Diritti animali

Rapporto Zoomafia 2021, diminuiscono le denunce ma non i maltrattamenti

È uscito l’ultimo rapporto Zoomafia di Lav che sottolinea come le denunce di reati nei confronti degli animali siano diminuite, ma non i maltrattamenti.

Il rapporto Zoomafia 2021, redatto per Lav (Lega anti vivisezione) come ogni anno dal criminologo Ciro Troiano, è tassativo. Durante l’anno appena trascorso in Italia sono diminuite le denunce per crimini contro gli animali, ma sono, purtroppo, aumentati gli episodi di maltrattamento nei loro confronti.

Per arrivare a questa conclusione, gli analisti dell’osservatorio hanno interpellato 140 procure ordinarie e 29 procure minorili, chiedendo loro di fornire i dati relativi al numero totale dei procedimenti penali del 2020, sia noti che ignoti, per i reati di questo tipo.

gatto randagio
I maltrattamenti animali sono purtroppo ancora rilevanti in Italia © Pixabay

Zoomafia, uno sguardo all’edizione 2021

Il rapporto annuale della Lav prende in esame una serie di reati perpetrati contro gli animali:

  • uccisione di animali (art. 544bis c.p.);
  • maltrattamento di animali (art. 544ter c.p.);
  • spettacoli e manifestazioni vietati (art. 544quater c.p.);
  • combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali (art. 544quinquies c.p.);
  • uccisione di animali altrui (art. 638 c.p.);
  • abbandono e detenzione incompatibile (art. 727 c.p.);
  • reati venatori (art. 30 L. 157/92);
  • traffico illecito di animali da compagnia (art. 4 L. 201/10).

“Per comprendere un fenomeno criminale è necessario ricorrere anche all’analisi statistica. Purtroppo, nell’ambito dei delitti contro gli animali, oltre ad avere una carenza di dati affidabili, spesso circolano numeri infondati, frutto di errori metodologici, di puro pressappochismo o, in alcuni casi, di malafede. Da anni raccogliamo i dati relativi ai crimini contro gli animali dalle procure italiane al fine di avere una visione affidabile, ancorché non esaustiva, dei vari reati consumati nel nostro paese. Il quadro che proponiamo si basa sui dati ottenuti da un campione pari al 76 per cento di tutte le procure della Repubblica d’Italia. Un dato molto più che significativo, e statisticamente rappresentativo”, precisa Ciro Troiano.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, hanno risposto per il nord Italia 42 procure ordinarie (pari al 75 per cento delle procure ordinarie del nord), 15 per il centro (pari al 53 per cento delle procure ordinarie del centro Italia) e 47 per il meridione (pari al 67 per cento delle procure ordinarie del sud e isole). Nel caso delle procure minorili, hanno dato risposta 7 del nord (pari al 78 per cento delle procure minorili del nord), 3 del centro (pari al 75 per cento delle procure minorili del centro), e 15 del sud e isole (pari al 94 per cento di quelle del sud).

Esaminando i dati di un campione di 116 procure tra ordinarie e minorili che hanno risposto sia quest’anno sia l’anno passato (più del 70 per cento di tutte le procure), si registra una diminuzione dei procedimenti nel 2020, rispetto al 2019, pari al 3 per cento circa (7.052 fascicoli nel 2019 e 6.866 nel 2020). Il numero degli indagati è, inoltre, diminuito del 21 per cento circa (4.701 indagati nel 2019 e 3.734 nel 2020).

“Riteniamo che questa flessione in realtà non corrisponda a una effettiva diminuzione dei crimini contro gli animali, ma indichi solo una riduzione delle denunce e dei fatti accertati. In periodo di emergenza le attività di polizia, anche per quegli organi prioritariamente preposti all’accertamento di tali reati, sono state indirizzate, ovviamente, verso altre emergenze. Se da un lato le condizioni imposte dall’emergenza hanno portato di fatto alla quasi impossibilità dell’accertamento di questi reati, dall’altro questo non vuol dire che i reati non siano stati consumati, se si considera che circa il 30 per cento dei casi accertati vengono perpetrati in un contesto domestico, familiare o di custodia, ambiti in cui i controlli – di per sé già difficili – hanno risentito notevolmente degli effetti della chiusura. Anzi, altri indici, come quello eclatante delle corse clandestine di cavalli, che si sono tenute regolarmente e spudoratamente anche nel periodo di lockdown, indicano che in realtà i crimini contro gli animali non si sono fermati”, sottolinea Troiano.

Rapporto Zoomafia 2021
Il problema del randagismo si riflette su quello dei canili clandestini © Pixabay

I crimini più contestati nei confronti degli animali

Dall’analisi dei crimini contro gli animali consumati in Italia troviamo che il reato più contestato è quello di uccisione di animali, con 2.785 procedimenti (432 noti e 2.353 ignoti), pari al 36 per cento del totale dei procedimenti per crimini contro gli animali (7.708 con 557 indagati) registrati presso le procure che hanno risposto (129). Per la prima volta da anni, da quando l’osservatorio segue l’andamento criminale dei reati a danno di animali, quello di uccisione si posiziona al primo posto superando il maltrattamento. Come sempre, però, la stragrande maggioranza delle denunce per uccisione è a carico di ignoti. Nell’elenco del rapporto Zoomafia troviamo, comunque, altri reati:

  • reati venatori, art. 30 L. 157/92, con 1.025 procedimenti (743 noti e 282 a carico di ignoti), pari al 13 per cento dei procedimenti presi in esame, con 968 indagati;
  • abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, art. 727 c.p., con 960 procedimenti (618 noti e 342 a carico di ignoti), pari al 12 per cento, con 746 indagati;
  • uccisione di animali altrui, art. 638 c.p., con 443 procedimenti (165 noti e 278 a carico di ignoti), pari al 6 per cento, con 253 indagati;
  • traffico di cuccioli, art. 4 L. 201/10, con 29 procedimenti (27 noti e 2 a carico di ignoti), pari allo 0,4 per cento del totale dei procedimenti per reati a danno di animali, con 67 indagati;
  • organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, art. 544quinquies c.p., con 14 procedimenti (11 noti e 3 ignoti), pari allo 0,2 per cento, e 66 indagati;
  • spettacoli e manifestazioni vietati, art. 544quater c.p., con 7 procedimenti (3 noti e 4 ignoti), pari allo 0,1 per cento di tutti i reati contro gli animali registrati, con 72 indagati.
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Le denunce per maltrattamento animale sono diminuite durante la pandemia © Pixabay

Pandemia e maltrattamenti animali

Secondo il Rapporto Europol Eu Socta 2021 la pandemia ha avuto un impatto significativo sul panorama della criminalità grave e organizzata nell’Unione europea. I criminali si sono affrettati ad adattare prodotti, modus operandi e schemi illegali per sfruttare la paura e le ansie degli europei e per capitalizzare la scarsità di alcuni beni vitali durante la Covid-19.

“La questione criminale entra fortemente in gioco in questo discorso. I crimini contro la natura e gli animali non solo mettono in pericolo la biodiversità e violano i diritti animali, ma hanno conseguenze negative anche sulla nostra vita e sul nostro modo di vivere. L’aggressione alla natura genera disumanità, anestetizza il sentimento di solidarietà intra ed extra-specifica, crea divari e discriminazioni, diffonde logiche di dominio; rende, in sintesi, l’uomo più tenebrosamente misero, oscurando la sua bellezza interiore e abituandolo alla bruttezza emotiva e all’antiestetica sociale”, aggiunge Troiano.

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Zoomafia prende in esame anche le corse clandestine e il mondo sportivo legato ai cavalli © Pixabay

Il rapporto Zoomafia e le altre importanti indicazioni

Nell’ottica dei rilevamenti di Zoomafia 2021 ci sono delle indicazioni importanti a cui dare seguito. La prima riguarda le corse clandestine di cavalli. Significative quelle denunciate, con la partecipazione di decine di persone in periodo di chiusura totale a causa dell’emergenza sanitaria. E, a quanto sembra, non solo l’ippica clandestina, ma anche quella ufficiale è inquinata da infiltrazioni illecite. Allibratori, scommesse clandestine, gare truccate, doping, furti di cavalli, intimidazioni: il malaffare che si esercita all’ombra degli ippodromi e delle scuderie ha molte sfaccettature.

“Chiarificatrici, in tal senso, risultano le relazioni semestrali della Dia che testimoniano quanto siano penetranti, diffusi e articolati gli interessi dei vari clan nel settore dell’ippica. Il doping, poi, è uno dei problemi che affliggono l’ippica nel nostro paese. Secondo i dati ufficiali relativi all’elenco dei cavalli risultati positivi al controllo antidoping, l’anno scorso 69 equini che hanno partecipato a gare ufficiali sono risultati positivi a qualche sostanza vietata”, sottolinea il rapporto.

Un’altra indicazione importate riguarda il business legato alla gestione di canili “illegali” (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale), così come il business sui randagi, che mantengono intatto il loro potenziale criminale garantendo agli sfruttatori introiti sicuri e cospicui grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili. Nel 2020, e le stime si ritengono per difetto, sono stati sequestrati quattro canili che, complessivamente, contenevano oltre 1.100 cani; sette le persone denunciate a vario titolo. Dal 2004 al 2020 compreso sono stati almeno 68 i canili sequestrati, con 8.013 cani e 200 gatti, e 92 le persone denunciate.

“Anche in questo caso si tratta sicuramente di stime per difetto poiché le illegalità in tale settore sono molto diffuse. In recenti relazioni semestrali della Dia sono riportate, per la prima volta, attestazioni degli interessi della criminalità organizzata nella gestione in Calabria e in Campania. La tratta dei cuccioli è diventata argomento di studio e analisi dei Vertici nazionali antimafia e anche della Commissione parlamentare. È stato registrato, per il business dei cuccioli, l’interesse di alcuni esponenti di clan camorristici. E la gravità del fenomeno si comprende facilmente dai numeri: solo nel 2020 sono stati sequestrati 500 cani e un gatto; 19, invece, le persone denunciate” si sottolinea ancora nel rapporto di Lav.

Zoomafia
Note le infiltrazioni, soprattutto a sud, di malavitosi, spesso organizzati in vere associazioni per delinquere, nella cattura e vendita di cardellini e altri piccoli uccelli © Ingimage

Traffici illegali e bracconaggio

Anche per quel che riguarda il traffico internazionale di animali e piante rare Zoomafia sottolinea che il fenomeno non accenna a diminuire. Nel 2020 l’attività del Comando carabinieri per la tutela forestale e del Comando carabinieri per la tutela della biodiversità e parchi hanno portato, nello specifico settore della normativa relativa alla Convenzione di Washington – Cites e delle norme relative alle specie di fauna in via di estinzione, all’accertamento di 393 reati, alla denuncia di 292 persone e all’esecuzione di 356 sequestri penali. Sono 352, invece, gli illeciti amministrativi accertati per un totale di 991.893,18 euro, che hanno portato all’esecuzione di 16 sequestri amministrativi. Anche il fenomeno del bracconaggio continua nella sua pericolosità.

“Note le infiltrazioni, soprattutto a sud, di malavitosi, spesso organizzati in vere associazioni per delinquere, nella cattura e vendita di cardellini e altri piccoli uccelli. In alcuni territori l’uccellagione e i traffici connessi o il bracconaggio organizzato sono sotto il controllo dei clan. Armi clandestine, reti e trappole, munizioni, esplosivi, fucili illegali, coltelli: queste alcune delle armi e strumenti sequestrati nel 2020. Furto aggravato, ricettazione di fauna selvatica e maltrattamento di animali i reati contestati”, si aggiunge in Zoomafia.

Infine, un altro capitolo importante è riservato a un nuovo fenomeno: il bracconaggio ittico. Le acque interne italiane rappresentano un ecosistema ricchissimo di biodiversità, ma che corre seri rischi. Una vera emergenza, tanto grave quanto sconosciuta, è quella del bracconaggio ittico nelle acque interne. Un pericolo per la fauna ittica viene, infatti, dalla pesca di frodo, fenomeno ancora perlopiù sconosciuto. In alcune province del nord, i fiumi e i corsi d’acqua sono saccheggiati da bande di predatori umani: pescatori di frodo, quasi tutti stranieri dell’est Europa, che dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri, che occupano le sponde fluviali con ricoveri di fortuna e con bivacchi che deturpano il paesaggio e che usano, spesso, intimidazioni e minacce nei confronti degli addetti ai controlli.

“Nel mese di luglio 2020 abbiamo svolto una serie di sopralluoghi e incontri per indagare il fenomeno. Abbiamo incontrato, tra l’altro, sia la polizia provinciale di Ferrara sia la Vigilanza faunistica della provincia di Mantova: il quadro emerso è davvero preoccupante sotto molteplici profili. Le illegalità, come spesso accade, sono favorite da provvedimenti normativi contraddittori che, con interpretazioni forvianti, bloccano di fatto l’operato degli organi di vigilanza. Occorrono urgenti modifiche sullo status giuridico della fauna ittica, sulle sanzioni e le procedure di sequestro, sulla banca dati dei trasgressori e altri provvedimenti ad hoc”, conclude Ciro Troiano. E, alla luce di queste ultime rilevazioni, non si prospetta certo un periodo felice per il mondo animale e per l’ecosistema che ci circonda.

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