I Rockefeller non investono più nei combustibili fossili. Exxonmobil? “Moralmente riprovevole”

Il Rockefeller family fund conferma di rinunciare alle fossili. “Non ha molto senso, finanziariamente o eticamente continuare a investire in queste società”.

E così si chiude un ciclo. Gli eredi di John D. Rockefeller, uno degli uomini più ricchi mai vissuti negli Stati Uniti e che ha dovuto la sua fortuna al petrolio Standard Oil, rinunciano ufficialmente agli investimenti sui combustibili fossili. Un percorso che “sarà completato il più velocemente possibile”.

 

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Una piattaforma petrolifera in fiamme. © Handout / Getty

 

Il processo iniziò già nel settembre 2014, durante il Climate Summit 2014, e viene confermato oggi in una nota rilasciata dalla fondazione, che spiega così la propria decisione: “Mentre la comunità globale lavora per eliminare l’uso di combustibili fossili, non ha più molto senso, finanziariamente o eticamente, continuare investire in queste società. Non vi è alcuna logica per le aziende di continuare ad esplorare nuove fonti di idrocarburi”.

 

Non possiamo più essere associati ad un gruppo con un così evidente disprezzo per l’interesse pubblico.

 

Ma c’è di più. Martha, John, Laurance, Nelson and David Rockefeller, considerano “moralmente riprovevole” la condotta di Exxonmobil, in quanto “sembra che la società abbia lavorato dal 1980 per confondere il pubblico circa l’avanzata dei cambiamenti climatici, allo stesso tempo spendendo milioni per rafforzare la propria infrastruttura contro le conseguenze distruttive del cambiamento climatico, tracciando nuove opportunità di esplorazione nell’Artico a mano a mano che il ghiaccio si scioglieva.

 

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Stephen Heintz (sinistra), Valerie Rockefeller Wayne (centro), Steven Rockefeller (destra).

 

E aggiungono: “Saranno le autorità competenti a determinare se l’azienda abbia violato la legge, ma per una questione di buon governo, non possiamo più essere associati ad un gruppo con un così evidente disprezzo per l’interesse pubblico”. Certo i segnali ci sono tutti: dai Paesi arabi, petrolio dipendenti, che stanno investendo nelle rinnovabili, alla stessa Shell che lo scorso febbraio ha annunciato che la compagnia cesserà “le attività di perforazione in mare aperto in Alaska per il prossimo futuro”.

 

“La storia va avanti”, conclude la nota. “Anzi, è tempo per tutte le persone di buona volontà di fare quello che è in loro potere per rendere il nostro nuovo percorso capace di riconoscere la profonda interdipendenza tra il futuro dell’umanità e la salute dei nostri sistemi naturali”.

Immagine di copertina David McNew / Getty
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