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Genova. Dopo l’arrivo della pioggia è successo quello che si temeva (ne avevamo scritto qui). Lungo il rio Polcevera si è rotto un argine di contenimento del petrolio fuoriuscito domenica 17 aprile dall’oleodotto Iplom, e ora il greggio ha raggiunto la spiaggia di Pegli. Diverse chiazze oleose sono alla deriva lungo la riviera di
Genova. Dopo l’arrivo della pioggia è successo quello che si temeva (ne avevamo scritto qui). Lungo il rio Polcevera si è rotto un argine di contenimento del petrolio fuoriuscito domenica 17 aprile dall’oleodotto Iplom, e ora il greggio ha raggiunto la spiaggia di Pegli.
Diverse chiazze oleose sono alla deriva lungo la riviera di ponente. Una di queste, lunga circa 3 miglia e larga 200 metri, è stata spinta dalle correnti e dai venti fin oltre Loano, dopo Savona, ad almeno 50 chilometri da Genova. Siamo proprio nel santuario dei mammiferi marini “Pelagos”, un’area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano.
Col passare dei giorni comunque le chiazze si frammentano, diventando così man mano meno visibili. Davanti alle coste savonesi i battelli antinquinamento sono al lavoro dalla mattina di sabato 23 aprile. Le autorità dicono che le macchie di idrocarburi in mare sono “per la maggior parte iridescenze con basso livello di allerta che non danno luogo a particolari situazioni di criticità”.
Un nodo che preoccupa ancora i tecnici è invece quello del greggio accumulato in una sacca sul versante del rio Pianego. Sono diversi metri cubi, da 10 a 20, e se la sacca dovesse collassare, trascinerebbe il greggio nel piccolo affluente del Fegino. Oltretutto, proprio a causa delle piogge, gli operai che lavorano alla bonifica, hanno dovuto rimuovere altre dighe per evitare che il livello dell’acqua crescesse ulteriormente.
Sabato sera il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha cercato di tranquillizzare la popolazione: “La diga è stata ricostruita dopo le piogge di questa notte, ma le panne assorbenti hanno sostanzialmente impedito che in mare uscisse altro prodotto. […] Il greggio in mare di cui parliamo […] è uscito sostanzialmente tutto la notte del disastro e non sta uscendo in queste ore”.
Santo Grammatico, di Legambiente, accusa: “E’ evidente che in una fase di deindustrializzazione molto spinta con impianti vecchi la probabilità di incidenti va aumentando in tutta la Liguria”.
Il Wwf fa domande precise, chiedendo: “se tutte le istituzioni abbiano una mappa degli oleodotti che attraversano il ponente genovese, e se abbiano una reale contezza della loro condizione strutturale. […] Questa vicenda dimostra che: nella condotta IPLOM non c’è alcun sistema automatico per interrompere il flusso di petrolio in caso di incidente e che, quindi, il greggio è stato pompato nell’oleodotto anche dopo la rottura; che non esiste, evidentemente, alcuna rete di allarme immediato per la popolazione residente; le dighe di sabbia e le panne (non oceaniche), poste alla foce di un corso d’acqua a sistema torrentizio, sono state inefficienti, nonostante non ci sia stata alcuna pioggia eccezionale”.
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