Guerra in Ucraina. Il morale delle truppe russe non è buono

Quella che doveva essere una guerra lampo in Ucraina si sta dilatando nel tempo. E il malcontento tra le truppe russe cresce, con pesanti conseguenze sul conflitto.

  • Molti video diffusi sui social mostrano soldati russi catturati che dichiarano di essere stati ingannati da Mosca.
  • Le disuguaglianze interne all’esercito russo e i proclami di Putin non rispettati su tempi e modalità dell’operazione hanno acuito i malumori.
  • Il rischio è che questo scoraggiamento generale aumenti la brutalità del conflitto.

Dopo nove giorni di una guerra che doveva essere lampo e che invece si sta prolungando nel tempo, uno dei temi di cui si inizia a discutere è il morale delle truppe russe. Diversi video diffusi da autorità e cittadini ucraini mostrano soldati catturati che ammettono di voler solo tornare a casa, mentre lungo le strade del paese si trovano centinaia di mezzi militari russi abbandonati nonostante non siano stati colpiti dalle forze di Kiev.

Per quanto dietro a tutto questo ci possano essere ragioni di natura bellica e propagandistica, sempre più analisti da tutto il mondo sono convinti che una fetta crescente di truppe di Mosca sia esattamente nel posto in cui non vuole stare a causa di disuguaglianze interne e di una scarsa preparazione al conflitto. Un elemento che potrebbe aver contribuito a rendere meno efficaci questi primi giorni di attacco all’Ucraina e che potrebbe avere conseguenze sempre più decisive nelle sorti del conflitto.

I segnali di scontento tra i soldati russi

“Ci hanno ingannato”. La sintesi di quello che stanno vivendo molti componenti delle truppe russe in Ucraina la offre un soldato catturato dalle forze di Kiev, quando queste ultime gli chiedono spiegazioni sulla sua presenza sul campo. “Tutto ciò che ci è stato detto era un falso. Direi ai miei ragazzi di lasciare il territorio ucraino. Abbiamo famiglie e bambini. Penso che il 90 per cento di noi accetterebbe di tornare a casa”.

Prese singolarmente, queste dichiarazioni non avrebbero valore statistico, anche perché rilasciate in un contesto particolare, quello della prigionia: potrebbero essere state estorte con le minacce. Ma in realtà di video simili ne stanno girando a centinaia e lasciano sempre più la sensazione di una forbice importante tra i proclami del presidente russo Vladimir Putin e quello che realmente pensano le braccia operative dell’invasione in Ucraina. Da quanto emerge dalle dichiarazioni degli stessi soldati, oltre che dal materiale raccolto dalle intelligence occidentali e da altra documentazione varia, l’operazione di Mosca doveva essere una cosa veloce, questione di giorni. E invece dopo oltre una settimana di raid e combattimenti, la conquista dell’Ucraina prospettata dal presidente russo è molto lontana e le truppe controllano solo poche città e territori tra il nordest e il sud del paese

A questo si aggiunge il numero di effettivi caduti. Da Kiev parlano addirittura di oltre 9mila russi morti, da Mosca per diversi giorni non hanno rilasciato dichiarazioni fino a quando il 2 marzo hanno ammesso la perdita di 498 combattenti, un numero certamente sottostimato per questioni di propaganda, ma che già così appare alto per quella che si preannunciava come un’operazione indolore. Le lande desolate dell’Ucraina sono poi piene di mezzi militari in perfette condizioni ma abbandonati, segno che molte delle perdite logistiche russe non sono avvenute per distruzione ma più probabilmente per fuga.

Da cosa derivano i malumori delle truppe russe

Secondo un’analisi del quotidiano Washington Post, prima di tutto tra le truppe russe c’è un pesante problema di disuguaglianze. Un militare su tre impegnato nell’aggressione in Ucraina è un coscritto, vale a dire che si trova in una condizione lavorativa di precariato, malpagato e senza prospettive future, nonostante si trovi al fronte a svolgere mansioni uguali a compagni con contratti decisamente migliori. Questo crea tensioni interne, fa crescere la paura e diminuire la motivazione e la forza di volontà, oltre a tradursi in difficoltà operative visto che i coscritti presentano spesso una preparazione militare minore che rende più difficile l’esecuzione di operazioni militari complesse e fa privilegiare quelle più semplici, che sono anche più prevedibili

Oltre a questo, il modo in cui Vladimir Putin aveva presentato la missione si è scontrato con una realtà decisamente diversa. I soldati russi, spesso ragazzi con meno di 20 anni, credevano di arrivare in Ucraina ed essere accolti come eroi, liberatori della nazione da governanti privi di alcun consenso popolare. Sul terreno si è verificato esattamente l’opposto, dato che la popolazione si è ribellata all’avanzata delle truppe, chiudendo strade e ponendosi fisicamente davanti ai carri armati per non farli avanzare, mentre molti soldati russi catturati sono stati trattati dai civili ucraini con rispetto e compatimento – la scena del militare che viene rifocillato e a cui viene fatta fare una videochiamata alla madre è esemplificativa in questo senso.

Infine, c’è il grande tema della durata dell’operazione militare. Le forze di Kiev erano state descritte e immaginate come deboli e senza speranza, l’idea diffusa tra i soldati russi era di superare il confine e avanzare in maniera indisturbata chiudendo la pratica in poche ore. Invece le cose si sono rivelate molto più complicate sin dall’inizio, molti militari hanno visto i loro compagni morire e la grande resistenza militare ucraina può aver scoraggiato i combattenti di Mosca più giovani e precari. A questo si aggiungono le difficoltà logistiche sul terreno: in mezzo a gelo e neve, molti soldati hanno iniziato ad accusare scarsità di cibo e di altri beni di prima necessità, dal momento che proprio a causa delle previsioni di una guerra lampo le provviste non si sono rivelate adeguate.

Quali possono essere le conseguenze del malcontento dei soldati

Questa situazione di malumore e scoraggiamento tra i soldati russi, apparentemente sempre più dilagante, potrebbe comunque essere transitoria. Nel caso in cui la situazione sul campo dovesse cambiare e le truppe di Mosca effettivamente iniziassero ad avere quella superiorità e quel dominio sul territorio prospettato da Putin, le varie frizioni verrebbero probabilmente meno. Ma finché non sarà così, il basso morale dei battaglioni del Cremlino potrebbe avere conseguenze pesanti sulla prosecuzione del conflitto.

L’analisi del Washington Post sottolinea che di fronte a militari poco motivati, i comandanti potrebbero richiedere loro un uso della forza più indiscriminato, lasciando da parte modalità di attacco meno brutali e più sofisticate. A farne le spese sarebbero i civili, la cui protezione verrebbe sempre meno come d’altronde sta già succedendo in alcune aree del paese. Nelle scorse ore Serhiy Chernov, presidente del consiglio regionale di Kharkiv, ha detto che gli attacchi russi nell’area delle scorse ore avrebbero causato almeno 2mila morti, di cui circa 100 bambini.

La presenza di ampie fette di esercito poco motivate potrebbe comportare poi una fiducia sempre maggiore dei piani alti militari verso le milizie di supporto sul campo, non direttamente legate all’esercito e caratterizzate da modus operandi molto brutali. È il caso per esempio dei ceceni mobilitati da Ramzan Kadyrov, personaggio noto per aver sottoposto a tortura nel corso degli anni dissidenti e minoranze. Infine, davanti a soldati impauriti o non abbastanza prestanti, il rischio è un aumento degli abusi e delle violenze nei loro confronti da parte dei propri stessi superiori.

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