Dalle Langhe alla Calabria, dal Delta del Po alle colline toscane: le esperienze premiate da Cia creano comunità e opportunità nelle aree rurali.
Produrre petrolio, ma non investire più nel petrolio. È il paradosso che sta per accadere in Norvegia. Il Paese, che è il terzo esportatore mondiale di greggio dopo Arabia Saudita e Russia, intende cambiare linea e disinvestire dall’industria petrolifera, imponendo un dietrofront ai fondi di stato alimentati proprio dagli ingenti proventi che derivano dall’estrazione delle sue
Produrre petrolio, ma non investire più nel petrolio. È il paradosso che sta per accadere in Norvegia. Il Paese, che è il terzo esportatore mondiale di greggio dopo Arabia Saudita e Russia, intende cambiare linea e disinvestire dall’industria petrolifera, imponendo un dietrofront ai fondi di stato alimentati proprio dagli ingenti proventi che derivano dall’estrazione delle sue vaste riserve di idrocarburi.
Si tratta di circa 44 miliardi di dollari, degli 840 contenuti nel portafoglio del maxi fondo sovrano norvegese Government pension fund global, investiti in compagnie quali Royal Dutch Shell, Bg Group, Bp ed Eni. Ebbene, il fondo trae i suoi proventi dalla vendita di petrolio. Oslo ha deciso di costituire un gruppo di lavoro per studiare come abbandonare gli investimenti nel settore.
Nei mesi scorsi, l’opposizione laburista aveva proposto la dismissione degli investimenti nel carbone che costituisce un’altra delle risorse chiave dell’economia nazionale. Il gruppo di esperti nominato dal governo sarà chiamato a valutare la possibile esclusione del fossile elaborando nuovi criteri di selezione degli investimenti. L’esito dello studio è atteso tra un anno.
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