Trivellazioni, in Italia le royalties più basse per le compagnie petrolifere

Secondo Italia Nostra, il nostro paese fa pagare le royalties più basse a chi estrae petrolio e gas e le riserve nazionali sono quantitativamente poco significative

Le compagnie energetiche pagano pochissimo per le loro concessioni: il 7 per cento del prezzo finale del petrolio estratto dal mare, il 4 per cento di quello del gas e il 10 per cento per i prodotti prelevati in terraferma. Lo sostiene Italia Nostra che ha aderito al comitato Ferma le trivelle (di cui fa parte anche LifeGate), in vista del referendum sul rinnovo delle concessioni estrattive. L’organizzazione a tutela del paesaggio e dell’ambiente ha pubblicato i propri dati in merito alla questione delle estrazioni.

 

 

raffineria Irak
Raffineria di Adora a Baghdad, Iraq (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

 

Rincara la dose Legambiente, che evidenzia come esista anche una sorta di franchigia: la normativa italiana infatti prevede che le prime 20mila tonnellate di petrolio ricavate in terraferma e le prime 50mila tonnellate estratte in mare siano esenti dal pagamento di aliquote. Stesso discorso vale per i primi 25 milioni di metri cubi di gas prelevati in terra e i primi 80 milioni ricavati in mare.

 

Significativo il caso della Basilicata, dove si estrae l’80 per cento del petrolio nazionale, tra le regioni più povere d’Italia con le royalties più basse del mondo per quanto riguarda il petrolio (139 milioni di euro nel 2011, secondo Italia Nostra). Non ci sono nemmeno vantaggi in termini di posti di lavoro, visto che soli 143 residenti nella regione sono impiegati nel settore estrattivo. Per l’associazione ambientalista, inoltre, in Basilicata le trivellazioni mettono a rischio le riserve idriche strategiche per il territorio.

 

raffineria illuminata
Raffineria di Leuna, Germania (Photo by Katja Buchholz/Getty Images)

 

Italia Nostra dunque invita ad andare a votare sì al referendum del 17 aprile per ripristinare la situazione in vigore fino a pochi mesi fa e “cancellare un vero e proprio condono fatto […] dal governo Renzi a dicembre 2015, che consente alle società petrolifere […] di continuare a ricercare ed estrarre idrocarburi a tempo indeterminato entro le 12 miglia marine”. “Prima di questa modifica – prosegue Italia Nostra – tutte le concessioni avevano una scadenza concordata all’atto della firma”. Come del resto si continua a prevedere per quelle oltre le dodici miglia marine e per quelle sulla terraferma.

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