Referendum in Kazakistan, il 77% chiede la fine dell’iper-presidenzialismo

Il 77% dei cittadini del Kazakistan ha votato a favore di maggiori poteri attribuiti al parlamento. Un risultato storico, ma non privo di dubbi.

  • Il Kazakistan ha indetto un referendum per la riforma della Costituzione.
  • Il 77% dei votanti ha scelto di rafforzare il parlamento e limitare i poteri del presidente.
  • Per gli attivisti, però, si tratta di una manovra politica di facciata.

Domenica 5 giugno il Kazakistan ha fatto un passo verso la democrazia. Si è tenuto infatti il referendum costituzionale al quale ha partecipato il 68 per cento degli aventi diritto. Il 77,18 per cento ha votato a favore degli emendamenti che trasformano la Costituzione modificando oltre un terzo degli articoli: si chiude una fase, quella del sistema di governo incentrata esclusivamente sulla figura del presidente, e inizia quella che le autorità kazake hanno definito la “seconda repubblica”, centrata su un rafforzamento del ruolo del parlamento.

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Il presidente del Kazakistan Kassym Jomart Tokayev © Andrea Verdelli/Pool/Getty Images

Finora il Kazakistan è stato in mano a una sorta di dittatore

La nazione dell’Asia centrale è stata guidata per quasi 30 anni da un unico presidente, Nursultan Nazarbayev: dal 1990 al 2019, infatti, il leader kazako è accusato di aver creato un regime a carattere autoritario e personalistico. Nel 2019, a sorpresa, si è dimesso ed è stato sostituito da Qasym-Jomart Toqaev ma ha continuato a presiedere il consiglio di sicurezza nazionale, il che gli ha permesso di fatto di controllare la politica del Kazakistan.

Il 2 gennaio 2022, sia nella capitale Nur-Sultan (ex-Astana) sia nell’intero paese (in particolare ad Almaty, città più popolosa del Kazakistan) sono nate delle proteste, causate dall’aumento dei prezzi del gas, dei beni alimentari e della benzina per il trasporto. Le sommosse hanno portato alle dimissioni del governo del primo ministro Asqar Mamın, su ordine del presidente Toqaev.

Per gli attivisti è un referendum di facciata

D’ora in poi, all’ottantunenne ex-plenipotenziario sarà revocato il titolo di “Elbasy”, capo della nazione, e i suoi familiari e quelli dei dirigenti non potranno più rivestire cariche pubbliche. La nuova Carta vieterà inoltre al presidente di far parte di un partito politico e prevederà l’elezione diretta dei membri del Mazhilis, la camera bassa del parlamento, portandoli da 107 a 98.

È stato Toqaev ad aver promosso la riforma costituzionale votata domenica. Per alcuni attivisti, però, dietro questo voto ci sarebbe la volontà da parte dell’attuale presidente di concentrare nelle sue mani il potere kazako, dopo aver voltato le spalle a Nazarbayev. La reazione di Toqaev alle proteste di piazza ha dimostrato infatti che anche il nuovo leader non intende accettare la libertà d’espressione: le manifestazioni sono state sedate con le maniere forti, provocando la morte di 230 persone.

Inoltre, secondo gli oppositori del regime, il referendum è stato una farsa: non c’è mai stata una campagna informativa sulle conseguenze del voto e gli elettori hanno dovuto indicare “sì” o “no” rispondendo a ben 50 domande. Tokayev, tra l’altro, manterrà il potere di approvare o respingere le leggi, indire elezioni parlamentari, nominare il primo ministro e altri esponenti di governo.

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