Spelacchio torna a Roma dopo essere trasformato in casetta per allattamento in Val di Fiemme

Siamo andati a trovare Spelacchio, l’albero di Natale di Roma tornato in Trentino: la Comunità di Fiemme ha deciso di trasformare l’abete rosso in casetta per allattare e di donarlo alla Capitale.

Spelacchio, il contestato albero di Natale di Roma ormai famoso in tutto il mondo, avrà una nuova vita. Le polemiche sull’abete posizionato a dicembre 2017 di fronte all’Altare della Patria sono servite per una bella proposta: trasformare Spelacchio in qualcosa di utile e sostenibile.

Così la Magnifica Comunità di Fiemme (nome che risale al XII secolo), ha deciso di donare alla città di Roma una casetta certificata Pefc, la Little baby home, realizzata con il legno del noto abete rosso. Si tratta di un piccolo locale attrezzato per permettere alle mamme di allattare i bambini o fare il cambio pannolino in un luogo riparato.

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Da albero finito sotto le polemiche a casetta per l’allattamento in legno certificato (come quella in foto): questa la nuova vita di Spelacchio, che per l’occasione tornerà a Roma.

La trasformazione di Spelacchio in casetta per allattamento

Per realizzare tutto ciò Spelacchio è tornato in Trentino, sostando nella segheria della Comunità di Fiemme in attesa del nostro arrivo per l’inizio ufficiale della trasformazione dell’albero. Qui il tronco dell’abete rosso più famoso d’Italia è stato segato e successivamente decortecciato, tagliato in tavole e posizionato in attesa di essere trasferito alla Essepi di Cavedine (Tn), azienda che si occuperà della realizzazione della Little baby home. Con alcune parti dell’abete di verranno realizzati anche alcuni gadget, ci confida Stefano Cattoi, amministratore unico della segheria della Magnifica Comunità di Fiemme.

Il valore economico degli abeti rossi come Spelacchio per la Val di Fiemme

Spelacchio è solo uno degli esemplari di abete rosso (chiamato anche peccio) presenti nel Trentino e gestiti sempre più in maniera sostenibile e certificata. “In Trentino si taglia nei boschi tre volte più del resto d’Italia (…) generando qualcosa come il tre per cento del Pil”, ha affermato il segretario di Pefc Italia Antonio Brunori, sottolineando come il bosco può essere uno strumento utile per l’economia ma anche per la cura del bosco stesso.

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Perché gli alberi come Spelacchio vengono tagliati quando sono arrivati in fase matura, intorno ai 120 anni di vita, per lasciar posto a piante più giovani che in questo modo possono crescere più rigogliose. Una gestione meticolosa nel rispetto dei ritmi naturali di crescita del bosco e seguendo il Piano di gestione della foresta: la crescita annua dei boschi è di circa 64.000 metri cubi mentre la Comunità ne taglia circa 45.000. La Magnifica Comunità di Fiemme ne gestisce 11.000 ettari mentre in tutta la provincia del Trentino, dei quasi 400.000 ettari di boschi, ben un terzo è composto da abeti rossi e il settanta per cento è certificato Pefc (270.000 ettari): meglio in Italia fa solo l’Alto Adige-Südtirol.

Gli abeti rossi come Spelacchio sono quindi una risorsa fondamentale per il Trentino, che unisce una filiera che punta alla qualità e ai mercati internazionali in chiave sostenibile con un forte radicamento sul territorio. Cosa di cui vanno orgogliosi gli abitanti della Val di Fiemme: un esempio è la presenza di una scuola professionale come l’Enaip di Trento, che forma i tecnici del legno. Alcuni studenti erano in visita alla segheria e hanno spiegato come funziona il loro percorso di studio. Si tratta della prima scuola certificata Pefc d’italia, radicata in Val di Fiemme con una filiera veramente corta e con un rapporto stretto con le aziende, che spesso contattano gli studenti prima della fine degli studi, grazie anche a un percorso di alternanza scuola-lavoro.

Oltre Spelacchio: un abete su mille ha legno di risonanza

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Spelacchio era stato segnato nella segheria della Comunità di Fiemme con il disegno stilizzato di un abete e una “S” di colore blu. Altri tronchi invece avevano una “R” rossa. Appartenevano ad alberi che hanno una caratteristica particolare: sono abeti rossi con legno di risonanza. Una qualità prestigiosa che si riscontra in un abete su mille, che viene riconosciuta una volta tagliato il peccio e osservato l’interno; quando gli anelli di accrescimento sono regolari e fitti si tratta proprio di quel legno che scelse già Stradivari per la realizzazione dei suoi violini. La qualità di trasmissione di questo legno è talmente elevata che Ciresa, azienda specializzata nella lavorazione di questo legno per strumenti musicali, ha deciso di trasformarlo in casse acustiche senza amplificazione: il suono viene trasmesso da uno stereo direttamente al legno che lo emana nella stanza.

Vita e ceppaia di  Spelacchio

Spelacchio ha vissuto circa cento anni, proviene dalla Val Cadino, parte della catena del Lagorai (Tn), nei pressi del lago di Srtramentizzo e di Molina di Fiemme. Il diametro alla base (la ceppaia si trova ancora sul punto dove è stato tagliato) è di quasi due metri, l’altezza era di circa quaranta e il peso di 8,5 tonnellate: una pianta vigorosa anche per la vicinanza del torrente dal quale attingevano le radici.

La vita dei pecci parenti di Spelacchio

Grazie all’esposizione, ai fattori naturali, alla latitudine, all’altezza media, alla natura geologica del terreo su cui cresce, l’abete rosso di Fiemme è stato classificato come il migliore d’Italia e il più pregiato d’Europa. L’abete rosso può raggiungere i 50 metrie i 500 anni di età. Si chiama così per via della corteccia di color bruno rossastro ma anche le pigne, la cui maturazione avviene in autunno, sono rossastre. Le foglie restano sulla pianta fino a dieci anni.

Gli abeti rossi come Spelacchio hanno sia fiori maschili che femminili, sono cioé piante monoiche. Spesso l’abete rosso convive con mirtilli e altre ericacee che si sviluppano nella parte arbustiva sottostante. Sotto gli abeti si possono trovare dei cumuli di terra: sono dei formicai di formiche Rufa, anch’esse rosse, specie trapiantata per combattere alcuni insetti nocivi.

Spelacchio ha vissuto per circa cento anni in simili condizioni, prima di essere un albero di Natale e successivamente una casetta per allattare di legno certificato sostenibile.

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