Addio al monaco zen Thich Nhat Hanh, costruttore di pace e padre della mindfulness

Attivista per i diritti umani e pioniere del buddismo in occidente, il monaco Thich Nhat Hanh è morto a 95 anni. Le cerimonie funebri anche in streaming.

  • Thich Nhat Hanh, monaco buddista zen, attivista per la pace e difensore dei diritti umani, è morto in Vietnam il 22 gennaio 2022, all’età di 95 anni.
  • Leader spirituale della comunità buddista, era considerato secondo solo al Dalai Lama e colui che ha introdotto il buddismo in Occidente.
  • Negli anni Sessanta si spese pubblicamente per chiedere la fine della guerra in Vietnam, venendo bandito dal Paese per quasi quattro decenni.
  • Per congedarsi da lui i monaci hanno indetto otto giorni di celebrazioni funebri.

Per quasi un secolo Thich Nhat Hanh, monaco buddista zen vietnamita (nato Nguyen Xuan Bao nel 1926) ha portato il suo messaggio di pace e fratellanza in giro per il mondo, attraverso la sua parola e il suo esempio. Morto all’età d 95 anni il 22 gennaio scorso presso la Pagoda Tu Hieu nella città di Hue in Vietnam, Thich Nhat Hanh era considerato secondo solo al Dalai Lama all’interno della comunità buddista ed è ritenuto colui che ha contribuito a introdurre il buddismo in Occidente, nonché il padre della mindfulness (la disciplina fondata sulla consapevolezza di sé).

funerale Thich Nhat Hanh
Le celebrazioni funebri per Thich Nhat Hanh nel tempio di tempio di Từ Hiếu in Vietnam © Linh Pham/Getty Images

Rinomato insegnante, poeta, scrittore, leader spirituale e attivista per la pace, Thich, che parlava sette lingue, è ricordato anche per aver chiesto la fine della guerra del Vietnam negli anni ’60, provocando la reazione del suo Paese e venendone bandito per quattro decenni.

Che il nostro messaggio sia la nostra stessa vita

Thich Nhat Hanh 

A riconoscere il ruolo cruciale del leader spirituale è stata anche l’Unione Buddhista Italiana che ha commentato: “Thich Nhat Hahn ha segnato la storia del buddismo mondiale nel ventesimo e ventunesimo secolo con i suoi insegnamenti e la sua testimonianza. Lo ricordiamo con affetto e riconoscenza e immensa gratitudine per essere stato un faro, un testimone esemplare del Buddha Dharma”.

Un buddismo impegnato e vicino alla società

Thich Nhat Hanh non considerava la meditazione come una via di fuga dalla realtà, nella quale rifugiarsi per allontanarsi dalla sofferenza propria e del mondo. Al contrario per lui meditare e praticare era un modo per calarsi nel presente e diventare protagonisti attivi nella società. Nella sua visione e nei suoi insegnamenti la meditazione diventava quindi una pratica cui dovevano seguire l’azione e l’impegno civile. Lo dimostrano anche le tante citazioni, tratte dai suoi discorsi e dai suoi libri, che negli anni sono diventate popolari non solo tra i suoi discepoli, ma come perle di saggezza universali (qui ne abbiamo raccolte alcune delle più significative).

A questi principi e alla condivisione del Dharma (gli insegnamenti del Buddha) e della mindfulness il monaco vietnamita ha dedicato tutta la sua vita, tenendo conferenze internazionali e ritiri (anche in Italia), fondando centri, scuole e comunità e scrivendo oltre cento libri, tradotti in quaranta lingue.

La meditazione non è una fuga dalla società. Ma un ritorno a noi stessi per vedere cosa sta succedendo. Dopo aver visto, bisogna agire. Con la consapevolezza sappiamo cosa fare e cosa non fare per essere d’aiuto

Thich Nhat Hanh

L’incontro con Martin Luther King e l’opposizione alla guerra in Vietnam 

Per un pacifista vietnamita come Thich Nhat Hanh vivere negli Sessanta non poteva che significare una cosa: alzare la propria voce contro il lungo e sanguinoso conflitto Usa-Vietnam. La sua visione del mondo e il suo impegno nel perseguire la pace lo portarono, infatti, nel 1963 a unirsi alla crescente opposizione buddista alla guerra, dando vita a un movimento di resistenza non violenta e finendo per essere arrestato e torturato nel suo stesso Paese.  La sua determinazione non venne mai meno e lo portò nel 1967 a voler incontrare un altro grande leader dei diritti civili di quei tempi, Martin Luther King, convincendolo a parlare a sua volta contro il conflitto in Vietnam.

Dopo il loro incontro, King definì il monaco “un apostolo della pace e della non violenza” e lo nominò per il premio Nobel per la pace che però quell’anno non fu assegnato a nessuno. “Non conosco personalmente nessuno più degno del premio Nobel per la pace di questo gentile monaco buddista del Vietnam”, scrisse King nella sua lettera di nomina, dopo che lui stesso aveva ricevuto lo stesso riconoscimento nel 1964.

Le sue idee per la pace, se applicate, costruirebbero un monumento all’ecumenismo, alla fratellanza mondiale, all’umanità.

Martin Luther King

Le sue prese di posizione lo portarono ad essere esiliato per quasi quattro decenni (prima dal governo sudvietnamita appoggiato dagli Stati Uniti e poi dal governo comunista), fino a che nel 2005 gli fu accordato il permesso di farvi ritorno per un breve periodo, come avvenne poi anche nel 2007. Colpito da un ictus nel 2014, espresse il desiderio di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in Vietnam, dove è rimasto fino al 22 gennaio, quando è spirato, circondato dai suoi fratelli monaci, nel tempio di Từ Hiếu, nella città di Huế.

I funerali Thich Nath Hanh
I monaci in preghiera presso la salma di Thich Nath Hanh nella pagoda Tu Hieu © Linh Pham/Getty Images

Tra i messaggi di cordoglio diffusi in questi giorni è arrivato anche quello di Bernice King, figlia di Martin Luther King, che ha condiviso sul suo profilo Twitter diversi pensieri e ricordi, scrivendo: “Voglio onorare la sua vita e la sua influenza globale a favore della pace”.

Proprio nei prossimi giorni, il 10 febbraio, arriverà in Italia, edito da Garzanti Libri anche l’ultima opera di Thich Nhat Hanh, Lo zen e l’arte di salvare il pianeta, presentato come “una guida per essere più lucidi, più compassionevoli e più coraggiosi nell’affrontare il momento di profonda crisi che stiamo vivendo”. Una riflessione che parte dalla presa di coscienza di come proprio il nostro modo di vivere abbia contribuito a determinare la crisi sanitaria che ci ha travolti. Un invito a “guardare in profondità dentro noi stessi per trovare una via d’uscita, non solo come individui ma come collettività”. Perché, come amava ripetere il monaco: “Tutti noi dobbiamo diventare buddha per fare sì che il nostro pianeta abbia ancora una possibilità”.

Thich Nhat Hanh, un maestro dell’essenziale

A ricordare l’importanza di Thich Nhat Hanh è anche Daniel Lumera, punto di riferimento in Italia per le scienze del benessere e la meditazione, docente e autore di diversi libri. “Thich Nhat Hanh è stato uno dei maestri che ci ha insegnato l’importanza dell’essenziale, ovvero di ciò che permette al nostro spirito di fiorire nei valori reali della vita”, commenta Lumera che grazie ai suoi libri e al suo insegnamento ha generato una sorta di rivoluzione gentile che da qualche anno sta attraversando l’Italia. Un movimento fondato su valori come il perdono, la gratitudine, l’empatia, la compassione. Gli stessi coltivati dal monaco vietnamita. “Thich Nhat Hanh ci ha insegnato ad avere una mente ecologica, quindi una mente sobria e capace di meravigliarsi del miracolo della vita e che trova nello spirito con cui abitiamo ogni istante una pienezza e un senso di realizzazione totale e profondo”.

Un “educatore della mente” tanto più prezioso in quanto calato in “una società del superfluo come la nostra che si perde nelle dinamiche usa e getta relazionali, emozionali e percettive”. Un insegnamento, il suo, che trascende la corrente zen del buddismo cui Hanh apparteneva, e che anzi rappresenta uno degli aspetti più importanti anche dell’approccio indovedico, seguito da Lumera che prosegue: “Hanh è stata una figura chiave nei percorsi della spiritualità, perché le ha dato concretezza. L’ha trasformata in una camminata, in un modo di mangiare, di respirare. Una concretezza che si trasforma in un’attitudine vitale che porta lucidità, chiarezza e ispirazione profonda nella nostra vita”.

L’ultimo saluto a Thich Nhat Hanh

Per congedarsi da Thich Nhat Hanh, i monaci del tempio di Từ Hiếu, che dal giorno della sua morte è gremito da migliaia di persone, hanno organizzato otto giorni di celebrazioni, dedicati a meditazioni guidate, letture, canti e altri momenti condivisi anche in streaming attraverso il sito del monastero buddista International Plum Village, fondato nel 1982 vicino a Bordeaux, in Francia dallo stesso Thich Nhat Hanh che proprio qui ha trascorso molti anni della sua vita. La comunità ha aperto una sezione memoriale dedicata proprio a celebrare Hanh e invitato “tutta la nostra famiglia spirituale globale a prendersi qualche momento per essere calma, per tornare al nostro respiro consapevole, mentre insieme teniamo Thay (come era familiarmente chiamato dai suoi discepoli ndr) nei nostri cuori in pace e amorevole gratitudine per tutto ciò che ha offerto al mondo.”

Le cerimonie proseguiranno fino a sabato 29 gennaio, concludendosi con la cremazione del corpo del monaco. Il momento più difficile e lacerante, quello della separazione, che lo stesso Thich Nhat Hanh aveva trattato tante volte nei suoi discorsi, parlando della morte come un momento di passaggio e invitando tutti ad abituarsi a guardare la vita e la realtà in modo molto profondo. Un insegnamento universale di cui tutto il mondo oggi ha più che mai bisogno e che non potrà che continuare a dare frutti anche dopo la sua scomparsa.

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