Tirreno Power rischia l’accusa di omicidio colposo

La centrale a carbone di Vado Ligure Tirreno Power è al centro di nuove accuse. Dopo il disastro ambientale, la procura intende perseguire i vertici aziendali e politici per omicidio colposo.

Dopo l’annuncio di pochi giorni fa relativo alla sua chiusura, le centrale termoelettrica a carbone Tirreno Power è di nuovo al centro dell’attenzione. Questa volta è la magistratura a intervenire: è stata stralciata l’accusa di omicidio colposo dall’inchiesta che vede 23 persone coinvolte nel reato di disastro ambientale. Intorno al reato di omicidio colposo, secondo La Stampa di Savona, verrà aperta una nuova inchiesta a parte.

 

400 morti a causa delle emissioni nocive

Una svolta “imposta dalla necessità di individuare i nomi e i cognomi di chi è morto a causa dell’attività della centrale di Vado Ligure” come riporta dalla stampa. Nel fascicolo dell’inchiesta si parla di oltre 400 persone morte tra il 2000 e il 2007. Oltre a questi si aggiungono, secondo la procura di Savona, 2000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini che sarebbero stati ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012. L’ufficio stampa di Tirreno Power risponde che “allo stato attuale nessuna notifica è stata fatta e si tratta di informazioni esclusivamente di stampa”.

 

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La centrale a carbone è ferma dal 2014

Nessuna condizione per riaprire

Appena una settimana fa, i vertici della centrale (di proprietà Sorgenia e Gdf Suez) avevano dichiarato che “mancavano le condizioni per la riapertura” dopo che nel febbraio 2014 i gruppi a carbone della centrale sono stati posti sotto sequestro per violazioni dei limiti delle emissioni imposti dall’Autorizzazione integrata ambientale, e annunciato la conversione delle aree per favorire nuovi insediamenti industriali. A questo proposito in questi giorni erano cominciati i sopralluoghi da parte dei tecnici di una ditta specializzata incaricata da Tirreno Power.

 

Il dossier dei comitati

Senza l’identificazione delle presunte vittime non sarà semplice sostenere l’accusa di omicidio colposo nei confronti dei 23 indagati, tra i quali i vertici dell’azienda, gli ex sindaci di Vado (Carlo Giacobbe) e Quiliano (Nicola Isetta), il dirigente della provincia Vincenzo Gareri e della Regione Gabriella Minervini. Ma a sostegno dei magistrati savonesi potrebbe arrivare il dossier preparato dagli esponenti dei comitati anticarbone – in particolare da Medicina democratica – che si concentra su almeno un centinaio di cartelle cliniche di cittadini deceduti per cause legate alle emissioni.

Questo articolo è stato aggiornato in data 20 Giugno 2016

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