La produzione di gamberetti ecuadoriana destinata all’esportazione continua a crescere, ma l’ecosistema delle mangrovie ne paga il prezzo più alto.
Con la pratica non regolamentata del saiko, i pescherecci industriali attivi nelle acque ghanesi spingono gli stock ittici al collasso con conseguenze sulla sicurezza alimentare delle comunità locali.
La pesca industriale al largo delle coste del Ghana e un sistema di commercio illegale del pesce stanno minacciando la sussistenza dei piccoli pescatori ghanesi: lo racconta un reportage dal porto di Cape Coast del fotografo Lieven Engelen pubblicato dal Guardian.
Engelen racconta di come la pesca sia un’attività intessuta di cultura e tradizioni che lega le comunità costiere ghanesi e che dà sostentamento a due milioni di persone, ma anche di come gli stock ittici al largo del Paese stiano diminuendo e alcuni siano addirittura al collasso, in particolare le specie di piccoli pesci pelagici a cui si affidano i pescatori artigianali. Le catture di sardinella, per esempio, sono crollate da circa 136mila tonnellate del 1996 a 29mila tonnellate del 2016.
La diminuzione degli stock viene attribuita a una pratica chiamata saiko, un sistema commerciale informale in cui i pesci indesiderati catturati da grandi navi venivano in origine scambiati in mare con merci come frutta, acqua o addirittura bestiame con la gente del posto, ma che oggi è stato trasformato in un’industria altamente organizzata, redditizia e illegale.
Secondo un rapporto della Environmental Justice Foundation, i pescherecci industriali, per la maggior parte navi che operano sotto bandiera del Ghana ma che sono collegate ad armatori cinesi, prendono di mira deliberatamente pesci più piccoli normalmente catturati dai pescatori artigianali.
Di notte, protetti all’oscurità, dai pescherecci il pesce viene trasportato a riva con le canoe per essere venduto alle comunità locali. Nel 2017, circa 100mila tonnellate di pesce per un valore di oltre 50 milioni di dollari sono state commercializzate tramite saiko, con profitti per i proprietari dei pescherecci e per i ghanesi che gestiscono le canoe.
La conseguenza è che i pescatori locali si ritrovano senza pesce e che gli ecosistemi marini vengono spinti al collasso. Inoltre, alcuni pescatori, messi ancor più in difficoltà dal costo del carburante e dell’equipaggio, ricorrono allo sfruttamento del lavoro minorile e a pratiche di pesca illegali.
Per contrastare tutto questo, l’organizzazione no-profit ghanese Hen Mpoano lavora con le comunità locali per educare a pratiche di pesca sostenibile e al contempo per difendere i diritti dei piccoli pescatori chiedendo controlli e sanzioni più severe contro il saiko.
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