Uganda, l’incontro con i gorilla di montagna

Osservare i primati è un’esperienza emozionante che da sola vale un viaggio in Uganda e che resterà per sempre nella mente come uno dei ricordi più belli.

Lo tiene stretto al petto mentre lui, con avidità, succhia il latte. Lo accarezza sulla testa, lo sguardo fisso negli occhi socchiusi del suo piccolo di tre mesi che ora, sazio, si addormenta. Il fratellino, quattro anni circa, gioca poco in più in là. Stacca rami, si dondola sulle liane, corre, salta, si rotola nell’erba. Intanto il papà, a pochi metri di distanza, si gode l’ombra appoggiato a un grosso tronco e vigila sulla sua famiglia. Guardandoli sembra di essere tornati a qualcosa che si è perso da tempo e che qui, in questa folta foresta, lontano da tutto quello che conosciamo, lontano da tutto quello che ci è stato insegnato, improvvisamente ritorna alla mente. E allora anche la macchina foto grafica è un di più. La posi. E li guardi. Ti perdi in quegli occhi scuri che ti fissano attenti. Ti perdi in questo luogo primordiale che ti regala un’emozione profonda, seppellita da millenni nell’inconscio e che ora riaffiora. Non serve fare fotografie. Questa immagine, questi istanti restano dentro. Quegli occhi, quei gesti, così simili a quelli umani, faranno parte dei ricordi indelebili della vita.

L’incontro con i gorilla di montagna vale da solo un viaggio in Uganda. Loro vivono sui monti Virunga, al confine tra Rwanda, Congo e Uganda. Per anni è stato possibile raggiungere i primati solo dal Bwindi National Park, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, e noto un tempo come “Foresta impenetrabile”. Ed in effetti questa è una delle foreste africane con la maggiore diversità biologica. Oltre ai circa 320 gorilla (la metà dell’intera popolazione mondiale), il parco ospita 120 specie di mammiferi (11 di primati), 350 specie di uccelli e 200 di farfalle. I 330 chilometri quadrati hanno saputo resistere all’assedio di piantagioni di tè e banane che li circondano e ancora oggi l’intricata vegetazione è la caratteristica della zona protetta dal 1991.

 

Per raggiungere i gorilla occorre proprio avventurarsi in questo mare verde e sperare nella fortuna. L’incontro è pressoché garantito, ma non è possibile preventivare prima quanto occorrerà camminare per raggiungere uno dei quattro gruppi familiari che abitano qui. All’entrata del Parco i ranger (che poi accompagneranno durante il tragitto) spiegano quello che è fondamentale sapere e si assicurano che tutti godano di buona salute. Infatti, è vietato partecipare anche solo se si ha il raffreddore in quanto si potrebbero infettare i primati. I visitatori vengono poi suddivisi in piccoli gruppi, a ciascuno dei quali è assegnata una famiglia. Il trekking è piuttosto impegnativo perché la vegetazione è fitta e l’umidità molto alta. Ma l’intensità del momento che si sta per vivere fa superare qualsiasi difficoltà. Il tempo di permanenza tra i gorilla è di un’ora. E sarà una delle ore più incredibili della vostra vita.

 

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L’Uganda tuttavia non è solo gorilla. E’ anche scimpanzè. Nel Parco di Kibale infatti vivono questi primati che sono ancora più umani dei gorilla. E’ difficile vederli perché stanno su alberi alti fino a 60 metri, ma può capitare che, innervositi dalla vostra presenza, si divertano a tirarvi i piccoli frutti di cui si stanno nutrendo. Oltre ai primati molti altri sono gli animali che si possono incontrare nelle zone protette ugandesi, a partire dal Queen Elizabeth National Park. L’area, che comprende numerosi habitat, si sviluppa intorno al canale di Kazinga che unisce i laghi George ed Edward. Ci vivono molte specie animali: leoni (che solo qui hanno la particolare abitudine di arrampicarsi sugli alberi), leopardi, ippopotami, elefanti, bufali, antilopi, facoceri. Avvistarli, durante i safari in jeep o navigando il canale, è sicuro.

 

C’è un altro luogo di grande interesse naturalistico: il Murchison Falls National Park, che è anche il più esteso del Paese (3840 Kmq). E’ diviso in due dal Nilo Vittoria che, prima di proseguire il suo corso verso il Mediterraneo, dà origine alle grandi e spettacolari Cascate Murchison. Si possono raggiungere a piedi e in barca. Il fiume passa in una gola larga solo 6 metri e fa un salto di 40 metri. Soprattutto navigando a valle delle selvagge e potenti cascate si osservano ippopotami, bufali, giraffe, elefanti, felini, una ricchissima avifauna e il gigantesco e temuto coccodrillo del Nilo. Poco distante dal Parco, lo Ziwa Rhino Sanctuary dove è possibile osservare da molto vicino i rinoceronti bianchi che qui vengono fatti riprodurre per poi reintrodurli nei parchi nazionali. Altro incontro emozionante questo. Ma, come dicevamo, sarà quello con i gorilla a imprimersi per sempre tra i vostri ricordi più cari.

 

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Da non perdere

Visitare il Lake Mburo National Park, nel distretto di Mbarara. Ricopre un’area di 260 kmq ed è il più piccolo Parco Nazionale dell’Uganda. Ma non il meno interessante. Fa parte di una zona ricca di laghi che danno vita a un complesso di estese paludi. La presenza, tra gli altri animali, di coccodrilli e ippopotami attrae molti uccelli tra cui Il Maribù africano e la Gru Coronata, simbolo nazionale dell’Uganda.

 

Qualche giorno di relax alle Seese Island, sul Lago Vittoria. Facilmente raggiungibili con un traghetto da Entebbe, sono circa un’ottantina. Un vero e proprio rifugio poco sfruttato turisticamente. Nei piccoli lodge sulle spiaggette bianche l’atmosfera è rilassata e molto “easy”, il cibo ottimo e rigorosamente a km zero. Le isolette sono un paradiso per i bird-watcher e per i botanici. E’ possibile fare facili passeggiate, a piedi o noleggiando una bici, per visitare i villaggi e le piantagioni di ananas, banane e caffè.

 

Fare una sosta all’Equator Point sulla strada che da Kampala porta a sud-ovest in direzione Mbarara. Tra le cittadine di Mpigi e Masaka la linea dell’equatore è segnalata, su ambo i lati della strada, da due monumenti a forma di cerchio con la scritta “Uganda Equator”. Vale la pena di fare una foto a zero gradi di latitudine. Non capita tutti i giorni. Nel piccolo negozietto si possono acquistare articoli d’artigianato per aiutare i bambini africani.

 

Cosa ci piace

Fare scorpacciata di banane. L’Uganda ne produce tantissime e di vari tipi. Lungo le strade vengono venduti grandi caschi che viaggiano in equilibrio precario su biciclette traballanti per raggiungere i mercati cittadini. Le banane vengono servite anche come dessert, caramellate o scottate con il liquore.

 

Osservare il tramonto sulle sponde del Nilo, vicino alle Murchison Falls. La schiuma bianca, formata dalla violenza delle cascate, che galleggia sull’acqua si tinge di rosso e rosa. Uno spettacolo!

 

Fermarsi lungo gli spostamenti tra un parco e l’altro per guardare da vicino le vacche dalle grandi corna. Un palco di zanne al contrario per questi bovini che risalgono a 17 mila anni fa, sono domestici e appartengono ai pastori Bahima

 

Buono a sapersi

Per visitare l’Uganda occorrono il passaporto, il visto ed è obbligatorio essere vaccinati contro la febbre gialla. Essendo a cavallo dell’Equatore il clima non varia molto durante l’anno ed è sempre gradevole. La stagione secca, il periodo migliore per visitare il Paese, corrisponde alle nostre vacanze invernali ed estive.

 

Per chi vuole incontrare i gorilla sono indispensabili un paio di guanti da giardinaggio, pantaloni leggeri ma resistenti (un paio di jeans vecchi per esempio), una camicia/maglia a maniche lunghe, una cerata impermeabile leggera, scarpe da trekking. La cucina è abbastanza buona, ma non molto varia. Molto diffusi i pesci di lago e di fiume. Buonissima la frutta.

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