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Nei supermercati della Romania il 51 per cento dei prodotti in vendita dovrà essere di provenienza regionale o nazionale. Lo ha deciso il parlamento, come riporta un articolo de il Fatto Alimentare. La proposta di legge votata all’unanimità modifica una legge del 2009 e riguarda frutta, verdura, carne, uova, miele, latticini e prodotti da forno. La notizia ha suscitato forti resistenze
Nei supermercati della Romania il 51 per cento dei prodotti in vendita dovrà essere di provenienza regionale o nazionale. Lo ha deciso il parlamento, come riporta un articolo de il Fatto Alimentare. La proposta di legge votata all’unanimità modifica una legge del 2009 e riguarda frutta, verdura, carne, uova, miele, latticini e prodotti da forno. La notizia ha suscitato forti resistenze da parte dell’associazione della grande distribuzione romena la quale sostiene che si tratta di un provvedimento punitivo nei confronti della grande distribuzione e che tale scelta limiterà la libertà di scelta del consumatore.
L’associazione, oltre a denunciare la non costituzionalità di tale decisione, “trova deplorevole”, come scrive in questo comunicato stampa, “il fatto che il presidente Klaus Iohannis abbia promulgato questa legge”. Non la pensano così i sostenitori che al momento, come sostiene il Fatto Alimentare, presenta alcuni problemi interpretativi. Non è ancora chiaro, infatti, cosa si intenda per prodotto locale: ad esempio la legge non spiega come venga classificato un alimento i cui ingredienti sono importati, ma che viene lavorato e confezionato in Romania. Forti dubbi stanno nascendo intorno al fatto che difficilmente una proposta del genere possa passare il vaglio delle norme sulla libera circolazione delle merci imposte dall’Unione europea.
Il Consiglio per la concorrenza contesta il carattere protezionistico di una norma “difficilmente praticabile” per via del fatto che non può esserci un numero sufficiente di fornitori per tutti i prodotti in modo da garantire quel famoso 51 per cento, il governo precisa che in futuro potranno essere incluse anche zone di confine, come Bulgaria e Ungheria e che nel periodo invernale, ovvero tra dicembre e febbraio, la percentuale di prodotti locali a filiera corta potrà scendere al 30 per cento. Quel che è certo è che una norma del genere è destinata a far discutere.
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