Pneumatici fuori uso, una storia di economia circolare di successo

La raccolta e il riciclo degli pneumatici fuori uso è un’eccellenza che racconta come sia possibile recuperare materia ed energia, riducendo l’impiego dei combustibili fossili e di conseguenza le emissioni.

Uno pneumatico arrivato a fine vita è una miniera. Se avviato a corretto recupero e successivamente a riciclo, può essere recuperato in tutte le sue componenti: acciaio, ferro, fibre tessili, gomma. Ogni materiale può essere raccolto e riutilizzato in moltissime altre applicazioni, siano esse in edilizia, negli arredi urbani, nello sport. Una storia di economia circolare di successo che in Italia porta alla raccolta e al riciclo del 100 per cento dei pneumatici che arrivano a fine vita ogni anno.

Dati quest’ultimi presentati da Ecopneus durante il convegno dedicato al recupero energetico dei Pfu, nell’edizione digitale di Ecomondo. Gli pneumatici fuori uso infatti hanno due diverse strade da seguire una volta arrivati a fine vita: il riciclo di materia, da cui si ottengono gomma riciclata per moltissime applicazioni ad esempio nello sport, negli asfalti e nell’edilizia e acciaio; oppure possono essere avviati a recupero energetico come combustibile alternativo in impianti altamente energivori, dove vengono sostituiti ai combustibili fossili tradizionali.

Il recupero energetico degli pneumatici fuori uso

Il recupero energetico dei Pfu, o come viene comunemente definito Tyrefuel, viene prevalentemente effettuato nei cementifici, sfruttando in questo modo l’elevato potere calorifico della gomma e dando la possibilità di recuperare come materiali i residui della combustione, ovvero ceneri e acciaio.

“In Italia, solo il 50 per cento dei combustibili derivati da Pfu è recuperato in cementifici nazionali. La rimanente parte viene esportata per essere recuperata in cementifici esteri, prevalentemente verso destinazioni extra-Ue”, ha detto Massimiliano Bienati project manager area “Studi e ricerche” della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. “Lo stesso accade in Francia, con una percentuale di recupero nazionale ancora minore. In Germania e Spagna invece, il 100 per cento dei Pfu recuperati come combustibili è utilizzato in impianti nazionali”. Indice questo che mostra che le potenzialità per lo sviluppo di una filiera di recupero energetico non sono ancora del tutto sfruttate pienamente.

Raccolta Pfu
Una delle fasi di lavorazione dei Pfu © Ecopneus

Utilizzare gli pneumatici fuori uso per l’alimentazione dei cementifici, non solo si traduce nella sostituzione di altri combustibili fossili e quindi in una riduzione delle emissioni di CO2, ma anche nel risparmio di materie prime vergini utilizzate nella produzione, in particolare ossidi di ferro grazie all’acciaio presente negli stessi pneumatici. Per ogni tonnellata utilizzata in sostituzione di coke di petrolio, si evitano l’emissione in atmosfera di 1 tonnellata di CO2eq e il consumo di 210 kg di materie prime vergini, minerali e fossili.

“Gran parte dei Pfu destinati al recupero energetico vengono recuperati in impianti esteri a causa di un limitato mercato interno”, ha sottolineato Daniele Fornai, responsabile operazioni di Ecopneus. “Una risorsa che potrebbe invece servire ad illuminare una città come Roma per oltre 4 anni”.

Il recupero di materia dagli pneumatici fuori uso

La seconda via per il recupero è quella di ricavarne una materia prima seconda che può trovare diverse applicazioni. A seconda della lavorazione si ha un materiale finale che, una volta diviso dall’acciaio e dalle fibre tessili, è composto da varie granulometrie via via più fini: il cippato, il granulato e il polverino di gomma. Con la gomma riciclata da Pfu si possono realizzare nuovi prodotti, che trovano applicazione in settori anche molto diversi tra loro.

Dai prodotti per l’edilizia come gli isolanti acustici e antivibranti, allo sport, con playground per parco giochi, campi da calcio, pavimentazioni sportive e prodotti per il benessere animale. Recentemente questa soluzione è stata introdotta come sostituto della sabbia in maneggi e scuderie, dimostrando che questo tipo di pavimentazione può garantire al cavallo un appoggio morbido e confortevole, isolato da pavimenti umidi, freddi o caldi, migliorandone notevolmente l’igiene in scuderia e annullando il rischio di scivolamento.

Polverino di gomma per l'ippica
Il polverino di gomma è stato introdotto come sostituto della sabbia in maneggi e scuderie © Ecopneus

Non solo, ma grazie alla collaborazione tra Ecopneus, l’Unione italiana sport per tutti (Uisp) e il dipartimento di Veterinaria dell’università di Perugia, si è confermato come le superfici in gomma riciclata per l’equitazione siano degli ottimi fondi di allenamento e di svago del tutto analoghi ai migliori campi in sabbia almeno per le andature in piano e per il dressage, consentendo inoltre un buon comfort di utilizzo sia per il cavallo che per i cavalieri. Addirittura sostituendo la sabbia con granuli di gomma riciclata, sia integralmente che con miscele, la dispersione di polveri nell’aria si riduce in modo così consistente che in alcuni casi non è neanche necessario bagnare l’area esterna prima di iniziare il lavoro con il cavallo. Migliorando quindi anche il benessere dell’animale.

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