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John Magufuli nel giorno dell’indipendenza della Tanzania è uscito dal palazzo presidenziale e ha iniziato a raccogliere i rifiuti abbandonati a terra.
“Lavoriamo insieme per mantenere la nostra nazione, le nostre città, le case e i luoghi di lavoro puliti, sicuri e salubri”, ha esortato il presidente John Magufuli, mentre raccoglieva la spazzatura a mani nude per le strade della capitale.
Decine di normali cittadini si sono uniti a Magafuli nel raccogliere i rifiuti, nelle strade e nei vicoli vicini al palazzo presidenziale. “La Tanzania è cambiata, questa è la nuova Tanzania”, ha detto Anyitike Mwakitalima, un abitante della capitale, secondo Afp.
Un segnale forte, quello del nuovo presidente della Tanzania. Un gesto simbolico dato proprio nel giorno in cui si festeggiava l’indipendenza della nazione africana. Il neo presidente ha fatto di più, ha cioè annullato la parata evitando di spendere ingenti somme di denaro mentre il Paese sta affrontando una grave epidemia di colera. L’epidemia infatti ha portato in un solo mese a migliaia di nuove infezioni e circa 150 morti.
Il nuovo presidente, insediatosi lo scorso 25 ottobre, è già conosciuto come “Il Buldozer”, nel suo Paese. Nome dovuto in particolare alle campagne anti corruzione e alla volontà di ridurre gli sprechi di denaro di tutto l’establishment. Magufuli, 56 anni e proveniente da una famiglia di contadini, lo scorso mese ha tagliato le spese per la festa d’insediamento del Parlamento da 100 mila dollari a “soli” 7 mila. Non solo, ma ha dichiarato di voler implementare il welfare a favore delle fasce più povere della popolazione e di voler risolvere i problemi energetici che i suoi cittadini sono costretti ad affrontare.
Tweet riguardo #WhatWouldMagufuliDo
Il presidente pare detestare il “politically correct”, e grazie alla sua politica di austerità e sobrietà, è divenuto una star nel panorama dei social media, sia in Tanzania che in molti altri Paesi. Tanto che l’hashtag #WhatWouldMagufuliDo (cosa farebbe Magafuli) è diventato virale in pochissimo tempo.
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