avaaz.org e firmate la petizione
“Difendiamo i masai”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Mentre le istituzioni gestiscono l’emergenza e la magistratura indaga per disastro colposo, gli esperti avvisano: mancano gli strumenti per prevenire.
Il governo ha pre-approvato il decreto: arrivano i “reati qualificati” contro l’ambiente. Un passo avanti ma sanzioni ancora esigue.
Con il suo progetto per la convivenza tra uomo e fauna selvatica, Salviamo l’Orso si aggiudica il premio per l’Italia dei Defender Awards 2025.
Nel cuore dell’Ecuador convivono lo sfruttamento delle risorse e la determinazione della guardia indigena e dei popoli che difendono la foresta come bene comune per l’intera umanità.
Il Tyler Prize, considerato il “Nobel per l’ambiente”, è andato a Toby Kiers, biologa statunitense che lavora ad Amsterdam.
L’ecologa e attivista Arianna Liconti ci accompagna in un viaggio tra divulgazione e racconto alla scoperta del 71% del pianeta, nel nuovo podcast prodotto da LifeGate e la Water Defenders Alliance.
Le fiamme nella Patagonia argentina hanno già bruciato 150 kmq di territorio. Eppure, nel 2025 il presidente Milei ha tagliato del 70% le risorse antincendio.
Un gruppo di ricercatori tedeschi ha inventato un filtro bio based che trattiene il 99 per cento delle microplastiche durante il lavaggio.