Rapporto Asvis 2019. L’Italia deve fare molto di più contro la crisi climatica, ma non è la sola

L’Italia è migliorata in 9 dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, tra cui la riduzione delle disuguaglianze, ma su povertà e cambiamenti climatici siamo in ritardo. I dati del nuovo rapporto Asvis 2019.

Nel percorso verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, la cosiddetta Agenda 2030, l’Italia migliora in alcuni campi, per l’esattezza 9 – salute, uguaglianza di genere, condizione economica e occupazionale, innovazione, disuguaglianze, condizioni delle città, modelli sostenibili di produzione e consumo, qualità della governance e cooperazione internazionale –, ma peggiora in altri 6  – povertà, alimentazione e agricoltura sostenibili, acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari ed ecosistemi terrestri – ed è solamente stabile per l’educazione e la lotta contro i cambiamenti climatici. È quanto emerge dal rapporto Asvis 2019, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile presentato lo scorso 4 ottobre a Roma alla presenza di numerosi rappresentanti delle istituzioni, tra tutti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che più volte durante il proprio mandato ha avuto modo di esprimersi sull’importanza di una sostenibilità “ambientale ma anche sociale, per ridurre le disuguaglianze”.


Visualizza questo post su Instagram

“Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale”. Le parole del presidente Sergio Mattarella in visita nel bellunese, l’area colpita dalla tempesta dello scorso autunno. Nel nostro immaginario, desertificazione, tifoni, eventi meteo estremi sono sempre stati lontani. Ma i cambiamenti climatici in atto li stiamo vivendo anche nel nostro paese, sulla nostra pelle. “Deve essere chiaro che il rapporto con la natura è fatto di rispetto degli equilibri dell’ecosistema, pur se l’umanità ha dimostrato una costante propensione a misurarsi quotidianamente con i limiti conosciuti”. . . . #cambiamenticlimatici #climatechange #globalwarming #extremeweather #italy #italia #belluno #mattarella #vaia #clima #climateaction

Un post condiviso da LifeGate (@lifegate) in data:

I ritardi nella lotta al cambiamento climatico

Sono evidenti, secondo Asvis, i ritardi in settori cruciali per la transizione verso un modello che sia sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale, e fortissime restano le disuguaglianze, comprese quelle territoriali. L’Italia resta, quindi, lontana dal sentiero tracciato nel 2015, quando si è impegnata ad attuare l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi. In particolare, per quanto riguarda l’obiettivo numero 13, ovvero la lotta contro il riscaldamento globale, il rapporto Asvis 2019 registra dati positivi fino al 2014, e poi un peggioramento nel triennio successivo in termini di emissioni di CO2 (tre quarti delle quali provengono dal sistema produttivo).

Leggi anche: Abbiamo fino al 2030 per agire o il clima impazzirà

Nonostante l’allarme lanciato dallo Special report 15 (Sr15) pubblicato il 6 ottobre 2018 dal Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Ipcc) sugli effetti dell’aumento della temperatura media globale di 1,5 gradi entro fine secolo, in Italia è ancora fermo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) per il quale mancano le modalità di attuazione e l’erogazione dei sostegni economici alle amministrazioni locali, senza i quali il piano diventa irrilevante e il parlamento italiano, ricorda Asvis, a giugno ha approvato una mozione in cui respinge la dichiarazione di emergenza climatica, già adottata da altri Stati, amministrazioni locali italiane ed europee. Positivo invece che la legge di bilancio 2019 abbia restituito la competenza del dissesto idrogeologico al ministero dell’Ambiente.

Cosa può cambiare, sul clima, con il nuovo governo

“Il nuovo governo ha introdotto la sostenibilità nell’agenda politica e le linee programmatiche includono alcune proposte avanzate proprio dall’Asvis: dall’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile all’avvio di un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, dall’uso dell’Agenda 2030 per ridisegnare il funzionamento del sistema socio-economico, alla valutazione dell’impatto economico-sociale-ambientale dei provvedimenti legislativi, dal taglio dei sussidi dannosi all’ambiente alla legge per annullare i differenziali retributivi tra uomini e donne, a parità di mansioni svolte. A questi annunci devono seguire azioni concrete – ha dichiarato il presidente di Asvis Pierluigi Stefanini in ogni caso qualche buona notizia c’è: Stefanini – per mettere l’Italia sul sentiero di sviluppo sostenibile”.

Le promesse della Commissione europea

L’Italia peraltro non è sola in questo difficile percorso perché è l’intero pianeta, nonostante le promesse e le premesse, a non trovarsi su un sentiero di sviluppo sostenibile. A quattro anni dall’adozione dell’Agenda 2030, le misure adottate dai singoli paesi, dal settore privato e dalle organizzazioni internazionali non appaiono essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Il rapporto Asvis mostr come anche la nuova Commissione europea abbia promesso un significativo cambio di passo, con un programma di azione per il prossimo quinquennio che ruota intorno ad una visione in cui politiche economiche, sociali e ambientali appaiono coerentemente orientate all’obiettivo di farne campione mondiale di sviluppo sostenibile: il prossimo rapporto chiarirà se le promesse saranno state mantenute, o perlomeno avviate.

Articoli correlati