Cronache da un mondo che si ribella all’estinzione

Da Londra a Roma, da Sidney a Wellington, le strade di molte città del mondo sono state animate dalle pacifiche proteste dei manifestanti di Extinction Rebellion.

Dopo due settimane, centinaia di pacifici atti di disobbedienza civile e oltre tremila arresti, si è conclusa la ribellione internazionale indetta da Extinction Rebellion (XR), il movimento non violento nato per chiedere interventi urgenti per arrestare la crisi climatica. Il movimento, conscio che per ottenere dai governi cambiamenti radicali siano necessarie azioni radicali, ha lanciato un messaggio di coraggio e speranza che non può essere ignorato. “Insieme, occuperemo pacificamente i centri di potere e li chiuderemo finché i governi non agiranno per arginare l’emergenza climatica ed ecologica”, ha scritto XR prima di dare avvio alla ribellione internazionale, la seconda grande protesta organizzata dopo quella dello scorso aprile. La protesta, che ha coinvolto oltre 60 paesi in tutti i continenti e decine di migliaia di persone, è cominciata il 7 ottobre. Nella maggior parte dei casi è durata una settimana mentre a Londra, culla del movimento, si è protratta per quasi due settimane.

Gli agenti di polizia rimuovono i manifestanti mentre bloccano una strada
Stiamo vivendo una crisi ambientale senza precedenti nella nostra storia che minaccia il futuro dell’umanità e di moltissime altre specie. Per questo XR che i governi dicano la verità sulla crisi in corso, che intraprendano azioni immediate per contrastarla e che si avvalgano del supporto di assemblee di cittadini © Gabriel Kuchta/Getty Images

Disobbedire allo sfacelo ambientale

Il principale strumento di lotta di XR è la disobbedienza civile non violenta, già rivelatasi efficace nel corso della storia per ottenere un cambiamento politico e sociale. L’obiettivo del movimento, che dovrebbe essere quello di ogni singolo essere umano del pianeta, è quello di contrastare i cambiamenti climatici e la sesta estinzione di massa attualmente in corso, per evitare il conseguente collasso della società e il declino della nostra specie. Le attività umane sono la principale causa di questa crisi, occorre pertanto agire per invertire la tendenza. “Extinction Rebellion ritiene che sia dovere dei cittadini ribellarsi, usando la pacifica disobbedienza civile, di fronte all’inattività criminale dei governi”.

Leggi anche

Nel cuore della ribellione

A Londra, dove XR è stato fondato nel maggio 2018 da Roger Hallam e Gail Bradbrook, si sono svolte le manifestazioni più coraggiose, colorate e  fantasiose. Gli attivisti, tra le altre cose, hanno bloccato strade e ponti nel centro di Londra, fermato il traffico davanti alla Banca d’Inghilterra per “interrompere il sistema che finanzia la crisi ambientale” e protestato davanti al Dipartimento dei trasporti e all’aeroporto.

Alle proteste si sono uniti anche medici e infermieri, oltre cinquanta operatori sanitari hanno ricordato la stretta correlazione tra ambiente e salute posando 110 paia di scarpe sui gradini di Trafalgar square, per rappresentare il numero di vite stroncate ogni giorno nel Regno Unito a causa dell’inquinamento atmosferico.

 


Visualizza questo post su Instagram

A community of grandparents gathered outside Buckingham Palace in London yesterday to protest for climate and ecological justice. ⁣ ⁣ “It’s our generation that is partly responsible for the fate that will befall our grandchildren,” said Peter Cole, a member of #GrandParentsOfXR “So it behoves us to do the least we can to try and help them.”⁣ ⁣ Extinction Rebellion is made up of normal people, just like you. Whoever you are, there is a place for you in our movement. Check out our story highlights to find out how you can get involved. ⁣ ⁣ We need #EverybodyNow to take to the streets – we are running out of time. This is the fight for all life on Earth. ⁣ ⁣ #ExtinctionRebellion #ExtinctionOrRebellion #TheTimeIsNow #NowOrNever #ActNow #PlanetaryEmergency Photos by @helenasmithpix

Un post condiviso da Extinction Rebellion (@extinctionrebellion) in data:

Il 9 ottobre, nei pressi di Parliament square, centinaia di mamme hanno bloccato una strada allattando i loro bambini. “La devastazione ecologica e la crescente emergenza climatica fanno sì che la vita dei nostri bambini sia a rischio – ha affermato una manifestante -. Siamo qui per chiedere che il governo agisca ora per proteggere i nostri bambini”. Nell’ultimo giorno di mobilitazione oltre 20mila persone hanno sfilato, incuranti del bando delle autorità di polizia, per la Marcia dell’estinzione, una cupa processione nata con l’obiettivo di addolorarsi per l’ecocidio in corso e che ha bloccato Oxford Street per diverse ore.

Protesta di massa delle mamme a Londra
Per chiedere un futuro migliore per i loro figli centinaia di donne hanno occupato una strada di Londra © Peter Summers/Getty Images

 

Manifestazioni fuori legge a Londra

Ma, evidentemente, la nonviolenza attiva dei manifestanti non è stata gradita da coloro che desiderano mantenere lo status quo. Lo scorso 14 ottobre Scotland Yard ha infatti adottato un provvedimento che viola apertamente la Dichiarazione universale dei diritti umani, vietando ogni manifestazione del gruppo per la giustizia climatica. Nonostante il divieto e gli sgomberi effettuati dalla polizia, le proteste di XR non si sono fermate. Il risultato è stato un ulteriore incremento degli arresti, che fa peraltro parte della strategia del movimento, che mira a raggiungere un numero tale di innocue persone arrestate da non poter essere ignorato.

Leggi anche

Tra gli arrestati più celebri figurano la principessa Marie-Esméralda, membro della famiglia reale belga, e George Monbiot, scrittore e giornalista inglese, editorialista del Guardian. Poco prima dell’arresto Monbiot aveva pubblicato un articolo in cui auspicava di finire in cella, poiché “gli arresti di massa sono una potente forma di protesta democratica. Funzionano perché dimostrano che gli attivisti sono seri. Quando le persone sono pronte a mettere a repentaglio la propria libertà per la loro causa, altre persone sembrano più propense ad ascoltare ciò che dicono e più probabilmente a riconoscerne l’importanza. Mettendo i nostri corpi in pericolo e rischiando la nostra libertà, rendiamo impossibile ignorare questa grande questione trascurata”.

Medici londinesi si uniscono ai manifestanti di XR nelle proteste
I cambiamenti climatici e il degrado degli ecosistemi rappresentano anche una grave minaccia sanitaria © Chris J Ratcliffe/Getty Images

 

Cos’è successo in Italia

In Italia le manifestazioni si sono svolte a Roma, dal 3 al 14 ottobre. Tra le iniziative intraprese, così come in altre parti del mondo, c’è stato lo sciopero della fame, portato avanti da dieci attivisti in piazza Montecitorio. L’11 ottobre, dopo quattro giorni di digiuno, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha incontrato una delegazione di scioperanti della fame e attivisti di XR, che hanno presentato al ministro un documento con le rivendicazioni del movimento. “Il movimento Extinction Rebellion Italia non è soddisfatto delle attuali risposte politiche alla grave crisi climatica ed ecologica in corso – si legge in un comunicato diffuso dopo l’incontro -. Riteniamo il decreto clima assolutamente insufficiente rispetto alla necessità di giungere allo zero netto di emissioni entro il 2025 e fermare rapidamente la distruzione degli ecosistemi. Bisogna fare ciò che è necessario, non ciò che è politicamente possibile”. Gli attivisti hanno chiesto, invano, di incontrare anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte per dichiarare lo stato di emergenza climatica nazionale.  

In linea con lo spirito di XR sono state inoltre organizzate manifestazioni dal grande impatto scenografico, come l’ormai celebre die-in, protesta in cui i manifestanti si sdraiano al suolo, a simboleggiare il tipo di futuro che ci attende senza un’azione del governo sulla crisi climatica. Si sono anche svolte le prime assemblee cittadine, con il contributo di scienziati come Jacopo Simonetta e Ugo Poce e meditazioni di gruppo, “oasi di consapevolezza in mezzo al traffico cittadino”. In Italia il movimento sta muovendo i primi passi, ma gli organizzatori sono convinti che l’esperienza romana abbia avviato “quel percorso di dissenso nonviolento che porterà anche in Italia la disobbedienza civile di massa”.

Le proteste nel resto del mondo

La rivolta, come detto, ha toccato numerose aree del globo, ricordando ancora una volta la trasversalità della minaccia rappresentata dalla distruzione dei sistemi naturali da cui dipendiamo. Ad Amsterdam, in Olanda, i manifestanti hanno bloccato un ponte nel centro della città, a Parigi, in Francia, centinaia di attivisti hanno ostacolato per diverse ore l’accesso all’assemblea nazionale, mentre a Ney York i manifestanti hanno occupato pacificamente Times square, uno dei maggiori incroci della città americana. A Dublino, in Irlanda, i manifestanti, agghindati con foglie e rami, hanno dato vita ad una spettacolare “foresta umana” e si sono diretti alla Leinster House, sede del parlamento irlandese, per chiedere una completa revisione della politica forestale.

 


Visualizza questo post su Instagram

“I am Kenny Erick, I was born and raised in Papua, Indonesia. We have a vast forest there and we really love the nature where we were born. At present many new lands have been cleared for companies to build factories, do illegal logging and so on… We are sad but we are fighters. All of us are fighting.”⁣ ⁣ “Saya Kenny Erick, saya lahir dan besar di Papua. Kami disana punya hutan yg sangat luas. Dan kami sangat sayang alam tempat kami lahir. Saat ini banyak lahan baru yang sudah dibuka, kami sedih tapi kami adalah pejung, semua kami lawan termasuk para perusahaan yg ingin membangun pabrik, melakukan penebangan liar dan sebaganiya.”⁣ ⁣ Sign translation: Nature will be saved, you might not⁣ ⁣ #HumansofXR #InternationalRebellion ⁣ ⁣ Photo via @extinctionrebellion.id from @itskennyerick ⁣ ⁣ #ExtinctionOrRebellion #ExtinctionRebellion #ActNow #TellTheTruth #NowOrNever #TheTimeIsNow

Un post condiviso da Extinction Rebellion (@extinctionrebellion) in data:

Non sempre alle pacifiche proteste degli attivisti è corrisposta un’altrettanto pacifica reazione delle forze dell’ordine. A Bruxelles, in Belgio, ha avuto luogo la più violenta repressione che il giovane movimento abbia finora subito. La polizia ha aggredito i manifestanti nei pressi del palazzo reale usando cannoni ad acqua, spray al peperoncino (di cui è stata vittima anche una bimba di due anni), manganelli e scudi, e ha arrestato oltre 400 manifestanti.

A Sidney i ribelli di XR hanno nascosto le testa nella sabbia per simboleggiare il comportamento del governo australiano di fronte alla crisi ecologica. In Slovacchia hanno invece bloccato l’ingresso al ministero dell’Economia, per protestare contro il rifiuto del ministero di rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. XR Turchia ha invece organizzato una suggestiva protesta fuori dalla Biennale di Istanbul, importante mostra d’arte contemporanea sponsorizzata da una compagnia petrolifera. I ribelli, in segno di dissenso, hanno versato petrolio greggio lungo l’ingresso principale.

Attivisti australiani di XR nascondono la testa sotto la sabbia
In Australia i manifestanti hanno seppellito la testa sotto la sabbia per attaccare la cecità del governo dinnanzi allo sfacelo ambientale © Brook Mitchell/Getty Images

La ribellione non è finita

La mobilitazione autunnale mondiale di XR è terminata ma la ribellione, ha precisato il movimento, è tutt’altro che finita. In nessun luogo sulla Terra l’azione dei governi è proporzionata alla portata delle catastrofi che dobbiamo affrontare, anche a causa delle scarse informazioni e della scarsa discussione pubblica circa la crisi ambientale. Le manifestazioni delle ultime settimane hanno però attirato l’attenzione di tutto il mondo e l’emergenza climatica, anche grazie agli scioperi globali per il clima nati dall’impegno di Greta Thunberg, è ora al centro del dibattito come mai prima d’ora.

Leggi anche: Com’è andato il terzo sciopero globale per il clima, emozioni e numeri

“Al governo diciamo: siamo ancora in ribellione e continueremo a sollevare l’allarme sull’emergenza climatica ed ecologica fino a quando non verranno intraprese azioni significative – si legge in un comunicato di XR -. Esortiamo i politici a lavorare con noi per proteggere il pianeta che tutti noi abbiamo a cuore, è tempo di smettere di fare del male e iniziare a riparare”.

Articoli correlati
La valle dell’Omo, dove la vita scorre con il fiume

Le tribù della valle dell’Omo in Etiopia vivono a stretto contatto con la natura e il fiume da cui dipendono. Questo reportage esclusivo racconta come la costruzione di una diga, i cambiamenti climatici e un boom turistico stiano mettendo a dura prova la loro capacità di preservare stili di vita ancestrali.