Rischi ambientali, le aziende italiane arrancano sulla prevenzione

Sono stati presentati all’università Bocconi i risultati di una nuova ricerca sul rapporto tra le imprese italiane e i rischi ambientali.

Per capire se le aziende italiane sono abbastanza preparate sul tema dei rischi ambientali, la strada migliore è quella di interpellarle in prima persona, chiedendo apertamente quali misure hanno messo in atto per proteggersi. Da quest’intuizione nasce il sondaggio che è stato condotto tra gennaio e marzo di quest’anno da Green (il centro di ricerche ambientali dell’università Bocconi), in collaborazione con Anra (Associazione nazionale dei risk manager e responsabili assicurazioni aziendali), Aiba (Associazione italiana broker di assicurazione e riassicurazione) e Pool Ambiente, il consorzio per l’assicurazione e la riassicurazione della responsabilità per danni all’ambiente. I risultati, che offrono parecchi spunti di riflessione, sono stati presentati giovedì 9 maggio all’università Bocconi di Milano, nel corso di un’intensa giornata di lavori dal titolo Valutare, prevenire, proteggersi.

Quante aziende hanno partecipato alla ricerca

Il questionario è stato inviato ad aziende eterogenee tra loro per sede, settore e dimensioni. A rispondere sono state più di un centinaio, quasi tutte realtà medio-grandi che si dimostrano particolarmente attente a questi temi. Ne è un’ulteriore prova il fatto che circa la metà di loro si sia dotata di certificazioni ambientali come Iso 14001 o Emas. Il campione, di conseguenza, non può essere definito come statisticamente rappresentativo dell’intero tessuto imprenditoriale del nostro Paese. Ciò non toglie che le risposte diano già una misura di quanto, oggi come oggi, non si possa ancora dare per scontata la corretta gestione dei rischi ambientali.

C’è ancora molto da fare sulla prevenzione dei rischi ambientali

Alla domanda di indicare i rischi maggiormente percepiti, gli intervistati mettono sul podio l’intensificarsi della concorrenza, gli incidenti sul lavoro e, infine, gli incendi e le esplosioni. Per quanto riguarda i danni ambientali, che si collocano in sesta posizione, le aziende temono soprattutto gli incendi e le contaminazioni del suolo dovute a perdite di vasche, serbatoi e condotte. Pochi si preoccupano delle emissioni di inquinanti in atmosfera (11 per cento), degli scarichi idrici fuori norma (9 per cento) o della scoperta di contaminazioni preesistenti, di cui l’azienda non è responsabile. Nel 24 per cento dei casi si sono già verificati danni ambientali in passato.

Eppure, ancora oggi, solo il 63 per cento dei rispondenti ha attivato una polizza assicurativa per i rischi di natura ambientale. Resta escluso quasi un terzo del campione. E bisogna ricordare che all’indagine hanno risposto soprattutto aziende grandi e per certi versi all’avanguardia rispetto alla media; è lecito immaginare che, sulla totalità del panorama nazionale, il ritardo sia ancora più marcato. “Oggi l’Italia è uno dei paesi europei con le normative ambientali più severe, ma è anche quello in cui mancano regole e leggi sulla prevenzione. Questo crea un grande paradosso”, commenta a LifeGate Lisa Casali, responsabile di Pool Ambiente. “Se l’imprenditore o il risk manager non prendono l’iniziativa, l’azienda si trova totalmente impreparata a fare fronte ai danni all’ambiente. Così, quando si verifica qualche problema (e in Italia capita ogni giorno), cosa succede? Succede che non ci sono i soldi per fare fronte alla bonifica, gli enti non hanno grandi risorse e quindi i siti rimangono orfani e contaminati per chissà quanto tempo”.

Fabbrica abbandonata
Se si verifica un danno ambientale ma non ci sono risorse per la bonifica, spesso il destino dello stabilimento è quello di restare abbandonato a lungo © Ingimage

Quali sono i fattori che potrebbero convincere le aziende a cambiare approccio e tutelarsi con un’assicurazione? A sorpresa, gli intervistati non citano più di tanto i costi delle polizze, ma piuttosto chiedono a gran voce incentivi fiscali e maggiori informazioni. Proprio su questo secondo fronte, vale a dire la consapevolezza, si muove Pool Ambiente. “Vogliamo creare un’onda virtuosa di maggiore attenzione alla prevenzione, anche al di là degli obblighi di legge. Oggi moltissime aziende investono nella sostenibilità, nell’economia circolare, nel riciclo e nel recupero, ma si dimenticano che la prevenzione è alla base della tutela delle risorse”, continua Casali.

Una nuova certificazione ambientale sulla prevenzione

Dopo aver tracciato lo stato dell’arte, è il momento di passare alle proposte concrete. “Come Pool Ambiente ci stiamo facendo promotori di una nuova iniziativa: una certificazione ambientale focalizzata sulla prevenzione”, annuncia Lisa Casali. Uno strumento che non sostituisce le altre forme di certificazione ormai consoliate, come Iso 14001 o Emas, ma assume un ruolo complementare per il suo focus specifico sulla prevenzione. Negli auspici di Pool Ambiente, il futuro schema sarà pubblico e aperto all’intero mercato italiano, e potrà “guidare l’azienda in un percorso virtuoso verso una reale protezione dei danni all’ambiente”.

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